Ma perché ridere della nostra situazione politica ?

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Ormai la nostra scatola televisiva casalinga (di cui mi sono liberato da tempo, con grande soddisfazione) è invasa di programmi di “approfondimento politico” (quei pochi che ho visto di recente, a casa di parenti ed amici, assomigliavano più a confusionari pollai) inframezzati da “satira” che si fa beffe dei nostri politici e della nostra tragica situazione.

Certo, la satira è sin dai tempi dell’antica Grecia un mezzo importantissimo per solleticare l’opinione pubblica, riuscendo ad arrivare efficacemente alle mass grazie all’uso di linguaggi popolari e sfottò tesi a ridicolizzare, o comunque ridimensionare, l’immagine dei politici. Non a caso la satira è prerogativa delle società democratiche, dove la libertà di espressione è tutelata e dove anche i governi devono comunque accettare la pubblica critica.

Ben venga, pertanto, la satira. Del resto Beppe Grillo ne ha fatto un mestiere della satira politica, tanto da arrivare a fondare un MoVimento diventato seconda (spero presto la prima !) forza politica italiana. La satira è, per concludere, uno strumento importantissimo per conservare gli equilibri democratici di un Paese.

Mi domandavo, tuttavia, se in questa tragica condizione della Politica Italiana, più simile ad un regime che ad una democrazia, la satira non rischi di diventare “strumento di decompressione” ad uso e consumo del potere.

Mi spiego meglio: inevitabilmente i nostri ritmi di vita e lo sforzo per mantenere alte le nostre aspettative rispetto alla società attuale ed ai propri obiettivi creano momenti di sovraccarico psicofisico che portano ad avere bisogno di un “contenitore”, fisico ed emotivo, in cui la persona riesca a staccare la spina. Cosa c’è, pertanto, di meglio di una bella risata ? Magari ridere della situazione politica attuale, mentre il comico di turno snocciola simpaticamente cifre drammatiche sulla disoccupazione giovanile, sull’aumento delle imposte o sulle decisioni antidemocratiche del Governo (penso all’ultima boutade di Renzi sul voler “mettere il bavaglio alle intercettazioni”). Ridiamoci su, visto che non c’è modo di fare altro. Ridiamoci come valvola di sfogo alla frustrazione di essere impotenti davanti a tanto sfacelo, che ormai insozza tutti i livelli della nostra società.

Ridiamo, che per piangere c’è tempo. E così andiamo a fondo, ridendo.

 

Michele Pinassi

Nato a Siena nel 1978, dopo aver conseguito il diploma in "Elettronica e Telecomunicazioni" e la laurea in "Storia, Tradizione e Innovazione", attualmente è Responsabile del Sistema telefonico di Ateneo presso l'Università degli Studi di Siena ed esperto di sicurezza informatica nello staff del DPO. Utilizza quasi esclusivamente software libero.

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