Libertà di stampa (e di Internet) nel Belpaese

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Solo pochi giorni fa la vergognosa approvazione di alcune leggi(ne) deleterie per un Paese che già non brilla per la sua posizione internazionale nelle classifiche per la libertà di stampa.

Ne parla Guido Scorza in un suo editoriale su Il Fatto Quotidiano dal titolo “Bye-bye Internet“:

La Camera dei Deputati, venerdì scorso, ha detto si alla c.d. webtax – creatura dell’On. Francesco Boccia (Pd) – che impone alle imprese italiane di acquistare servizi online solo ed esclusivamente da soggetti dotati di una partita Iva italiana. […] Il 12 dicembre, l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha varato la sua personalissima nuova legg(ina) sulla tutela del diritto d’autore online, attribuendosi – in un’inedita sintesi dei tre poteri dello Stato (legislativo, esecutivo e giudiziario, ndr) – il potere di vita o di morte su qualsiasi genere di contenuto pubblicato online […] Sempre venerdì, frattanto, il Consiglio dei ministriha approvato il c.d. Decreto Destinazione Italia, titolo che suona quasi ironico, almeno in relazione alle cose di Internet. […] Una prima stabilisce che per linkare, indicizzare, embeddare, aggregare un contenuto giornalistico occorre prima chiedere il permesso alle associazioni di categoria degli editori e pagare il prezzo che dovrà essere concordato con queste ultime […] L’altra disposizione contenuta nel piano “Destinazione italia”, nato per attrarre le imprese estere verso il nostro Paese, dice, più o meno, che la lettura dei libri verrà incentivata attraverso un opportuno programma di benefici fiscali che, tuttavia, non riguarderanno i libri elettronici.  […] Negli stessi giorni, infatti, è trapelata anche la notizia che il Ministro dei beni e delle attività culturali,Massimo Bray, stia per varare un nuovo decreto – sembrerebbe trasmessogli via mail con tanto di correzioni in rosso – dalla Siae, attraverso il quale, nelle prossime ore, stabilirà che, nel 2014, i prezzi di smartphones, tablet e PC – oltre ad una lunga serie di altri supporti e dispositivi di registrazione – in Italia, aumenteranno complessivamente, di oltre cento milioni di euro.

Che dire. Ne avevo già parlato altre volte di come l’Italia sia ancora un paese culturalmente e tecnologicamente arretrato, anche se la densità di “telefonini” è tra le più alte d’Europa. Un popolo di chiaccheroni, anche digitali, ma profondamente ignorante.

Uno Stato che però, in nome della c.d. “libertà di stampa”, continua ad erogare oltre 90 milioni di € di “contributi pubblici a sostegno dell’editoria“, anche attraverso espedienti (“Organi di Partito”) che lasciano decisamente a bocca aperta, come descritto in un editoriale di Alessandra Lotti su Primadanoi.it:

Contributi per i quotidiani di cooperative giornalisti, solo nel 2011, sono stati 21,5 milioni. […] Contributi vengono elargiti anche agli organi di partito: 17,9 milioni solo nel 2011. […] Poi ci sono i contributi per i quotidiani italiani editi all’estero: lo Stato ha ‘investito’ 5.972.009 euro […] Per periodici editi da cooperative di giornalisti sono stati impiegati altri 5,4 milioni […] Infine ci sono i 5,7 milioni per i giornali di enti morali e religiosi senza scopo di lucro

Internet, del resto, ha favorito la nascita e la crescita di movimenti politici e di opinione pericolosi per l’establishment (penso al MoVimento 5 Stelle, nato e cresciuto sulla “rete”) e per molti dei nostri ottuagenari politicanti è difficile capire di cosa si tratti.

Così, dopo innumerevoli tentativi di censura del web falliti, ci riprovano ancora.

Secondo l‘Internet World Stats, l’Italia ha un tasso di penetrazione della rete di circa il 58%, ponendosi più o meno ai medesimi livelli di paesi come l’Albania (49%), Cipro (57,7%), Portogallo (55,2%), Serbia (56,4%), e sono ancora tanti i comuni e le località, soprattutto quelle più rurali, non raggiunte da rete a banda larga: anche i dati ufficiali riportati dallo scoreboard dell’Unione Europea non sono incoraggianti.

Insomma, ancora nel 2013 assistiamo ad una situazione tecnologica allucinante, proprio quando il Governo impone alle PA di non comunicare più via Fax ma solo attraverso “Posta Certificata” ma gran parte dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni neanche conosce la differenza tra un documento in doc ed uno in pdf e non ha la più pallida idea di cosa sia Internet, confondendolo troppo spesso con il “web” se non proprio con “IE Explorer”…

Tanto per riderci su, anche se la situazione è deprimente, vi segnalo il blog di “Amo il Web, non ricambiato“. Buona lettura !

Michele Pinassi

Nato a Siena nel 1978, dopo aver conseguito il diploma in "Elettronica e Telecomunicazioni" e la laurea in "Storia, Tradizione e Innovazione", attualmente è Responsabile del Sistema telefonico di Ateneo presso l'Università degli Studi di Siena. Utilizza quasi esclusivamente software libero. Dal 2006 si occupa di politica locale e da giugno 2013 è Consigliere Comunale capogruppo Siena 5 Stelle.

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