Giovani senesi, i grandi assenti

Ieri sera, in qualità di cittadino senese e di consigliere comunale, ho preso parte alla manifestazione “Liberiamo Siena”, organizzata dalle forze politiche di opposizione.

Potete trovare le motivazioni della manifestazione nei numerosi comunicati stampa emessi dalle forze politiche che vi hanno aderito, pertanto non mi ripeterò: si trattava di una marcia senza simboli né bandiere di partito, di cittadini senesi che amano la loro città e non si arrendono davanti al disastro perpetuato dalle amministrazioni, presenti e passate, che hanno distrutto le eccellenze ed il futuro di Siena (Banca MPS, Fondazione, Università, Ospedale…).

Alla marcia tantissimi senesi, circa 500, tra cui anche alcuni “montepaschini” (dipendenti di Banca MPS) che forse, vista l’aria che tira, hanno pensato che ormai non c’è più molto da perdere ed allora tanto vale farsi sentire.

Gran parte dei partecipanti erano persone intorno ai 50 anni, coloro che -nel bene e nel male- hanno anche goduto del “sistema Siena”, sempre ben oliato dalla pioggia di soldi e contributi provenienti da “babbo Monte” e Fondazione-Bancomat. Certo, non tutti ne hanno goduto: ci sono anche coloro che non hanno chinato la testa davanti all’egemonia politico-massonica della città, subendone le conseguenze, spesso anche molto pesanti. Perché Siena è una città dove se non fai parte del cerchio magico, del “circolo dei fedeli”, non puoi sederti a tavola con loro ed allora rimani fuori, anche professionalmente parlando (sono diversi i liberi professionisti che se ne sono dovuti andare dalla città, boicottati dal sistema).

Però, fino a che i soldi arrivavano, i “reazionari” erano una minoranza: ecco cosa ha permesso a questo sistema, che non esito a definire “mafioso”, di resistere e proliferare ! L’esempio che è stato dato alla città, negli ultimi 20 anni, era chiaro: non importa se sei capace o meno (anzi, meglio se NON sei capace…), l’importante è la tua fedeltà. E così nei posti-chiave, sia nelle Amministrazioni che nella Banca, sono state messe persone che dovevano semplicemente fare quello che veniva loro detto di fare. La stampa locale (ed anche parte di quella nazionale) era ovviamente compiacente, anche perché gli introiti pubblicitari dipendevano fortemente dalla fedeltà al sistema: c’è stato chi, con una telefonata, è riuscito a far dimettere il direttore de La Nazione, Tedeschini !

Tutto sommato, senza voler ovviamente giustificare il sistema clientelare in auge a Siena, fino a che ha retto (grazie ai soldi della Banca) le voci dissonanti erano poche: qualche briciola c’era per tutti, e così Siena ha potuto vivere nella bambagia e sopportare (anche politicamente) di essere una delle città con le tasse più alte d’Italia.

Oltre alla Banca, a Siena c’era anche l’Università: chiamata “la Piccola Oxford“, venne travolta dagli scandali quando, nel febbraio 2009, vennero fuori i 250 milioni di € di “buco” dovuti ad una gestione piuttosto allegra del bilancio.

Ovviamente non poteva mancare, in questo bel minestrone di pasticci, la sanità locale: correva l’anno 2012 quando la ex direttrice Benedetto, moglie di Enrico Rossi (presidente della Regione Toscana) venne coinvolta in un inchiesta su un ammanco di circa 10 milioni nel bilancio 2011 della ASL di Siena.

Rimase “indenne”, se vogliamo, giusto l’Amministrazione Comunale: a Siena i sindaci “candidati” (così venivano chiamati i candidati sindaci del PD, talmente era scontato il risultato) erano abituati a fare tranquillamente il duplice mandato consentito dalla legge, senza troppi scossoni. Peccato che poi, con il “crollo” della Banca MPS (dovuta all’ultima, esiziale, bastonata dell’Affare Antonveneta), la Corte dei Conti mise gli occhi sul bilancio del Comune di Siena e comprese come anche l’amministrazione comunale avesse considerato i milioni “gentilmente” concessi come entrata ordinaria (e non straordinaria) ed usandoli di conseguenza. Il risultato politico fu la bocciatura del rendiconto di gestione 2011, che provocò le dimissioni -prime nella storia cittadina- dell’attuale sindaco Franco Ceccuzzi.

Non ho parlato della banca MPS, per la quale le cronache si sono già occupate più che esaurientemente, sperando che almeno su questo argomento i miei lettori ne siano sufficientemente edotti: rimarrà nella storia la telefonata da 9 miliardi di € dell’ex-presidente MPS, Mussari, con la quale comprò da Botin la Banca Antonveneta (gravata da 7 miliardi di debiti).

Insomma, il terremoto che ha colpito tutte le maggiori e più importanti istituzioni senesi, come in una reazione a catena, avrebbe dovuto provocare almeno un sussulto “elettorale”: così non fu, tanto che nelle ultime elezioni amministrative (giugno 2013) vinse nuovamente un candidato del sistema, l’ex-sindaco di Monteriggioni, Bruno Valentini, che riuscì a candidarsi grazie ad uno stratagemma consentito da una “falla” nel TUEL.

Il terremoto non si era comunque arrestato, ed ecco che, a seguire, cadono il calcio in serie A” e la Mens Sana Basket, gli ultimi due “baluardi” della senesità, che distraevano (o illudevano) i cittadini dal crollo che avveniva tutto attorno a loro.

Per ultima, già strapazzata negli anni passati, rischia di cadere anche l’Enoteca Italiana, nella capitale mondiale del vino, dove si produce il Chianti, il Brunello, la Vernaccia di San Gimignano !

Tralascio, per pietà, l’intera vicenda connessa alla candidatura di Capitale della Cultura 2019…

Come in un domino, la caduta della prima pedina ha provocato il crollo, a cascata, di tutte le altre. E così Siena si affaccia al 2015 smarrita, stordita, confusa e tremendamente impoverita.

Stupisce che, alla marcia di ieri sera, ci fosse un unico grande assente: i giovani, la gioventù senese dei 20-30enni, coloro che si troveranno ad affrontare la vita in una città piombata rapidamente nella normalità (economica).

Stupisce che gran parte dei giovani non abbiano la minima percezione di quanto è accaduto, ancora alla guida delle costose macchinone del “babbo” montepaschino e troppo presi ad organizzare le serate mondane a La Capannina di Castiglione della Pescaia.

Eppure ci sono storie, in questa città, di giovani che se ne sono dovuti andare via per poter lavorare, che hanno dovuto abbandonare la loro città per garantirsi un futuro in luoghi dove viene premiato il merito, non l’appartenenza.

Siena è stata, ed è, una città crudele con chi non si allinea. Ma Siena è stata indulgente con chi, con le promesse di vana gloria, ne ha derubato le secolari ricchezze. Pagati per “non vedere” e “non disturbare”, massoneria e politica hanno arraffato a man bassa e gestito a loro piacimento: non sarebbe stato così grave se non ci fosse stata una vittima, David Rossi, il cui suicidio è ancora avvolto da ombre e misteri.

La conclusione della storia sarà la parte più difficile, perché la stiamo ancora scrivendo. In questi giorni, dopo oltre 500 anni di benessere e prosperità, Siena si affaccia ad un periodo cupo. E la domanda è sempre la stessa: dove sono i giovani ?

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