La nostra privacy in Rete, passando per il porno

“Il sesso è più eccitante sullo schermo e tra le pagine che tra le lenzuola.”
Andy Warhol

PornHub pubblica le statistiche delle preferenze sessuali degli italiani, donne e uomini, suddivisi per regione. Non fate i moralisti: anche le donne guardano il porno e non c’è niente di male in questo. Anzi, c’è proprio tutta un’industria nascente del porno per donne, come dimostra la film-maker tedesca Erika Lust.

Ma torniamo alla mappa di PornHub, che evidenzia la percentuale di ricerche effettuate in più in quella regione rispetto alle altre regioni.

La mappa rivela alcune peculiarità decisamente interessanti e dei curiosi controsensi. Al di là dei moralismi, che in questo caso proprio non mi interessano, sembra esserci una Italia spaccata in due anche sotto il profilo delle preferenze pornografiche: un settentrione decisamente esuberante e fuori dagli schemi, un centro tradizionalista (“italian” e “mature”) e socievole (“gangbang”) ed un meridione che riflette, in certi sensi, la tradizionale famiglia patriarcale (“Mature”, “MILF”, “Old/Young”). Curioso il caso del Molise: le donne sembrano preferire i “mature” mentre gli uomini “teen”. Anche i maschietti del Trentino, per certi versi, si distinguono per la predilezione verso le asiatiche (“Korean”).

Ok, adesso che ci siamo divertiti su questa curiosa mappatura, passiamo alla domanda madre, che forse vi frullerà in testa: “come fa PornHub a sapere queste cose ?

Partiamo dal presupposto che, per quanto possano raccontarci, la privacy in Rete non esiste. O, meglio, è proprio insito nel protocollo base della rete internet, l’IP (Internet Protocol), avere in ogni “pacchetto” sempre una sorgente ed una destinazione. C’ poi il modo di offuscare, come ad esempio avvalendosi di un sistema come TOR (Tor Project), una proxy-chain o una VPN (Virtual private network), per nascondere al destinatario il mittente, come dire, “ufficiale”. Rimane tuttavia il fatto che la traccibilità, per quanto resa più difficile con i sistemi descritti, è sempre possibile (come insegna il caso Silk Road) e la probabilità di essere individuati dipende essenzialmente dalla quantità di risorse messe a disposizione: più è grave il reato, nel caso di un illecito, e più risorse saranno stanziate per l’individuazione.

Quindi, anche senza commettere reati di alcun tipo (ricordatevi, ad esempio, che anche scaricare software pirata è reato) la necessità di nascondere le proprie tracce dipende da quanto teniamo alla nostra riservatezza. In molti casi è sufficiente la funzione “Finestra anonima” del browser, che semplicemente non memorizza la cronologia e ripulisce la cache dei dati, ma in situazioni più particolari può effettivamente essere meglio avvalersi di una VPN fidata (sconsiglio quelle gratuite o troppo economiche), soprattutto se accediamo alla rete da hot spot pubblici.

Comunque, tornando alla domanda iniziale, come fa PornHub (e qualsiasi altro sito web) a sapere chi siamo ? Beh, essenzialmente grazie a:

  • il nostro IP
  • il nostro browser
  • Google (e altri provider di big data)

Partiamo dall’IP, il nostro indirizzo pubblico su Internet, necessario per comunicare in Rete. Per avere un’idea delle informazioni che si possono ricavare da un indirizzo IP, puoi dare un’occhiata al sito whatsimyip.com:

Anche il nostro browser, attraverso informazioni che invia ad ogni server web (headers), aiuta a realizzare una impronta digitale della nostra presenza in Rete. Per sapere quali dati vengono trasmessi, puoi visitare il portale whatismybrowser.com:

Per finire, c’è Google, uno dei più grandi raccoglitori di dati presenti in Rete. Attraverso il motore di ricerca, la rete pubblicitaria e moltissimi altri servizi, come ad esempio GMail, Google conosce molto di noi, più di quanto si possa sospettare. Giusto per averne un’idea, puoi visitare la pagina adssettings.google.com/authenticated che, per migliorare la precisione della pubblicità mirata che ci viene mostrata, raccoglie le nostre abitudini/interessi/caratteristiche demografiche:

Ho tralasciato di parlare di altri provider, come ad esempio Facebook, che attraverso il servizio di autenticazione di terze parti, permette di collegare la nostra identità ad altri servizi e di prenderne nota per proporci annunci pubblicitari mirati. Anche in questo caso, questa pagina può aiutarci a capire cosa Facebook sa di noi: www.facebook.com/ads/preferences.

Tutti questi dati, raccolti durante la nostra presenza in Rete, sono utilizzati essenzialmente per tracciare un profilo di noi quanto più preciso possibile: è la cosiddetta profilazione, che viene usata soprattutto per proporci pubblicità mirate che poi, esse stesse (se ci clicchiamo sopra oppure no), contribuiscono a migliorare il nostro profilo virtuale, la nostra “impronta digitale“.

Ecco quindi come una divertente statistica delle abitudini sessuali italiane diventa, in realtà, l’occasione per farsi qualche domanda in merito alla nostra presenza in Rete. In particolare, consapevoli che ogni nostra azione viene registrata e memorizzata (e può essere ricondotta a noi), la domanda è: fino a che punto sono disposto a rinunciare alla mia privacy ?

Michele Pinassi

Blogger, appassionato di tecnologia, società e politica. Attualmente Responsabile del Sistema telefonico di Ateneo presso l'Università degli Studi di Siena ed esperto di sicurezza informatica nello staff del DPO. Utilizza quasi esclusivamente software libero.

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