Storie di ordinaria burocrazia: il centro per l’impiego vs e-mail

Per motivi che non sto a spiegare, ho dovuto richiedere l’invio di un certificato a un centro per l’impiego di una provincia del Meridione. Un documento banale, che però non può essere recuperato in autonomia dal portale Anpal -Agenzia Nazionale Politiche Attive Lavoro- perché, anche se viene comunque rilasciato attraverso questa piattaforma, solamente i Centri per l’Impiego hanno le credenziali per farlo (così mi ha riferito l’addetta).

Detto questo, il rilascio sembrava cosa facile. Fino a che non c’ha messo lo zampino la proverbiale cialtronaggine italiana della PA.

La richiesta, come da telefonata preliminare al Centro per l’impiego, deve essere fatta via e-mail, indicando i riferimenti anagrafici e copia di un documento d’identità. Che fine facciano questi dati, soggetti comunque a dover essere protetti secondo quanto stabilito dalla normativa Europea sulla Protezione dei Dati Personali (GDPR), non lo sappiamo. Andiamo comunque sulla fiducia, visto che non sembrano essere alternative.

Invio la mail all’indirizzo indicato sulla pagina relativa al Centro dell’Impiego, recuperata direttamente dal sito istituzione della Provincia di riferimento. Quando chiamo è venerdì, ore 11:50, e alla mia richiesta sulle tempistiche per il rilascio, l’addetta laconicamente risponde che “…ci vuole poco ma sa, oggi è venerdì…” e già capisco che si va automaticamente a lunedì. Va bene, aspettiamo.

Lunedì. Gli uffici del Centro per l’impiego chiudono alle 12 così non avendo ancora ricevuto niente, alle 10:30 decido di chiamare nuovamente per sollecitare. Mi risponde un signore che, con una certa flemma, mi dice: “Qui non risulta niente. A che indirizzo mail ha scritto?” “Beh, a quello indicato sul Vs sito: centroimpiego….” “Ahhhhhh, ma allora non arriverà mai!” “In che senso, scusi?” “Nel senso che quello non è l’indirizzo giusto. Deve scrivere a ci-pi-punto….“. Sbuffo infastidito, tuttavia ringrazio e scrivo al nuovo indirizzo. Dopo un’oretta, deciso a non mollare l’osso, chiamo nuovamente.

Scusi, ho chiamato anche prima. Potete cortesemente verificare che la mia richiesta vi sia arrivata?” “Un attimo, devo andare di là...” “no, la dottoressa ha detto che non ha ricevuto niente“. “Ma come non ha ricevuto niente? Mi scusi, eh, ma la mail è partita senza problemi. Avete controllato bene?” “eh, mi richiami tra 10 minuti che vado di là a controllare“.

Dopo 10 minuti, richiamo. Questa volta mi risponde una donna, con un accento meno marcato e un linguaggio meno “popolano”, che però non si qualifica. Poco male, ripeto la richiesta e le circostanze. “No, guardi, qui non è arrivato niente, nessuna mail!” “Mi scusi, l’ho inviata alle 10:47 all’indirizzo cpi….” (silenzio imbarazzato) “Ah, eh, guardi…stamani intorno alle 10:30 abbiamo avuto un problema con la posta elettronica…la casella era piena…abbiamo cancellato un po’ di mail...” “Quindi?” chiedo spazientito “Eh, se potesse inviarla nuovamente adesso…” “Benissimo, provvedo subito!“. Invio la mail. “Ecco, ora è arrivata! La vedo!” “Bene, vedete di non cancellarla, ok?” (ridacchiando) “Si, si…la prendiamo subito in carico!“.

Un paio d’ore dopo ricevo il certificato. Via mail.

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