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Perché il “pubblico” deve essere difeso ad ogni costo

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Le tasse che uno Stato fa pagare ai suoi cittadini dovrebbero servire, in primis, per poter erogare  servizi e garantire i diritti inviolabili di ogni essere umano: la salute, la casa, la famiglia.

Il cosiddetto “pubblico” è proprio questo: la garanzia, costituzionalmente garantita, che ogni cittadino italiano ha diritto ad usufruire dei servizi messi a disposizione dallo Stato, grazie al pagamento delle tasse “in ragione della loro capacità contributiva” (Art. 53 Costituzione Italiana).

Prendiamo la sanità. Il sistema sanitario italiano era uno dei più evoluti al mondo (e ancora può vantarsene) in tema di garanzia di diritto alle cure: ogni cittadino, italiano e non, ha diritto ad essere curato, indipendentemente dalla sua posizione economica. Questo significa che sia il nullatenente che il direttore di banca hanno lo stesso diritto -e accesso- alle cure mediche (Art. 32 Costituzione Italiana).

Insomma, i servizi pubblici sono l’ossatura portante di uno Stato di diritto, senza i quali non avrebbe senso l’esistenza stessa di una nazione. Pensiamo alle strade, all’illuminazione pubblica, all’istruzione ed a tutti gli altri servizi che oggi giorno diamo per scontati !
Ecco perché, a dispetto di quello che questa finanza vuole farci credere, i servizi pubblici non sono uno “spreco a prescindere” ma una risorsa da proteggere e tutelare.
Certo, non voglio passare per ingenuo: c’è molto da fare, soprattutto sull’aspetto organizzativo e gestionale, sul servizio pubblico. Ma è un lavoro atto a risolvere tutte quelle storture che vedono una commistione malata tra pubblico, politica e privato.
Sempre in tema di sanità, prendiamo i medici (non me ne vogliano !): operano in ospedale, stipendiati dal S.S.N. Poi possono fare intramoenia, ovvero usufruire delle risorse ospedaliere e riconoscere una sorta di “affitto”. In più hanno pure la possibilità di avere uno studio privato, esterno e indipendente, dove magari i pazienti pagano cash per non dover pagare l’IVA (“Dottore, quant’è ? ” “Facciamo 200€ senza fattura…“).
Purtroppo, tra tanti medici onesti, ce ne sono anche di disonesti: operano in ospedale e poi avvicinano il paziente dicendo, spesso senza mezzi termini, che le cure dovrebbe farle presso il suo Studio privato. Paziente becco e bastonato: paga con le tasse l’ospedale, paga di tasca sua le cure post-operatorie. E’ forse giusto e corretto questo ?
Ma torniamo all’importanza del servizio pubblico che, oltre all’innegabile diritto alla salute, offre anche   il fondamentale diritto allo studio, garantendo sia al figlio dell’operaio che dell’avvocato la possibilità di frequentare le scuole pubbliche (e anche qui c’è molto da fare).
Ed il “pubblico” non è solo servizi: è anche occupazione ! Pensate a quanti lavorano nel pubblico impiego (io, ad esempio) garantendosi non solo un lavoro dignitoso ma anche la possibilità di avere una redditività (garantita dallo Stato) che viene reinvestita nell’economia del Paese. E in momenti di crisi come questo l’impiego pubblico è una sorta di “cuscinetto” economico importantissimo.
Due parole però vorrei spendere sulla demonizzazione in atto da parte del mondo finanziario. In questi giorni sto leggendo il libro Finanza per Indignati, di Andrea Baranes. Ed è proprio da un articolo di Baranes che cito:

L’unico obiettivo degli Stati è quello di dare fiducia ai mercati e di compiacerli. Al contrario banche e finanza non hanno nessun vincolo e nessun impegno verso governi o cittadini. Devono unicamente massimizzare i propri profitti. [...] Finché le cose vanno bene moltiplichiamo i profitti, quando vanno male, per continuare a garantire profitti in doppia cifra e alimentare la speculazione basta spremere i cittadini e il pubblico. [...]

Perché il governo Monti sta applicando cospicui tagli al settore pubblico oltre che aumenti pesanti alla tasse ? Beh, proprio perché deve compiacere i mercati finanziari, cercare di convincerli che i soldi per rimborsare i titoli di stato si troveranno…applicando tagli lacrime e sangue.
Il neoliberismo finanziario ha provocato uno scollamento pesante tra economia reale e speculazione finanziaria, creando un buco nero che risucchia -attraverso il ricatto del debito pubblico- le risorse di uno Stato.
Ma ci sono soluzioni ? Probabilmente si, anche se non facili e non di immediata applicazione. Come detto da Francis Fukuyama in una intervista a L’Espresso (fonte):

Riabilitare l’idea di bene pubblico. Bisogna rendersi conto che non si tratta di un insieme di beni individuali e che la società non ne costituisce la somma, ma che è un concetto collettivo. Abbiamo bisogno di un nuovo progetto riformista, più credibile della socialdemocrazia e del Welfare tradizionali. E’ necessario reinventare lo Stato.

About Michele Pinassi

Nato a Siena nel 1978, dopo aver conseguito il diploma in "Elettronica e Telecomunicazioni" e la laurea in "Storia, Tradizione e Innovazione", attualmente è Responsabile del Sistema telefonico di Ateneo presso l'Università degli Studi di Siena. Utilizza quasi esclusivamente software libero. Dal 2006 si occupa di politica locale come attivista nel Movimento Siena 5 Stelle.

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La lettera dei sogni

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Ieri è stata inviata ed analizzata dall’UE la famosa lettera del Governo Berlusconi, necessaria per cercare di evitare il disastro e provare a dare nuovamente fiducia ai mercati sull’Italia.

Ho letto il testo della lettera, pubblicata oggi sui sti web dei maggiori quotidiani nazionali. Ora ammetto di non essere un esperto economista ma su alcuni punti, tra cui la riforma della Costituzione, mi sembrano decisamente troppo ambiziosi per un governo che stenta a rimanere in piedi (e sarebbe anche l’ora che cadesse, e che diamine !). Mi riferisco a:

“Contestualmente all’entrata in vigore della legge costituzionale recante l’abolizione e la razionalizzazione delle province è prevista l’approvazione di una normativa transitoria per il trasferimento del relativo personale nei ruoli delle regioni e dei comuni.”

Peccato che anche di Comuni ne abbiamo troppi, con troppi impiegati, e strabordano di personale anche le Regioni. Di mandare in pensione anticipatamente i dipendenti un pò più anziani neanche se ne parla così anche il ricambio generazionale può andare a quel paese. Praticamente gli uffici dei Comuni e delle Regioni saranno delle “case di riposo”: un buon modo per sopperire alla mancanza di assistenza agli anziani !

Pur nella complessità del processo di revisione costituzionale l’Italia intende giungere all’approvazione della prima lettura di tali disegni di legge costituzionale entro i prossimi 6/12 mesi.

In particolare, quanto alla riforma dello Stato, si tratta dei seguenti provvedimenti:

 

 

a.     Disegno di legge (già approvato in prima lettura alla Camera) sulla modifica dell’elettorato attivo e passivo per l’elezione al Parlamento nazionale al fine di garantire una maggiore partecipazione giovanile alla vita politica.

 

 

b.     Due disegni di legge (all’esame del Parlamento) di riforma complessiva dell’organizzazione dei vertici delle istituzioni politiche, con particolare riferimento alla riduzione significativa del numero dei parlamentari, all’abolizione delle province, alla riforma in senso federale dello Stato, alla maggiore efficienza dei meccanismi decisionali e al rafforzamento del ruolo dell’esecutivo e della maggioranza.

Sul primo punto, per quanto titubante sulle modalità, potrei anche essere d’accordo visto che abbiamo un Parlamento pullulante di “nonni” che dovrebbero far spazio ai “nipoti”: guardate all’estero, soprattutto ai paesi del nord europa, che vantano politici giovanissimi, attivi e dinamici. Mica quelle mummie di Montecitorio !

Per la seconda tutto dipende da come verranno attuate le riforme federaliste. Del resto è innegabile che l’Italia non è uno stato unitario ma un insieme di gruppi eterogenei che condividono lo stesso ordinamento amministrativo. Inoltre, e questa si che sarebbe una riforma, abolizione delle regioni a statuto speciale (ad iniziare dalla Sicilia).

Comunque, la lettera è un insieme più o meno condivisibile di idee e buoni propositi. Tuttavia, e credo che in tanti la penseranno come me, l’attuazione di anche solo un ottimistico 10% di questi punti è praticamente impossibile, soprattutto per un Governo paralizzato dalle lobby economiche (pensiamo anche solo al punto sulla liberalizzazione dei carbutanti) e da un crescente rigetto da parte di alcune forze politiche della maggioranza.

Tuttavia in questa lettera mancano alcuni punti che ritengo importanti, tra cui:

  • abolizione di tutti benefit per i parlamentari, con azzeramento delle auto blu (solamente per i Ministri e Presidente della Repubblica)
  • recupero immediato della sanzione da 98miliardi di Euro alle concessionarie delle slot machines
  • adeguamento immediato degli emolumenti per le cariche politiche e delle pubbliche amministrazioni alla media europea
  • adottare il principio del rimborso totale a seguito di danno erariale per le decisione prese dalla politica (ad esempio, il defunto progetto del Ponte sullo Stretto: chi paga ora ?)
  • divieto di cumulo di cariche politiche ed impossibilità, per un politico, di sedere in un qualsivoglia CdA

Ecco, queste sarebbero state alcune delle cose che avrei voluto leggere. E invece nulla, zero, sui costi della politica, sui privilegi della Casta, sulla vergogna delle opere incompiute.

E’ l’ora di farla finita.

About Michele Pinassi

Nato a Siena nel 1978, dopo aver conseguito il diploma in "Elettronica e Telecomunicazioni" e la laurea in "Storia, Tradizione e Innovazione", attualmente è Responsabile del Sistema telefonico di Ateneo presso l'Università degli Studi di Siena. Utilizza quasi esclusivamente software libero. Dal 2006 si occupa di politica locale come attivista nel Movimento Siena 5 Stelle.

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Referendum del 12 e 13 Giugno 2011

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All’apetura dei seggi per il Referendum mancano [LCT-|-embed]

 

Questo weekend andrò a votare per i 4 quesiti referendari. Personalmente sceglierò il SI su tutte le schede, anche se ritengo molto più importante e prioritario il raggiungimento del quorum.

Il referendum è sicuramente lo strumento principe di una democrazia matura, l’occasione in cui tutti i cittadini sono chiamati ad esprimersi direttamente su questioni di interesse pubblico. Ma purtroppo, come abbiamo visto negli ultimi 10 anni, dobbiamo fare i conti con un QUORUM che troppo spesso è diventato l’obiettivo di coloro che hanno tutto l’interesse a sabotare i referendum. Infatti, il dibattito sulle consultazioni referendarie non è quasi mai sul merito del voto (“SI” o “NO” ?) ma sul raggiungimento della fatidica soglia dei 50%+1 degli aventi diritto al voto.

Anche il referendum è diventato, purtroppo, più un esercizio di “fede” che di volontà partecipativa. Credo che questo processo di svuotamento del significato democratico sia essenzialmente dovuto alla modalità stessa del Referendum, sancito dall’art. 75 della nostra Costituzione: i quesiti referendari sono ABROGATIVI. Questo significa che il Governo ha già deciso, deliberatamente ed in totale autonomia, che l’acqua può essere privatizzata, che in Italia si può produrre energia nucleare (in cui, peraltro, era già stato espresso un secco “NO” nel 1987) e che il nostro beneamato Premier può sottrarsi ai processi perchè ha “mal di pancia”.

L’abrogazione di queste norme è raggiungibile solo con l’impegno di un comitato che deve preparare i quesiti per l’approvazione della consulta, raccogliere 500.000 sottoscrizioni di cittadini italiani e poi cercare di convincere la popolazione a recarsi alle urne per superare lo “scoglio” del quorum.

Francamente trovo questo meccanismo una aberrazione. Prima di tutto dovremmo eliminare il quorum: ogni cittadino ha il diritto di votare ma anche il dovere civico di interessarsi alle questioni inerenti il suo paese. In secondo luogo deve essere permessa la promozione di referendum PROPOSITIVI, in cui la cittadinanza propone -con risultato vincolante- l’approvazione di leggi.

 

About Michele Pinassi

Nato a Siena nel 1978, dopo aver conseguito il diploma in "Elettronica e Telecomunicazioni" e la laurea in "Storia, Tradizione e Innovazione", attualmente è Responsabile del Sistema telefonico di Ateneo presso l'Università degli Studi di Siena. Utilizza quasi esclusivamente software libero. Dal 2006 si occupa di politica locale come attivista nel Movimento Siena 5 Stelle.

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Costituzione 1, Berlusconi 0

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berlusca_sformatoLa Consulta Costituzionale ha dichiarato incostituzionale il Lodo Alfano:

ROMA – Il lodo Alfano è illegittimo, perché viola ben due norme della nostra Carta costituzionale: l’articolo 3, che stabilisce l’uguaglianza di tutti i cittadini (anche di fronte alla legge); e l’articolo 138, che impone l’obbligo, in casi del genere, di far ricorso a una legge costituzionale e non ordinaria. Lo hanno deciso, a maggioranza, i giudici della Consulta, riuniti in seduta plenaria dalla mattinata di ieri, a proposito del provvedimento che sospende i processi per le prime quattro cariche dello Stato.

Così adesso si riapriranno i processi pendenti sul Premier Silvio Berlusconi.

