Ma davvero credete che manifesti e volantini possano spostare voti ?

“La propaganda è in democrazia ciò che il randello è in uno stato totalitario.”
Noam Chomsky

Post semiserio sullo spreco di carta, sui benefici fiscali e su chi, in generale, non ha capito dove e come si gioca la sfida elettorale nel 2018.

Anche i più distratti si saranno accorti dei tabelloni grigio metallo che hanno iniziato a comparire nei paesi e nei centri abitati. O delle scacchiere di carta gialla, sovrastate da numeri, sui muri in cemento armato. O, forse, si saranno trovati in cassetta della posta dei volantini con facce più o meno presentabili, più o meno sorridenti. E’ la sbornia cartacea dell’avvicinarsi di ogni tornata elettorale, quella favorita dall’IVA al 4% e dai tanti, tantissimi aspiranti candidati allo scranno parlamentare.

Ad ogni tornata elettorale le tipografie italiane si sfregano le mani, pregustando l’infornata di clienti più o meno importanti, che dal biglietto da visita al 6×3, tentano di mostrare il loro faccione sorridente o lo slogan per accaparrarsi il voto dell’elettore.

E’ anche il periodo in cui grafici alle prime armi sfornano errori e orrori di tutto rispetto (raccolti su un blog di cui avevo già parlato, santinidimerda), dal Comic Sans a penosi e pesanti “ritocchi” con Photoshop per togliere quelle rughe di troppo.

E poi, gli slogan

Sugli slogan ci sarebbe da scrivere una enciclopedia. Lo slogan pone davanti alla sfida di trovare una frase ad effetto che si imprima in modo indelebile nella mente dell’elettore. Come un jingle pubblicitario, lo slogan deve dire molto in poche parole, in pochissimo spazio. Deve essere letto di sfuggita, appena percepito, distrattamente durante la guida o una passeggiata.

“Come la pubblicità con il cliente, così i metodi della propaganda politica tendono ad accrescere il sentimento di insignificanza del singolo elettore. La ripetizione di slogan, e l’insistenza su fattori che non hanno nulla a che vedere con il problema in discussione, ottundono le sue capacità critiche.”
Erich Fromm, 1941

Ma nel 1941 la comunicazione era diversa, perché la società era diversa. Non c’era Internet, non c’era la TV. L’informazione era veicolata dalla carta stampata, dalla radio e dai (pochi) cinegiornali. Era una informazione molto più limitata di quella odierna ed arrivava essenzialmente alle classi medie ed agiate. Ai poveri, ai contadini ed agli operai arrivava ancora meno.

Ecco che, quindi, il manifesto ed il volantino erano l’unico potente mezzo per raggiungere le masse, dal borghese all’operaio.

77 anni dopo, qualcosa è davvero cambiato. 

Non solo sono finiti gli anni 80-90 e 2000, quando il mezzo televisivo era il maggiore (se non l’unico) strumento di comunicazione di massa. Ma oggi siamo nel bel mezzo dell’Era di Internet 2.0, quella potente rete telematica globale dove, oggigiorno, navigano quotidianamente oltre 43 milioni di italiani (su una popolazione di 60 milioni). E dove oltre il 70% si informa, abbandonando la TV, la radio e la carta stampata.

Come sapete, sono un esponente locale del MoVimento 5 Stelle, forza politica che è nata ed è cresciuta grazie al web, mettendo in comunicazione migliaia di cittadini in tutto il Paese attraverso i “Meetup”. Senza Internet, sarebbe stato difficilissimo creare ciò che è oggi il M5S: non solo la maggiore forza politica del paese ma, soprattutto, un grande network di cittadini che quotidianamente si scambia informazioni e collabora. E lo fa attraverso la Rete, da dove si informa oltre il 70% degli italiani (ma solo il 34% lo fa attraverso i social).

Ma la domanda è: servono ancora manifesti e volantini ?

Quindi, tornando alla questione iniziale, ha ancora senso affidarsi a strategie di propaganda vecchie di 80 anni ?

Francamente credo che ormai si tratta perlopiù di carta sprecata. Siamo talmente assuefatti dalla comunicazione pubblicitaria visuale nelle nostre città che possiamo forse dare un sguardo distratto al manifesto, commentarlo puerilmente e poco più. Dubito fortemente che un manifesto, per quanto realizzato estremamente bene o terribilmente male, possa convincere un elettore.

Il web ha reso obsoleta la comunicazione cartacea

La propaganda ormai naviga sul web. Ma il web non è la trasposizione digitale della carta stampata: risponde a regole precise, che dipendono dal mezzo e dallo strumento prescelto. Il web richiede doti empatiche e disponibilità al confronto con la base elettorale: il web -o meglio, i social– impongono al candidato di confrontarsi direttamente con l’elettore, davanti alla platea pubblica. La comunicazione a senso unico, calata dall’alto, sul web non funziona più. Ma questo spaventa i politici (o aspiranti tali) perché il confronto diretto impone di saper rispondere, adeguatamente, alle domande dell’elettorato. E quindi mette a nudo tutti i limiti, i difetti, gli errori. E lo fa non durante un comizio in piazza ma direttamente “a mezzo stampa”.

Questo offre un nuovo straordinario mezzo di comunicazione a disposizione dei cittadini: la possibilità di confrontarsi direttamente, senza filtri, senza regie, senza limiti temporali, ai candidati. E quindi poter formare la propria opinione politica senza intermediari ed anche in maniera molto più approfondita.

Ecco quindi che i social network hanno di fatto reso obsoleta la comunicazione cartacea: costosa, ecologicamente impattante e quasi del tutto ignorata se non, addirittura, disprezzata da chi si trova la propria cassetta postale intasata di volantini elettorali.

Quindi, in conclusione, alzi la mano chi ha deciso il proprio voto a causa di un manifesto elettorale o di un volantino: qualcosa mi dice che tutte le mani rimarranno abbassate.

Michele Pinassi

Nato a Siena nel 1978, dopo aver conseguito il diploma in "Elettronica e Telecomunicazioni" e la laurea in "Storia, Tradizione e Innovazione", attualmente è Responsabile del Sistema telefonico di Ateneo presso l'Università degli Studi di Siena. Utilizza quasi esclusivamente software libero. Dal 2006 si occupa di politica locale e da giugno 2013 è Consigliere Comunale capogruppo Siena 5 Stelle.

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