Chi di ICE ferisce…

I tragici eventi che stanno avvenendo negli USA per mano degli agenti della Immigration and Custom Enforcement (ICE) hanno stimolato azioni di contro-offensiva che sfruttano la Rete per proteggere i cittadini e denunciare quanto sta accadendo sulle strade americane.

ICE è l’acronimo dell’agenzia di Immigration and Customs Enforcement (ICE). L’agenzia è stata creata nell’Homeland Security Act del 2002, in risposta ai tragici eventi dell’11 settembre 2001, ed ha come obiettivo quello di supportare la sicurezza nazionale e la sicurezza dei cittadini.

Tuttavia l’amministrazione Trump ha conferito a questa agenzia nuovi poteri e aumentato il budget, nell’ambito di una massiccia campagna di contrasto all’immigrazione clandestina che ha portato, secondo le stime ufficiali, ad oltre 605,000 persone deportate tra il 20 gennaio e il 20 dicembre 2025, a cui si aggiungono 1,9 milioni di migranti che sono volontariamente usciti dal territorio statunitense per evitare aggressioni e deportazione forzata (Fonte: What is ICE and what powers do its agents have to use force?, BBC).

In questi giorni l’ICE è diventata tristemente famosa per aver brutalmente ucciso, a sangue freddo, una donna di 37 anni (L’uccisione di Renee Nicole Good ripresa dall’agente che le ha sparato, Il Post). Uccisione che molti hanno definito brutalmente immotivata, tanto da scatenare proteste sull’operato dell’ICE stessa.

Tra le proteste è degna di nota quella di Crust News, attraverso la creazione di un sito web ICE list che raccoglie i dati personali di oltre 4500 agenti ICE, con tanto di foto.

“The wall of Shame” risulta essere al momento offline (restituisce un Error 404) ma fortunatamente archive.is conserva la pagina.

Oltre all’elenco degli agenti, degna di nota l’iniziativa StopICE, che notifica in tempo reale la presenza degli agenti ICE in una certa zona.

Nella drammaticità di una realtà sempre più cruda che sta nascendo negli States, è interessante vedere come la tecnologia possa andare in aiuto dei cittadini attraverso iniziative di “resistenza civile” come questa.

Già dalle “primavere arabe” degli anni 2010-2012 era risultato evidente come Internet fosse ormai lo strumento cardine per veicolare informazioni senza i consueti filtri della stampa mainstream. Tanto che i Governi meno democratici hanno implementato, negli anni, filtri e limiti alla Rete. Come stiamo purtroppo vedendo in Iran proprio in questi giorni, uno dei primi atti del Governo davanti alle rivolte dei cittadini è stato proprio chiudere Internet, per impedire la condivisione delle informazioni e delle notizie tra manifestanti e con la stampa e l’opinione pubblica estera.

Con tutte le difficoltà che stiamo vivendo in questi anni, inclusa una generale enshittification delle informazioni in Rete, Internet rimane ancora uno straordinario strumento di democrazia e controllo che i cittadini dovrebbero imparare a tutelare e proteggere dagli assalti del Potere.

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