MoVimento 5 Stelle: o si cresce o si muore

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Voglio provare a dare una lettura diversa dei fatti che hanno travolto il MoVimento 5 Stelle in quest’ultima settimana. Già, sono passati 7 giorni (politicamente parlando, sono un’eternità !) ed ancora la polemica per l’espulsione di Artini e Pinna, subito seguita dalla nomina del “direttorio”, non accenna a placarsi.

Siamo di fonte ad una spaccatura del MoVimento, è innegabile, e trovo ridicole affermazioni come “nessun problema, qui va tutto bene“: i problemi ci sono, negarlo è ipocrita, ed un MoVimento maturo e consapevole, che fino a qualche mese fa pretendeva di poter, e voler, governare l’Italia, dovrebbe affrontare i problemi più che girarci attorno.

La mia opinione è che siamo in una fase di crescita e che, come in ogni percorso, certe volte la strada in salita diventa uno “scalino”: ecco, questo è un vero e proprio scalino, forse un po’ alto, ma uno scalino. Da questi giorni non si torna più indietro, è impossibile, pertanto si può solo proseguire, fermarsi o cambiare strada.

C’è chi ha deciso, e non sono pochi, di cambiare strada o di fermarsi, attraverso le dimissioni dal gruppo consiliare o dall’incarico. Non è mio dovere giudicare l’operato di coloro che compiono questa scelta, pertanto non chiedetemi un parere. Ognuno risponde alla propria coscienza, secondo criteri e parametri determinati anche dal contesto in cui si opera: in questo caso, non esiste una sola risposta giusta.

C’è anche chi ha deciso di proseguire, affaticato dall’improvviso ostacolo, stringendo i denti per la delusione e per la rabbia ma intravedendo ancora nel MoVimento l’unica speranza per il Paese. E qui significa crescere, politicamente. Perché arrivati a questo punto, decisi a continuare, l’alternativa alla crescita politica è la morte (sempre politica, per carità !).

Fino ad ora il MoVimento era come un bambino: cresciuto grazie al supporto di Beppe Grillo, negli anni gli attivisti hanno preso coscienza delle loro capacità, organizzandosi nei territori, realizzando eventi e costituendosi liste civiche, riuscendo anche ad entrare dentro le “stanze dei bottoni” delle Amministrazioni Comunali e Regionali. L’humus era fertile e così, alle ultime Politiche, il MoVimento è stato in grado di lavorare anche a livello nazionale, riuscendo ad eleggere oltre 160 parlamentari (109 alla camera, 54 al senato).

La sfida elettorale successiva, le Europee, ha visto un risultato un po’ più deludente: la spinta propulsiva della “protesta” stava per esaurirsi e così dall’hashtag #vinciamonoi siamo velocemente scivolati ad un più misero #vinciamopoi (con tanto di Maalox). Nulla di male, ci mancherebbe, ma una riflessione politicamente ampia andava comunque fatta.

Invece, mentre il malumore aumentava, abbiamo tirato dritto come se nulla fosse. Anche l’evento di fine estate, #Italia5stelle, è stato un gran successo e, ritrovato l’entusiasmo, abbiamo guardato con fiducia al successivo “banco di prova”, le regionali della Calabria e dell’Emilia Romagna. Ed anche questa volta, anche se alcuni giovano contenti per il “gran risultato” dell’Emilia Romagna (“prima avevamo 3 consiglieri, ora siamo a 5 !“), è innegabile che in Calabria, per quanto ci si appelli alle lotte interne ed alle infiltrazioni ‘ndranghetiste, è stata una sonora batosta.

Impossibile contenere il malcontento e così alcuni parlamentari, tra cui Massimo Artini, hanno preso posizioni piuttosto critiche nei confronti del duo Beppe-Casaleggio. Il risultato ? Invece di una seria riflessione sui disastrosi risultati, smettendola di dare la responsabilità agli “italiani disillusi” ed alla ‘ndrangheta, si è preferito chiamare a raccolta i fedelissimi ed espellere i dissidenti, aggrappandosi disperatamente alla scusa dei rendiconti mancanti sul sito tirendiconto.it (basta leggere il Codice degli Eletti MoVimento 5 Stelle in Parlamento) e proponendo una votazione delle cui modalità ho già parlato in un precedente post.

Il giorno successivo, come a voler cogliere l’occasione (o ad approfittarne per estrarre il dente fintanto che la bocca duole...), Beppe dichiara di essere “stanchino” e propone la costituzione di un gruppo di supporto, subito ribattezzato “direttorio”, composto da 5 fedelissimi e subito approvato dal 90% dei votanti: un vero plebiscito (per la cronaca, io ho votato “NO”) !

Ok, guardiamo il lato positivo: da oggi la parola “organizzazione” non sarà più un tabù.

Ricordo ancora l’ultimo Meetup Regionale Toscano a Pisa, quando la senatrice Bottici si infuriò quando vi fu un attivista che, avendo intuito la necessità almeno di organizzarci tra noi, pronunciò la parola “organizzazione” in platea. Apriti cielo ! Si scatenò un vero e proprio scontro tra fazioni pro e contro… e, ironia della sorte, molti di coloro che all’epoca erano contro, oggi sono orgogliosi della nomina del direttorio e si scagliano ferocemente contro chi, invece, protesta per le modalità di elezione dello stesso (“listino bloccato” e niente “primarie”): strana la vita, eh ?

Comunque, torniamo a guardare il lato positivo.

Adesso si apre una nuova pagina per il MoVimento 5 Stelle, fatta di nuove opportunità. La prima, da cogliere il prima possibile, è l’organizzazione: orizzontale, per carità, ma pur sempre un minimo di organizzazione ! La mia idea, se posso umilmente proporla, è quella di avere una struttura federata di Meetup/Gruppi di attivisti locali, che nominano un loro “portavoce” per mantenere i contatti con i gruppi limitrofi, creando la “rete” (intelligenza collettiva ?) di cui lo stesso Grillo/Casaleggio parlano spesso.

Forse la chiave di lettura è proprio questa: una base debole, scoordinata, ha bisogno di un direttorio forte per indirizzarla nel percorso. E fino a che la base non sarà in grado di autodeterminarsi, vi sarà la necessità di accentrare su pochi (Grillo/Casaleggio o i 5 del “direttorio”) i poteri decisionali, anche per evitare una sfaldatura della base stessa che, smarrita e senza una guida unica, si troverebbe allo sbando.

Ora è chiaro, questa è “analisi politica” spicciola, pensieri a voce alta, pertanto prendeteli con la dovuta cautela. Ho comunque ritenuto necessario chiarire alcune mie posizioni, anche alla luce di ciò che è successo ultimamente. Però, al di là di una certa delusione, ho intravisto un raggio di speranza nella possibilità, concreta, di arrivare finalmente a superare quello scalino che abbiamo davanti.

Ce la faremo ? Dipende da noi, dal MoVimento 5 Stelle.

 

Michele Pinassi

Nato a Siena nel 1978, dopo aver conseguito il diploma in "Elettronica e Telecomunicazioni" e la laurea in "Storia, Tradizione e Innovazione", attualmente è Responsabile del Sistema telefonico di Ateneo presso l'Università degli Studi di Siena ed esperto di sicurezza informatica nello staff del DPO. Utilizza quasi esclusivamente software libero.

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