Le nuove frontiere dell’ospitalità a pagamento

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Dopo l’ubriacatura collettiva dal dopoguerra ad oggi, la tendenza generale sembra un “ritorno” alle vecchie abitudini pre-consumistiche, ad iniziare dall’ospitalità: è sempre più frequente la ricerca di alloggi casarecci, dal B&B di campagna all’appartamento/stanza in città via Airbnb, per passare dai ristoranti casalinghi dove l’ospite paga il padrone di casa per cenare, come su Vizieat e finire al “passaggio in auto” invece del taxi, come per il tanto criticato Uber.

Tutto è social, parola chiave di questi ultimi anni nata dalla diffusione di Facebook e Twitter, i social network per antonomasia.

A cosa ci porterà questa inversione di tendenza è presto per dirlo ma già si iniziano a percepire alcuni cambiamenti nel tessuto sociale, come ad esempio è riportato da un interessante articolo sul Corriere Fiorentino, Il grande affare della rendita che svuota il centro storico di Marzio Fatucchi, sullo spopolamento del centro storico di Firenze a favore degli affitti temporanei a turisti e studenti che ormai rappresentano oltre un quinto dell’offerta complessiva. Esentasse, ovvio.

Come per Roma, dove peraltro ho avuto una esperienza diretta proprio con AirBnb e dove non ho pagato -e non credo proprio che il proprietario lo abbia fatto al posto mio- i 3,5€ giornalieri previsti per i bed and breakfast e gli affittacamere (del. consiliare 44/2014 Comune di Roma) di contributo di soggiorno, danneggiando le già abbondamente disastrate casse comunali. Stesso discorso vale ovviamente per tutte le altre città turistiche, dove tramite l’affitto di appartamenti e stanze private al di là di quelle autorizzate dal comune stesso comporta l’evasione dell’antipatica gabella di soggiorno.

Ovviamente il danno non è solo per le casse comunali: non soggetti a tutta una serie di adempimenti, anche le tariffe sono estremamente più vantaggiose rispetto al consueto albergo. Certo, il servizio non è sicuramente della stessa qualità ma per chi cerca solo un letto ed un bagno senza troppe pretese il gioco vale sicuramente la candela. E così ecco che i proprietari di case e stanze vuote si improvvisano albergatori, con tutte le conseguenze che è facile immaginare e che non tutti sono disposti a correre.

Tuttavia la mutazione delle abitudini è in atto e certo non saranno sufficienti leggi e regolamenti ad impedirlo: non resta che provare a gestire la nuova fenomenologia, soprattutto promuovendo sistemi per impedire la trasformazione radicale del tessuto urbano cittadino in una specie di “albergo diffuso”, con le conseguenze che proprio in questi anni gli stessi cittadini di Siena (realtà a cui sono più vicino) stanno vivendo: paesi dormitorio nell’hinterland senese, pendolarismo pesante tra il centro e le periferie con conseguenti problemi nella viabilità, aumento della microcriminalità, disagi per chi sceglie di vivere in un centro invaso da turisti irrispettosi delle abitudini e tradizioni cittadine.

A Siena, tanto per rimanere in tema, una veloce ricerca di un alloggio via Airbnb mi ha restituito oltre 300 alloggi disponibili, con prezzi a partire da 29€ per una stanza nel centro storico di Siena. La medesima ricerca sui Booking, portale di prenotazione alberghiero, mi restituisce 208 strutture disponibili. In attesa di avere risposta all’indagine sugli immobili sfitti o non usati nel Comune di Siena, che potrà comunque fornire qualche dato in più per comprendere l’estensione del fenomeno, sicuramente le nuove tendenze meritano attenzione anche sotto il profilo amministrativo e legale: in caso di problemi, chi tutela il cliente ?

 

Michele Pinassi

Nato a Siena nel 1978, dopo aver conseguito il diploma in "Elettronica e Telecomunicazioni" e la laurea in "Storia, Tradizione e Innovazione", attualmente è Responsabile del Sistema telefonico di Ateneo presso l'Università degli Studi di Siena ed esperto di sicurezza informatica nello staff del DPO. Utilizza quasi esclusivamente software libero.

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