ItaliaLeaks, quando è il giornalismo a fare scuola

“La domanda che dobbiamo porci è quale tipo di informazione sia importante nel mondo, quale tipo di informazione può realizzare le riforme. Esiste una montagna di informazioni. Le informazioni che le organizzazioni con un grosso sforzo economico stanno cercando di occultare, è un segnale molto positivo che dice che quando l’informazione viene a galla, c’è una speranza di fare qualcosa di buono.”

Julian Assange

Con la legge 190/2012 è stato introdotto, nel d.lgs. n. 165/2001 “Testo Unico sul lavoro alle dipendenze della Pubblica Amministrazione”, l’art. 54-bis, l’istituto del whistleblowing, per tutelare il dipendente che denuncia fenomeni di corruzione in ragione del rapporto di lavoro.

Molte PA si sono quindi dovute mettere al lavoro, identificando sia un Responsabile dell’Anticorruzione che un sistema per accogliere le segnalazioni dei potenziali whistleblower, tutelando la privacy e l’identità del segnalatore come richiesto esplicitamente dalla normativa.

Molti Enti, purtroppo, hanno semplicemente aperto una casella e-mail dedicata alla raccolta delle segnalazioni, avendo cura di indicare che si tratta di un “indirizzo e-mail riservato”. Questo sistema, seppur entro i requisiti minimi indicati dalla normativa, tecnicamente non è in grado di tutelare adeguatamente l’identità del segnalatore, scoraggiando di fatto l’utilizzo di questo strumento per la denuncia di eventuali situazioni di corruzione.

Anche se i dati diffusi dall’ANAC –Agenzia Nazionale AntiCorruzione– sono incoraggianti, con oltre 334 fascicoli aperti dal gennaio al maggio di quest’anno, lo strumento sembra avere ancora ampi margini di miglioramento, almeno sotto il profilo tecnico.

Iniziamo, ad esempio, con la tutela del segnalatore: una semplice e-mail lascia un sacco di tracce digitali. Tra i metadati di una e-mail c’è l’indirizzo IP del mittente (che quindi, potenzialmente, ne svela la posizione), il tipo di client di posta utilizzato, eventuali software installati sul PC e molto altro. E questa mail, contenente dati potenzialmente molto delicati, si troverebbe a transitare per chissà quanti server di posta elettronica prima di raggiungere quello di destinazione, dove verrebbe memorizzato sul sistema in attesa di essere letto (ed anche qui le garanzie di riservatezza sono ben poche e si basano esclusivamente sulla fiducia). I sistemi di posta elettronica, inoltre, spesso e volentieri memorizzano tutti i dati in forma non cifrata e quindi, in un potenziale data breach, anche le segnalazioni ed i relativi segnalatori potrebbero essere divulgati o comunque usati in modo illecito.

Credo che tutte queste problematiche siano elemento scoraggiante nei confronti di potenziali whisteblower che, temendo di essere scoperti, preferiscono non segnalare.

Esistono già soluzioni che, almeno sotto il profilo tecnico, riescono a garantire maggiore riservatezza, come l’uso della rete TOR e di strumenti che richiedono una interazione minima con l’utente, come GlobaLeaks, già adottato sia dall’ANAC (servizi.anticorruzione.it/segnalazioni/) che dall’AGI –Agenzia Giornalistica Italiana– sul portale ItaliaLeaks, dedicato alle segnalazioni da parte di normali cittadini su tematiche che esulano dagli illeciti nelle PA (ad esempio sul traffico illecito di rifiuti, droga, prostituzione, criminalità organizzata…).

Proprio su quest’ultima interessante iniziativa vorrei spendere due parole, complimentandomi innanzi tutto per il coraggio nel voler istituire un portale di segnalazioni anonimo (o comunque con un buon grado di anonimità) a disposizione dei cittadini. Fermo restando che sono fermamente convinto che gli illeciti vadano segnalati, sempre, alle autorità competenti, sono altresì ben consapevole dell’importanza che l’Informazione, quella con la “I” maiuscola, ha nella nostra società ed in ogni democrazia. La stampa ha l’importante ruolo di far conoscere al grande pubblico fatti ed eventi di interesse generale, indagando su quello che avviene nelle stanze del potere, pubbliche e private: è uno dei grandi contrappesi allo strapotere delle gerarchie, che siano politiche o economiche.

E’ quindi encomiabile una iniziativa di questo tipo, che in qualche modo si affianca a tutti gli strumenti di anticorruzione messi in piedi all’ANAC e da tutti gli altri Enti pubblici. La garanzia di riservatezza, inoltre, attraverso meccanismi di protezione come la rete TOR, mi auguro siano quindi sufficienti a far trovare il coraggio di fischiare.

Rimango quindi ad osservare l’esito dell’iniziativa, nella speranza che venga presa ad esempio –almeno sotto il profilo tecnico– da tutte le altre istituzioni che desiderano attivarsi concretamente per arginare il triste fenomeno della corruzione.

 

 

 

Michele Pinassi

Nato a Siena nel 1978, dopo aver conseguito il diploma in "Elettronica e Telecomunicazioni" e la laurea in "Storia, Tradizione e Innovazione", attualmente è Responsabile del Sistema telefonico di Ateneo presso l'Università degli Studi di Siena. Utilizza quasi esclusivamente software libero. Dal 2006 si occupa di politica locale e da giugno 2013 è Consigliere Comunale capogruppo Siena 5 Stelle.

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