La Sapori di Siena se ne và…

Attenzione ! Questo articolo è stato scritto più di due anni fa. Ti prego quindi di considerare che le informazioni riportate potrebbero non essere aggiornate o non più valide.

La notizia dello spostamento della Sapori, storica fabbrica di dolci tipici senesi, tiene banco in questi giorni. La Sapori, attualmente proprietà della Colussi, ha espresso la necessità di spostare la produzione da Monteriggioni allo stabilimento di Tavernelle Val di Pesa (FI), con conseguente mobilità dei lavoratori ivi impiegati.

Si sono, come di consueto, subito mossi tutti i i politici, affrettatasi ad esprimere solidarietà ed a chiedere incontri con l’amministrazione della Sapori.

Anche sul Blog del direttore del Corriere di Siena, Stefano Bisi, la questione h avuto una forte eco presso la popolazione.

Proprio su tale Blog ho espresso anche le mie opinioni, spesso antipopolari, ma che rivendico con forza e che cercherò di spiegare meglio in queste mie righe.

Innanzitutto la Sapori (o Colussi) è un’azienda privata e come tale credo che abbia il diritto di gestirsi come meglio crede. Scopo di una azienda privata è fare profitti ed è giusto che persegua tale scopo. A tal proposito la domanda è: quali sono le motivazioni per cui una azienda decide di spostare la produzione a soli 50Km di distanza ? Non sono così tanti da giustificare abbattimenti di costi di produzione così elevati ma probabilmente, essendo Tavernelle Val di Pesa un comune di un’altra provincia, ci sono delle sensibili variazioni in termini di tributari.

In secondo luogo sarebbe interessante conoscere quale destino di prefigura per l’area ex-industriale. Il sindaco di Monteriggioni, Bruno Valentini, sul Blog del Bisi scrive:


Discorso complesso che chiama in causa prima di tutto la proprietà ( gli investimenti, i progetti industriali, il marketing, la strategia di gruppo, ecc.) che ha una responsabilità sociale verso tutti coloro che interagiscono con l’azienda Sapori. Poichè il Comune di Monteriggioni non ha cambiato destinazione urbanistica all’attuale stabilimento di Fornacelle, evidentemente l’operazione di trasferimento della produzione è svincolata dalla eventuale riconversione, che è stata negata e lo sarà finchè non sarà scritto nero su bianco, col consenso delle rappresentanze dei lavoratori, che il ricavato verrà investito nel mantenimento della produzione dei dolci senesi nell’area senese.

N.B. grassetto mio

Sembra pertanto che il motivo non sia una mera speculazione immobiliare, analogamente a quanto successo alla sede storica della Sapori in Viale Cavour di Siena, prontamente riconvertita in appartamenti ed uffici.

Tornando alle aziende che chiudono o abbandonano il territorio, impossibile non ricordare la storica Ultravox, con sede nell’abbandonata area industriale di Ponte d’Arbia, le difficoltà della Swisel, della Whirpool, della Bayer..

La domanda chiave che i cittadini dovrebbero porsi è: come mai il nostro territorio non è appetibile da un punto di vista imprenditoriale ? Quali sono le cause che rendono Siena così poco sviluppata dal punto di vista delle piccole e medie imprese ?

Se mi guardo intorno, vedo tanti cantieri edili: palazzi sempre in costruzione, spesso delle medesime società di costruzioni o dei soliti “palazzinari”: costruire case non produce benefici in termini di benessere ed in più distrugge un territorio bellissimo che ci consente, almeno per il momento, di vivere anche di turismo.

Pertanto non vedo drammi nello spostamento della Sapori, quanto l’incapacità del territorio di riassorbire i dipendenti in esubero in altre attività imprenditoriali.

La mia proposta, per far fronte alla situazione, è la seguente: gli ex-dipendenti fondano una cooperativa, con il contrubuto della Fondazione MPS (che ha dato soldi a destra e a manca) prendono l’ex-stabilimento in gestione e tornano a rilanciare i prodotti tipici senesi, sicuramente con una qualità migliore della Sapori (parliamoci chiaro, chi è di Siena sà benissimo che la qualità dei prodotti Sapori non è così elevata…) e con maggior soddisfazione. L’operazione, ovviamente, coadiuvata dai tanti politici che adesso si ergono a difensori della “senesità”.


Michele Pinassi

Nato a Siena nel 1978, dopo aver conseguito il diploma in "Elettronica e Telecomunicazioni" e la laurea in "Storia, Tradizione e Innovazione", attualmente è Responsabile del Sistema telefonico di Ateneo presso l'Università degli Studi di Siena ed esperto di sicurezza informatica nello staff del DPO. Utilizza quasi esclusivamente software libero.

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Una risposta

  1. Marco Ciacci ha detto:

    Ti quto in pieno, tutti pronti a strapparsi le vesti in difesa di quello o quell’altro quando oramai i giochi sono fatti!
    Comunque piccola correzione, l’ultravox era vicinoma casa mia, ad Isola d’Arbia!

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