Nextdoor, il social di prossimità

“I vicini di casa sono per la maggior parte di noi degli sconosciuti. Magari abbiamo oltre 200 amici su Facebook e nemmeno sappiamo come si chiama il ragazzo che abita da 5 anni dall’altro lato del pianerottolo”
Marzia Nicolini

La citazione di Marzia Nicolini, giornalista italiana che scrive su prestigiose testate nazionali, è quantomai calzante nella società contemporanea.

Ormai raccontiamo anche fatti privati e personali a milioni di sconosciuti, in tutto il mondo, attraverso i social network come Twtter, Instagram o Facebook, per poi non sapere neanche i nomi di chi abita vicino a noi.

I social mainstream hanno finito per creare un surrogato dei tradizionali rapporti di vicinato, con alcuni innegabili vantaggi: poter scegliere con chi relazionarsi (entro certi limiti) e bloccare chi si rivela troppo petulante.

Tuttavia le nostre città ed i nostri quartieri hanno bisogno di rapporti sociali reali, che ne aumentano la sicurezza, la vivibilità ed anche la qualità della vita. Tanto che alcune iniziative interessanti, come la “vigilanza di quartiere“, si basano proprio sulla sinergia tra i cittadini per mantenere sotto controllo la zona dove vivono.

La crisi delle relazioni tra vicinato, che talvolta ha epiloghi drammatici come accaduto proprio ieri in una frazione di Sesto Fiorentino, dipendono anche dall’indebolimento della rete sociale delle nostre città e territori, che stanno vivendo –in questi ultimi anni– una fase di mutazione profonda provocata dall’aumento di persone alloctone, spesso di lingua o cultura radicalmente diverse dalla nostra, che in qualche modo hanno aumentato la percezione di insicurezza e ridotto al minimo le relazioni sociali reali.

L’esplosione dei social network globali ha in qualche modo catturato il bisogno di socialità insito nella natura umana, aprendo nuovi spiragli ed opportunità per chi fosse stato capace di inserirsi efficacemente tra questi due “mondi”, virtuale e reale.

Nextdoor, l’app del tuo quartiere

Nextdoor è un tentativo, appunto, di creare reti sociali virtuali tra individui territorialmente vicini, stimolando l’interazione tra gli abitanti di una medesima zona delineando come confine territoriale il proprio “quartiere”.

Nextdoor è la app del tuo quartiere. Solo per te e i tuoi vicini.

Nextdoor

Scoperto casualmente girovagando in rete, ho capito subito la potenzialità di questo strumento, diventando “ambasciatore” del mio Comune (abbastanza piccolo da essere considerato un “quartiere” a sé stante) e coinvolgendo amici e conoscenti nel progetto: la comunità virtuale è appena agli inizi ma le prospettive di crescita sono decisamente incoraggianti.

In un certo senso stiamo ricalcando le orme del percorso che hanno fatto i “gruppi di zona” su Facebook, come quello da me creato ormai qualche anno fa con l’obiettivo di raccogliere le segnalazioni (spazzatura abbandonata, buche, lampioni spenti…) sul territorio del mio comune (ne parlai in un articolo dedicato al civismo su Facebook) che conta ormai quasi 1500 iscritti, che aiutano a confrontarsi su problematiche comuni ed a creare efficaci canali di contatto con le Amministrazioni pubbliche (la “moral suasion” del cittadino).

Perché non usare i gruppi di Facebook ?

“Ormai tutti sono su Facebook, quindi perché creare un ulteriore strumento ?” è la domanda che più comunemente mi viene rivolta. Cercando di assumere un approccio il più possibile pragmatico, credo che Facebook sia uno strumento talmente generalista da adattarsi a tutto in modo molto approssimativo quando, invece, la gestione di comunità territoriali necessita di strumenti sviluppati ad-hoc.

Tra le caratteristiche di Nextdoor, infatti, c’è un effettivo controllo sulla residenza di ogni utente: si viene verificati per via telefonica o attraverso l’invio di una cartolina postale. Si avrà così una ragionevole certezza di relazionarsi solo con persone che vivono nel nostro stesso territorio.

Le categorie tematiche

Nextdoor cerca di soddisfare le esigenze della popolazione con categorie tematiche relative alle più comuni attività di quartiere, come la compravendita di oggetti, gli eventi, segnalazioni di reati o relative alla sicurezza, oggetti o animali smarriti e consigli.

Può anche essere un efficace strumenti di comunicazione per l’Amministrazione comunale per tutto ciò che riguarda il territorio e la burocrazia, segnalando ad esempio le allerte meteo della protezione civile, eventuali ordinanze della Questura o del Sindaco, modifiche alla viabilità o al servizio di RSU, etc etc etc

Quanto è diffuso Nextdoor ?

Nextdoor è nato negli USA, dove a 7 anni di distanza dal suo lancio (2011) è ormai uno strumento usato da più di 150.000 comunità. Pochi anni dopo è arrivato anche in Europa: Francia, Germania, Spagna, Italia… attraendo nuovi utenti e nuove comunità.

Nel blog della sezione italiana, itblog.nextdoor.com, ci sono svariate testimonanze di gruppi già consolidati nel nostro Paese, a testimonianza delle potenzialità dello strumento per creare e stimolare l’aggregazione sociale.

E’ gratuito e mobile-friendly

Nextdoor è uno strumento del tutto gratuito per l’utente.

Chiaramente si tratta di business e non ho ancora ben chiaro quale sia la strategia di monetizzazione, visto che su Nextdoor non c’è pubblicità. Inoltre la loro Privacy Policy dice esplicitamente che “Non condividiamo mai le tue informazioni personali con i pubblicitari”. 

A quanto risulta dalla loro pagina su Wikipedia, negli anni hanno ottenuto svariati milioni di dollari di capitali che hanno permesso alla piattaforma di crescere: sarà interessante capire la loro strategia di business e se questo modello è sostenibile negli anni a venire.

Oltre al portale web è possibile usare Nextdoor anche attraverso la loro app per dispositivi mobili: Android e iOS.

Conclusioni

Concludendo, non sono ancora in grado di valutare se Nextdoor sarà capace di rispondere alle esigenze dei cittadini e diventare un punto di riferimento per la popolazione di Sovicille. Personalmente ci vedo delle importanti potenzialità che, se sapute sfruttare a dovere, potrebbero rivoluzionare il nostro modo di vivere il territorio.

E voi, lo avete provato ? Se si, fatemi sapere cosa ne pensate.


Michele Pinassi

Nato a Siena nel 1978, dopo aver conseguito il diploma in "Elettronica e Telecomunicazioni" e la laurea in "Storia, Tradizione e Innovazione", attualmente è Responsabile del Sistema telefonico di Ateneo presso l'Università degli Studi di Siena ed esperto di sicurezza informatica nello staff del DPO. Utilizza quasi esclusivamente software libero.

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