La bella, e un po’ snob, moda del “bio”

Bello il “Biologico”. E soprattutto molto di moda. Ora è tutto Bio, compresi i negozi che stanno nascendo come funghi per le nostre città.

Questa sera, ad esempio, sono entrato nell’appena aperto punto vendita “Biobottega”, in Massetana, “il tuo bio quotidiano“. Bello. Un bel negozio, con scaffali pieni di merci dove spicca prepotente il prefisso “bio”. E spiccano anche i prezzi, tutt’altro che popolari. Certo, sono sicuramente tutti prodotti di grande qualità prodotti senza sfruttamento, senza l’uso di pesticidi e concimi chimici. Alcuni sicuramente buonissimi ma vedere uno snack di “palline di mais biologiche” ad un prezzo al kg che supera quello del Parmigiano Reggiano fa comunque pensare….al portafoglio !

Già, perché al di là degli innegabili ottimi motivi per acquistare e consumare cibo prodotto rispettando i tempi biologici, il problema vero è che per molti italiani non è uno stile di vita economicamente sostenibile.  Verrebbe da dire che siamo troppo poveri per consumare cibo di qualità, dovendosi accontentare di prodotti industriali venduti dalle grandi catene commerciali.

Non fraintendetemi: come peraltro ho già avuto modo di dire, mi piace mangiare cibo biologico. Ma purtroppo devo anche ammettere che non potrei permettermi di cambiare radicalmente la dispensa.

Sono anche convinto che per una buona percentuale questo “bio” rappresenta più una moda che un effettivo salto di qualità, soprattutto per tutti quei prodotti esotici provenienti dall’altra parte dell’emisfero: biologico ma molto impattante sull’ambiente, no ?

Comunque, l’aspetto positivo di questa nuova tendenza è la speranza che alcuni prodotti considerati stranamente “di elité” (penso alla farina integrale, ad esempio) diventino di consumo quotidiano e che quindi il loro prezzo sia calmierato. Per il pane, ad esempio, dopo tanto tempo anche l’uso di farine 1 e 2, integrali o semola di grano duro, sta prendendo piede al posto della terribile “doppio zero”. E si riesce a trovare pane di buona qualità a prezzi tutto sommato accettabili anche nella grande distribuzione.

C’è anche l’inizio di una maggiore consapevolezza su quello che mangiamo, soprattutto nelle  “generazioni di mezzo” (30-40 anni), alla ricerca di qualità ma anche di convenienza, con maggior attenzione ai cibi semplici, locali e di stagione.

Purtroppo però, se pur uno spiraglio all’orizzonte si intravede, ancora oggi siamo immersi in contraddizioni che dovrebbero farci riflettere: come può un kg di farina integrale costare oltre 1€, più di un pacco di pessimi croissant ?

La cultura passa anche per il cibo e la triste fama che l’Italia ha conquistato è confermata anche dalle sue abitudini alimentari e relative conseguenze (il 20% dei bambini italiani è sovrappeso ed il 9% addirittura obeso, in vetta alle classifiche UE – Obesità infantile, il primato ancora all’Italia).

 

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