Quando una recensione su TripAdvisor può far male…

Questa mattina ho ricevuto una segnalazione relativa alla recensione non molto lusinghiera che un turista ha lasciato su TripAdvisor alla tripadsienapagina della bellissima Piazza del Campo:

Stupenda piazza che lascia però un po’ l impressione del l’abbandono delle case circostanti . Tutto per turisti? Stessa impressione del centro storico. Ti rimane il dubbio, ma ci vive anche qualcuno? Ti lascia un po’ di tristezza, tranne la piazza, la città non è molto curata.

Premettendo che TripAdvisor è uno di quei luoghi virtuali dove si scrive di tutto di più e che, pertanto, deve essere preso con le dovute cautele, questa recensione mi ha colpito perché tocca proprio uno dei tasti dolenti della nostra Siena, negli anni trasformata sempre più in “Sienaland”, termine coniato da Tomaso Montanari quando chiedeva, retoricamente, se “Siena avesse più bisogno di “cittadini o di clienti”” (Memorandum per il sindaco di una città involgarita, Sienaland, Il Foglio, 28.08.2013). Senza ardire neanche ad avvicinarmi alla stessa chiarezza espositiva e professionalità, avevo anche io commentato il declino della mia Siena sempre su questo blog, chiedendo provocatoriamente alla città “cosa desiderare per Siena ? Una città a misura di turista per massimizzarne i ricavi ? Una città snaturata ad uso e consumo del visitatore, visto come un tesoro da depredare per quanto più possibile ? Siamo inoltre ancora sicuri che questo modello abbia l’appeal necessario verso il turista ?“.
Ovviamente nessuna risposta. O, peggio, la risposta l’hanno data gli amministratori ed i privati, attraverso azioni e decisioni piuttosto chiare, come lo spettacolino lumière della Divina Bellezza che monopolizza per due mesi una piazza centrale ad uso e consumo delle tasche dei (soliti) privati.
Certo, Siena è una bellissima città. Invidiabile sotto molti punti di vista, ad iniziare dalla straordinarietà della sua società civile, capace di organizzarsi e mantenere vive le Contrade. Una città dove la disoccupazione si attesta intorno a l’8,9% (dato 2014 della Camera di Commercio di Siena relativo all’intera provincia) e nel 2014 abbiamo avuto ben 4,9 milioni di presenze, con un aumento del 9,1% di turisti italiani. Siena è anche una città dove la crisi dell’imprenditoria ha pesato relativamente poco, essendo una città con l’economia legata soprattutto al terziario, ai servizi ed alla finanza (per contro, la crisi della Banca MPS e della relativa Fondazione ha pesato, e sta pesando, tantissimo) e dove, rispetto ad altre città e capoluoghi analoghi, il welfare è di discreta qualità ed i servizi, seppur con qualche pecca, funzionano.
Ma quella recensione fa male, probabilmente perché la consapevolezza di una trasformazione antropologica e culturale dei cittadini è presente, palpabile, evidente. La città, come conferma Roberto Guiggiani in una intervista su I-Siena, “[…] il centro storico ha assunto sempre più immagine e funzioni tipiche di un luogo per turisti (Via Camollia è ormai un ristorante ininterrotto, Via di Città ha solo negozi per turisti) e non per i residenti. Quando si esce dalle vie principali e frequentate, si scopre la Siena più vera, ma la scarsità di persone e di negozi di vicinato balza subito agli occhi. Questo lo rende meno autentico e quindi meno attrattivo per un turista non distratto”.
Lo rende “meno autentico” anche ad un senese, nato e vissuto qui proprio a cavallo degli anni della metamorfosi, quando la città, meno “protetta” grazie alle nuove agevoli vie che la collegano al resto del mondo, ha iniziato ad entrare -naturalmente- nei tour turistici ed anche l’economia cittadina si è adeguata. A questo è normale aggiungere che, acquisita una fama a livello mondiale e la tutela UNESCO nel 1995 “Grazie alle proprie caratteristiche urbane ed architettoniche, il centro storico di Siena è una testimonianza del genio creativo dell’uomo, ed esprime concretamente la capacità artistica ed estetica umana.” e  “La struttura della città ed il suo sviluppo, ininterrotto per secoli e guidato da un’unità di disegno che è stata preservata, ha reso Siena uno degli esempi eccellenti di città medievale e rinascimentale italiana.“, il business è stato anche a livello immobiliare, con un incremento dei prezzi delle abitazioni vertiginoso tanto da raggiungere le vette per i “prezzi degli appartamenti più alti in assoluto: circa 3.400 €/m², ovvero circa il 8% in meno rispetto ai prezzi medi a Viareggio (LU) e circa il 248% in più rispetto ai prezzi medi a Gela (CL), che hanno, rispettivamente, i prezzi più alti e più bassi in Italia.” (da Mercato-Immobiliare.info) che hanno contribuito al progressivo spopolamento del centro storico a favore delle nuove, orribili ed alienanti, periferie e dei paesi-dormitorio nei comuni limitrofi, le cui uniche testimonianze della residenza degli “esuli” è data dalle bandiere esposte fuori nei periodi di Palio. Centro storico che è diventato dimora temporanea per migliaia di studenti italiani e stranieri che frequentano l’Università di Siena, altra prestigiosa istituzione cittadina forte delle sedi dislocate in molti edifici storici del centro città, come Pian de’ Mantellini, il Rettorato, San Francesco, che avrebbero dovuto favorire una integrazione con gli autoctoni che non c’è mai stata (ma, anzi, la cronaca popolana è piena di aneddoti su litigi, scontri e spedizioni punitive) ma che ha visto, sul lungo periodo, vincere gli affitti (anzi, gli affittuari) sulle “residenze”.
Per finire, negli anni ’90 tramontò definitivamente anche l’epoca dei “nati sulle lastre”, definizione affettuosa per i nati dentro le mura di Siena (le “lastre” sono la pavimentazione in pietra serena del centro storico), con la chiusura dell’Ospedale Santa Maria della Scala in Piazza Duomo e della Salus in Via Mascagni ed il trasferimento di tutte le attività ospedaliere nell’ospedale “Le Scotte”, in piena periferia.
Piano piano, con l’espulsione dei senesi dalla città e dai “vertici delle più importanti istituzioni cittadine” (come ama ripetere Mauro Aurigi, rafforzando con la consueta domanda “ma secondo voi a Montepulciano avrebbero eletto a Sindaco un senese ?” e snocciolando dati, cifre e nomi della Banca MPS), abbiamo iniziato noi stessi a sentirci “turisti” della nostra città, estromessi prima fisicamente e poi -sta accadendo in questi ultimi anni- culturalmente dalle tradizioni identitarie cittadine sempre più relegate a “folklore” da sfruttare commercialmente.
Certo, prima o poi sarebbe accaduto e non sono uno di quelli che vorrebbe chiudere le porte allo straniero ma l’impressione è che a Siena, purtroppo, ci siamo aperti forse anche troppo.
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