Ridurre il numero dei Parlamentari non è la soluzione

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E’ sempre di gran moda il tema dei “costi della politica”. Passando per la finta abolizione delle Province, per il quale la Corte dei Conti ha già detto che non vi sarà alcun consistente risparmio, a fronte però di un indebolimento della democrazia dovuto al fatto che i relativi consigli ed organi di indirizzo politico-amministrativo non saranno più eletti dai cittadini stessi.

Altro forte tema è la riduzione del numero dei Parlamentari.

Attualmente ci sono 630 deputati e 315 senatori, per un costo annuo complessivo di 1.581.158.419 euro (Dati 2009, fonte costodellostato.it).

Da una inchiesta del 2012, risulta che un Deputato Italiano ha diritto ad una

indennità parlamentare, corrisposto per 12 mensilità, di € 5.246,54, a cui devono poi essere sottratte le addizionali regionali e comunali, la cui misura varia in relazione al domicilio del deputato. Tenuto conto del valore medio di tali imposte addizionali, l’importo netto mensile dell’indennità parlamentare risulta pari a circa € 5.000.
Tale misura netta è determinata sulla base dell’importo lordo di € 10.435,00, sul quale sono effettuate le dovute ritenute previdenziali (pensione e assegno di fine mandato), assistenziali (assistenza sanitaria integrativa) e fiscali (IRPEF e addizionali regionali e comunali). Inoltre, l’importo netto dell’indennità scende a circa € 4.750 per i deputati che svolgono un’altra attività lavorativa.

(Fonte: Linkiesta.it)

A queste vanno aggiunte tutta una serie di altri rimborsi forfettari, privilegi, etc etc…pertanto, alla fine dei conti, l’ammontare totale del salario di un senatore è di circa € 14.943,63.

Inoltre vanno anche aggiunti i costi del personale, tutt’altro che “normali”, come evidenzia un articolo del Sole 24 Ore intitolato “Gli stipendi d’oro dei dipendenti della Camera: 406mila euro al segretario generale, 136mila al barbiere“:

[…] Perché un barbiere, un centralinista, un elettricista o un falegname hanno una retribuzione d’ingresso di 30.351,39 euro, ma possono guadagnare oltre 50mila euro dopo 10 anni, oltre 89mila dopo il 20° anno, oltre 121mila dopo il 30° anno, oltre 127mila dopo il 35°, per volare sopra i 136mila euro dopo il 40° anno di attività. […]

Insomma, è innegabile che il nostro Parlamento costa decisamente troppo, tra privilegi, rimborsi, diarie…una vergogna !

Ma proviamo a cambiare approccio: i Parlamentari sono eletti dai cittadini italiani che, anche se non possono più indicare le preferenze, scelgono comunque la forza politica da cui si sentono rappresentati. Il Parlamento viene così suddiviso proporzionalmente (anche se con il “premio di maggioranza” non è proprio così) in rappresentanza della volontà democraticamente espressa dagli italiani. In democrazia contano i numeri pertanto: più voti = più parlamentari = più potere decisionale.

Attualmente alla Camera dei Deputati la volontà degli Italiani viene frazionata in 630 seggi. Ad esempio, nelle ultime elezioni politiche del 2013, al centrosinistra ha “conquistato”, grazie al premio di maggioranza, il 55% dei seggi: 345. Al centrodestra sono toccati 125 ed al MoVimento 5 Stelle 109. 47 seggi sono stati assegnati alla coalizione di Scelta Civica+Unione di Centro+Futuro e Libertà ed i restanti 4 sono stati suddivisi tra Movimento Associativo Italiani all’Estero (2), Vallee d’Aoste (1) e Unione Sudamericana Emigrati Italiani (1).

Italian_Chamber_of_Deputies_2013

La popolazione italiana, oltre 60 milioni di persone, viene così rappresentata politicamente da 630 deputati.

Se operiamo secondo il principio di riduzione del numero di deputati, per “risparmiare”, automaticamente riduciamo la rappresentatività delle forze politiche italiane ed in particolare delle minoranze. Come recita una nota del Senato, oggi “vi è un deputato ogni 96.000 abitanti circa e un senatore ogni 189.000 abitanti circa” e “l’Italia si colloca al 22° posto su 27 Paesi, con 1,6 parlamentari ogni 100.000 abitanti“.

Francamente non mi sembrano cifre così abnormi.

Il vero problema è ben descritto da questo grafico:

costi-parlamento-stampa-30-gennaio-2012

Il problema vero, che non vogliono però affrontare, sono i COSTI ABNORMI del Parlamento.

Riducendo il numero dei parlamentari indeboliscono la rappresentanza (leggasi: democrazia) poiché minore è il numero dei rappresentanti dei cittadini e minore è la democrazia. L’estremo è proprio la dittatura, dove UNO solo comanda e vi è assenza di democrazia. L’altro estremo è dove TUTTI comandano, la Democrazia Diretta, e vi è l’espressione massima della volontà popolare.

Sarebbe auspicabile invece una azione forte e decisa verso la RIDUZIONE DEI COSTI della politica, allineando gli stipendi degli “addetti ai lavori” alla media nazionale e riducendo le indennità stesse dei Parlamentari, oltre all’azzeramento dei privilegi e rimborsi spese non necessari. E per ridurre ulteriormente i “costi della politica”, inoltre, sarebbe il caso di operare sulle spese pazze delle Regioni e dei tanti, troppi, Enti inutili che ancora sopravvivono nel nostro paese.

COSTI POLITICA

Del resto, su questo tema, il MoVimento 5 Stelle, dopo aver rinunciato a 42 milioni di “rimborsi elettorali”, ha dimostrato come sia possibile auto-decurtarsi le indennità e gli emolumenti, il tutto nella massima trasparenza possibile: http://www.tirendiconto.it/trasparenza/. Inoltre in moltissime regioni italiane, tra cui la Toscana, il MoVimento 5 Stelle è stato il promotore dell’iniziativa “Zero Privilegi“, proprio per ridurre i costi ed i privilegi delle Regioni, veri “pozzi senza fondo e senza vergogna” di soldi pubblici.

Diffidate pertanto da chi vorrebbe ancora convincervi che “abbiamo troppi parlamentari” perché, numeri alla mano, il vero problema non sono i “seggi” ma i “costi di chi ci appoggia il sedere” sopra e che vuole distrarvi dal vero problema.

Michele Pinassi

Nato a Siena nel 1978, dopo aver conseguito il diploma in "Elettronica e Telecomunicazioni" e la laurea in "Storia, Tradizione e Innovazione", attualmente è Responsabile del Sistema telefonico di Ateneo presso l'Università degli Studi di Siena. Utilizza quasi esclusivamente software libero. Dal 2006 si occupa di politica locale e da giugno 2013 è Consigliere Comunale capogruppo Siena 5 Stelle.

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