Webeti, DDL Cyberbullismo, stupri e suicidi: quando il Web fa male

Attenzione ! Questo articolo è stato scritto più di due anni fa. Ti prego quindi di considerare che le informazioni riportate potrebbero non essere aggiornate o non più valide.

“Lei è un webete”
Enrico Mentana

Tre notizie in pochi giorni, tutte legate dallo stesso filo rosso. Il suicidio di Tiziana Cantone, 31enne partenoepa, che non riusciva più a reggere alla pressione mediatica e sociale dovuta alla diffusione in rete di un video “hard” dove era protagonista. Poi il caso di Rimini, dove una ragazza trascinata a forza in un bagno e stuprata, è stata ripresa dal cellulare delle amiche -che ridevano- e condiviso su WhatsApp. E poi il DDL “Cyberbullismo”, arrivato nuovamente in Aula per l’approvazione, che dimostra tutta l’ignoranza “digitale” della nostra classe politica.

Non mi stancherò mai di ripetere che il web, ed Internet in generale, non sono né un gioco né un passatempo. Ed i social network, strumenti nati grazie alla comunicazione in tempo reale, non sono il bar sport ma archivi digitali permanenti di cui non abbiamo alcun controllo (ma fanno di tutto per illuderci di averlo, così che noi affidiamo a loro le nostre memorie).

Il neologismo “Webete” (Web + ebete), coniato da Mentana, si applica perfettamente al prototipo del cittadino digitale contemporaneo. Dotati di strumenti potentissimi connessi in tempo reale al mondo intero, con processori miniaturizzati capaci di eseguire miliardi di operazioni al secondo, con memorie talmente capienti da contenere enciclopedie e migliaia di libri, il webete è colui che non ha alcuna consapevolezza del potere che detiene nelle sue mani. In quel piccolo dispositivo di plastica, vetro e silicio capace di fare del male, di punire, di istigare al suicidio, di rovinare la vita ad una 17 enne.

“Da grandi poteri derivano grandi responsabilità”, dice una frase ormai diventata celebre dell’Uomo Ragno. Ma quanti hanno la consapevolezza dell’enorme potere tra le loro mani ?

Internet, una enorme rete libera di portata planetaria, democratica e senza filtri (almeno così è nata e così dovrebbe essere) offre a tutti i suoi utenti un grande potere: il potere di essere liberi di esprimersi, come meglio desiderano. Avere tutti le stesse possibilità di parola, arginando censure governative, coordinandosi, rovesciare governi e dittature (“Occupy Wall Street”, la “Primavera Araba”, il movimento spagnolo “15-M”…) è un potere enorme. Il potere della libertà.

Non ci saranno DDL, leggi o normative capaci di arginare la libertà della Rete, poiché è nata per essere libera e tale rimarrà. Come prima di Internet era FidoNET o CyberNET. La tecnologia ci ha liberati ed incarcerati allo stesso tempo, offrendoci un enorme potere che rimane però ingabbiato nei pregiudizi e nei limiti imposti da una società culturalmente arretrata come quella italiana, che reitera il fenomeno del pettegolezzo e della spacconata da bar su mezzi di comunicazione planetari.

Non è un problema di tecnologia, che subito suscita rigurgiti censori da parte del legislatore, ma di cultura e di educazione.

Prima lo capiamo, meglio è.

Michele Pinassi

Blogger, appassionato di tecnologia, società e politica. Attualmente Responsabile del Sistema telefonico di Ateneo presso l'Università degli Studi di Siena ed esperto di sicurezza informatica nello staff del DPO. Utilizza quasi esclusivamente software libero.

Potrebbero interessarti anche...

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: