Desecretati i documenti rinvenuti nell’Armadio della vergogna

Attenzione ! Questo articolo è stato scritto più di due anni fa. Ti prego quindi di considerare che le informazioni riportate potrebbero non essere aggiornate o non più valide.

Ho già parlato della mia visita a Sant’Anna di Stazzema e la scoperta, attraverso il testo di Giustolisi, dell’esistenza di un armadio, rinvenuto a Palazzo Cesi – sede della Procura generale militare – nel 1994

contenente un certo numero di fascicoli – indicato in 6953 – contenenti denunzie di crimini nazifascisti commessi nella seconda guerra mondiale (rectius, nel periodo compreso tra il settembre 1943 e l’aprile del 1945)COMMISSIONE PARLAMENTARE DI INCHIESTA SULLE CAUSE DELL’OCCULTAMENTO DI FASCICOLI RELATIVI A CRIMINI NAZIFASCISTI

A seguito di questo drammatico ritrovamento, che svela pesanti retroscena e complicità sulle stragi compiute da nazisti e fascisti durante la seconda guerra mondiale, il Parlamento, con la legge 15 maggio 2003 n. 107 ha “istituito la Commissione parlamentare di inchiesta sulle cause dell’occultamento di fascicoli relativi a crimini nazifascisti“.

Dell’Armadio della Vergogna, come è stato poi battezzato, ne ho già parlato. E proprio dal 16 febbraio,

la Camera dei deputati mette online le tredicimila pagine dei documenti della Commissione parlamentare che aveva indagato sulle stragi nazifasciste e sull’occultamento dei fascicoli in quello che è stato poi chiamato l’ “Armadio della vergogna”.Stragi nazifasciste, l'Armadio della vergogna adesso consultabile online

Seguendo il link contenuto in questo articolo pubblicato su L’Espresso si arriva sul portale dell’Archivio storico della Camera dei Deputati, dove teoricamente dovrebbe trovarsi il materiale così pomposamente annunciato: peccato che, dopo molteplici infruttuose ricerche, non riesco a trovare niente. Decido così di chiamare direttamente la segreteria via telefono, come indicato nella pagina “Contatti”, per scoprire che, tramite la voce di una gentile signorina, tali documenti non sono liberamente consultabili in rete ma che bisogna farne esplicita e puntuale richiesta (degli atti desiderati) attraverso una specifica pagina web.

L’operazione di richiesta, tutt’altro che facile e “libera”, deve essere fatta seguendo una procedura piuttosto complicata con il limite di 20 documenti per ogni richiesta (descritta successivamente).

L’augurio è che questa desecretazione, “a seguito delle comunicazioni del Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale alla Presidente della Camera dei Deputati, in data 3 giugno e 9 luglio 2015“, possa contribuire a fare chiarezza su alcuni dei terribili eccidi compiuti dai nazifascisti durante il secondo conflitto mondiale. Parlo di eccidi come Marzabotto, Sant’Anna di Stazzema, Niccioleta ma anche Cefalonia, dove la fredda macchina da guerra nazista si accanì contro i nostri giovani militari.

Tuttavia il mio più grosso cruccio rimane l’assenza della scuola nell’insegnare questo tragico periodo storico e tutti i suoi retroscena. Una scuola, quella italiana, drammaticamente assente per quanto riguarda la storia contemporanea, uno dei periodi storici che più ha influenzato -e influenza- il nostro presente.

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Per chi fosse interessato, la procedura da seguire per l’accesso ai documenti è la seguente:

  1. si accede via web alla pagina relativa alla Commissione parlamentare: https://archivio.camera.it/desecretazione-atti/commissione-parlamentare-inchiesta-sui-crimini-nazifascisti-leg-XIV/list;
  2. espandendo le varie sezioni, si mette la spunta sugli atti desiderati;
  3. una volta completata la scelta (max 20 documenti per richiesta), sul box a destra della pagina si clicca sul link “concludi la richiesta“;
  4. si procede a compilare il modulo dei dati personali con tanto di documento di identità da allegare e si accettano le clausole di consultazione riportate in calce;
  5. nella casella e-mail indicata arriverà una mail che conferma la presa in carico della richiesta;
  6. dopo poche ore arriverà una ulteriore mail con un link dove scaricare l’archivio .zip dei documenti richiesti ed un username e password da usare per l’accesso.

Nell’archivio sono contenuti i file pdf, opportunamente “watermarkati”, richiesti.

 

 

Michele Pinassi

Nato a Siena nel 1978, dopo aver conseguito il diploma in "Elettronica e Telecomunicazioni" e la laurea in "Storia, Tradizione e Innovazione", attualmente è Responsabile del Sistema telefonico di Ateneo presso l'Università degli Studi di Siena ed esperto di sicurezza informatica nello staff del DPO. Utilizza quasi esclusivamente software libero.

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