La parte giusta

Non è facile sapere qual’è la parte giusta dove stare. Politicamente parlando, intendo.

Tra mille volti sorridenti, promesse, minacce…come capire qual’è la parte giusta da cui stare ? Non è certo facile, perché l’uomo è antropologicamente programmato per avere fiducia nel prossimo e troppo spesso rimane ingannato da persone più scaltre che non esitano a ricorrere alle menzogne pur di conquistarne il voto.

Già, perché il voto dovrebbe essere un vero e proprio “attestato di fiducia” nei confronti di una persona o forza politica, come dire “ecco, questa è la mia delega per gestire il bene comune, le mie tasse, i miei diritti, i miei doveri“.

Almeno questo dovrebbe accadere in una democrazia ideale, dove i cittadini sono sia consapevoli della responsabilità del voto (tante, troppe volte ne ho già parlato…) che adeguatamente informati delle azioni e dei programmi delle forze politiche in campo.

Purtroppo però, almeno in Italia, siamo molto lontani da quella che immagino essere la “democrazia ideale”: oltre alla mancanza di percezione del “bene comune”, l’informazione italiana -almeno quella mainstream- è pesantemente veicolata dai grandi gruppi editoriali (RCS, Monrif…) che, a loro volta, attraverso azioni di lobby verso la classe politica, cercano di mantenere per sé privilegi e favori, come ad esempio il finanziamento pubblico all’editoria.

E’ un cane che si morde la coda, una bilancia di favori, privilegi e soldi, tanti soldi -ovviamente pubblici- sempre alla ricerca del perfetto equilibrio.

Bisogna ammettere che, almeno per tanti decenni, la ricerca dell’equilibrio ha dato ottimi risultati, il tutto ovviamente pesantemente farcito da soldi, soldi, soldi…pubblici !

Del resto basta anche solamente considerare quanto i giornali scelgano di dare risalto, più o meno, a certe notizie mistificando la realtà ed offrendo pertanto una percezione distorta all’elettorato.

Una su tutte, l’argomento delle “espulsioni”. La cito anche perché, proprio oggi, ho saputo attraverso il profilo FB di Giulia Sarti, che

[quote]il consigliere regionale Giuseppe Di Luca non fa più parte del Pd. E’ stato espulso dal partito per l’incompleto versamento delle quote dovute. Il provvedimento è stato emesso dalla commissione regionale di garanzia in base allo Statuto. Questo infatti prevede che il mancato o incompleto versamento delle quote, da versare secondo quanto stabilito dal regolamento finanziario, comporta la decadenza dell’iscritto e la cancellazione dall’anagrafe del partito ![/quote]

eppure nessun TG ne parlerà o, perlomeno, non in maniera così eclatante come accaduto per le ormai tristemente famose esplusioni di Orellana & C., di cui peraltro avevo già parlato.

Insomma, ma se l’informazione “popolare”, che arriva nelle nostre case raggiungendo oltre l’87% di italiani che si informa solo tramite la TV, è distorta, incompleta, fuorviante…come poter sviluppare quell’idea politica, quel senso critico necessario per capire dov’è la “parte giusta” ?

Interessante oltretutto che

[quote]l’indagine Demos-Coop fa osservare, inoltre, come la radio (60%), cui va il primato della credibilità, ma anche Internet (36%) e i quotidiani (38%) siano ritenuti più affidabili della televisione (30%). Il classico “l’ha detto la Tv” sembra assumere un diverso significato. Tanto più per i giovani, fra i quali la fiducia verso la radio, Internet e i quotidiani è più elevata rispetto a quanto si osserva fra adulti e anziani.[/quote]

Allora, e questi dati sembrano confutarne ogni dubbio, non siamo poi tutti così rimbambiti. E allora, come è possibile che ancora oggi si possa votare certi “impresentabili” ?

C’è chi, soprattutto nelle fasce più anziane, vota ormai per “cieca fede” in quello che crede essere l’erede naturale dell’ormai defunto PCI. C’è poi chi si lascia abbagliare dagli “specchietti per le allodole” come il “rimborso IMU” e baggianate simili. C’è anche chi, sbandierando una fede politica incrollabile, cerca semplicemente di aggraziarsi favori o, più semplicemente, non negarsi una promozione perché “non hai la tessera giusta in tasca”. Poi c’è anche chi sogna una società diversa. Una società non completamente annichilita dal’esasperazione egoistica del consumismo, all’adorazione del dio denaro, all’opportunismo più bieco.

Lo ammetto, sarò ingenuo: io ci spero.

Spero in una società diversa, dove le promesse elettorali vengono mantenute (ad esempio, chi ha rinunciato ai 42 milioni di rimborsi elettorali ?), dove si rendicontano nella massima trasparenza sia le spese che le attività, dove il senso di “bene comune” ti porta a non gettare i rifiuti in mezzo al bosco, a non abbandonare i mozziconi sulla spiaggia, a fare la raccolta differenziata ed a ridurre lo spreco di acqua e di energia…

Certo, non è facile. La nostra cultura è pesantemente contaminata e la classe politica ne riflette pedissequamente le caratteristiche ma forse qualcosa, da qualche mese ad oggi, è cambiato.

Non so voi ma ho la netta percezione che vi è più informazione su quanto avviene in Parlamento, su quali sono le attività della Camera e del Senato. Grazie alla rete, i social network sono inondati degli interventi e delle interviste ai parlamentari del M5S, che spiegano nel dettaglio (e non il solito polpettone che ci propinano in TV…) cosa fanno, come funzionano le cose, come pensano di agire.

Ho ascoltato Giulia Sarti, Paola Taverna, Alessandro Di Battista, Di Maio… spiegare in TV leggi, regolamenti, fatti. Non semplicemente “recitare la parte”, il solito polpettone populista del “dobbiamo abbassare le tasse“, “dobbiamo tutelare le fasce deboli“, “ci dobbiamo assumere la responsabilità…“. Quando avvengono i dibattiti in TV, la differenza è abissale:

[youtube width=”602″ height=”350″ video_id=”-t9nPwTjgWo”]

La differenza ovviamente non è solo televisiva: proprio in queste ultime settimane, in occasione della campagna elettorale per le Europee e per le Amministrative, abbiamo avuto ospiti “eccellenti” come Massimo Artini, Paola Taverna, Carla Ruocco, Vito Crimi, Samuele Segoni… e tutti loro, negli incontri con la cittadinanza, hanno avuto il medesimo approccio “informativo”. Perché quando sai di non mentire, di non dover recitare una parte, non serve nascondersi dietro la solita melina.

Io non posso sapere come andrà a finire (e qualche brivido lungo la schiena, lo ammetto, qualche volta mi viene) ma oggi ho una certezza: questa è la mia “parte giusta”.

#vinciamonoi

Nella foto: ex sede PDS-sede PD-circolo ARCI di Montefollonico (SI)

Michele Pinassi

Nato a Siena nel 1978, dopo aver conseguito il diploma in "Elettronica e Telecomunicazioni" e la laurea in "Storia, Tradizione e Innovazione", attualmente è Responsabile del Sistema telefonico di Ateneo presso l'Università degli Studi di Siena. Utilizza quasi esclusivamente software libero. Dal 2006 si occupa di politica locale e da giugno 2013 è Consigliere Comunale capogruppo Siena 5 Stelle.

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