Paolo Bonaiuti: “Una sentenza politica, ma il presidente, il governo e la maggioranza continueranno a governare come, in tutte le occasioni dall’aprile del 2008, hanno richiesto gli italiani con il loro voto”

Silvio Berlusconi: “Vado avanti. La Consulta è politicizzata. E’ di sinistra”

Alfano: “E’ incomprensibile come abbiano potuto spendere, nel 2004, pagine su pagine di motivazioni relative alla rinunciabilità della sospensione processuale, alla sospensione della prescrizione e tanto altro ancora senza fare alcun riferimento alla necessità di una legge costituzionale. Tale argomento, preliminare e risolutivo, è inspiegabile che venga evocato quest’oggi”

Niccolò Ghedini, avvocato del premier: “Questa è una sentenza con cui la Corte rinnega principi da se stessa già enunciati. Si pretende, contro la volontà popolare, che il presidente del Consiglio anzichè occuparsi dei problemi nazionali ed internazionali, sia costretto a seguire evanescenti processi”.

Maurizio Gasparri: “La Corte, un tempo costituzionale, da oggi non è più un organo di garanzia, perché smentendo la sua giurisprudenza ha emesso una decisione politica, che non priverà il Paese della guida che gli elettori hanno scelto e costantemente rafforzato di elezione in elezione. È una giornata buia per che segna il tramonto di una istituzione che ha obbedito a logiche di appartenenza politica e non a valutazioni di costituzionalità”

Maurizio Sacconi: “Sono certo che, come me, la gran parte degli italiani esprime un immediato sentimento di solidarietà con il presidente del Consiglio democraticamente eletto, di fronte a una non casuale somma di azioni rivolte a destabilizzare il governo nel mezzo della grande crisi”

Umberto Bossi: “Se si ferma il federalismo facciamo la guerra. Andiamo avanti, non ci piegano”

…e con queste perle di saggezza chiudo, con un SORRISO A 32 DENTI, una delle poche giornate in cui sono orgoglioso del mio paese.

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Investito dal popolo…

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In queste ore la consulta costituzionale sta decidendo sul Lodo Alfano, che rende immuni le 4 cariche più alte dello stato da qualsiasi processo a loro carico. Questi 4 cittadini italiani possono denunciare con effetto immediato, ma gli altri non possono fare altrettanto: il Lodo garantisce l’immunità per tutti gli anni in cui rimane la carica istituzionale.

In realtà questo Lodo è sato fatto esclusivamente per salvare Berlusconi dai processi a suo carico, compresso il famoso processo Mills. Gli altri 3 personaggi non hanno alcu procedimento penale a loro carico ! Ma diciamocela, han cercato di farla il meno sudicia possibile…

Insomma, tornando alla questione della Consulta, in queste ore il PdL è in gran fermento perchè, se il Lodo venisse dichiarato incostituzionale, il Premier sarebbe -probabilmente- costretto a dimettersi e potrebbe adirittura cadere il governo.

In particolare sono rimasto allbito da questa affermazione dell’On Pecorella, legale del premier insieme a Ghedini: “Rimangono certamente salde le prerogative del presidente della Repubblica, ma il presidente del Consiglio è l’unico che riceve la sua legittimazione dalla volontà popolare“.

In realtà, da quando ci sono le liste chiuse ed hanno abolito il voto di preferenza, nessun elettore può scegliere il premier e meno che mai gli elettori del PdL che sono stati privati -addirittura- delle primarie. Penso che, se gli elettori della CdL potessero scegliere il loro leader, la posizione di Berlusconi potrebbe vacillare…

Detto questo torno sulla questione. Il ragionamento di Pecorella pare essere qualcosa tipo: siccome Berlusconi è il primo ministro di una coalizione che ha vinto le elezioni, Berlusconi può -ed è legittimato a fare- tutto ciò che ritiene opportuno. In particolare, aggiungo io, quello che ritiene opportuno per se stesso. Insomma, una specie di dittatore da Repubblica delle Banane. Tutto ciò è assolutamente vergognoso e cozza terribilmente con il principio democratico su cui si basa -o dovrebbe- il nostro paese: il Capo del Governo ha responsabilità istituzionali e non incentra su di se particolari poteri. Non siamo, infatti e per fortuna, una repubblica presidenziale. Ma in quel momento, forse, Pecorella aveva la testa altrove….

Le parole dell’altro legale, l’avvocato ma-va-là Ghedini sono non da meno: “La legge è uguale per tutti, ma non necessariamente lo è la sua applicazione”. Si, anche voi vi starete chiedendo: Ehhhhhh !?!? Ecco, queste sono le mani in cui siamo.

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Nato a Siena nel 1978, dopo aver conseguito il diploma in "Elettronica e Telecomunicazioni" e la laurea in "Storia, Tradizione e Innovazione", attualmente è Responsabile del Sistema telefonico di Ateneo presso l'Università degli Studi di Siena. Utilizza quasi esclusivamente software libero. Dal 2006 si occupa di politica locale come attivista nel Movimento Siena 5 Stelle.

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