Aeroporto di Ampugnano, ci risiamo ?

Attenzione ! Questo articolo è stato scritto più di due anni fa. Ti prego quindi di considerare che le informazioni riportate potrebbero non essere aggiornate o non più valide.

Dopo aver scritto un comunicato stampa sulle ultime novità in merito alla struttura aeroportuale di Ampugnano, dove prendo spunto dal nuovo bando dell’ENAC per la concessione ventennale a privati dello scalo (), vorrei approfittarne per fare un ragionamento da condividere con i miei lettori.

Partiamo dall’opportunità di avere una struttura aeroportuale a Siena: per decenni, almeno sin da dopoguerra, l’Aeroporto di Ampugnano è stato un piccolo scalo per pochi aerei turistici privati e per il locale aeroclub. Vi sono stati anche “esperimenti” per alcune tratte di linea, come la Siena-Roma e Siena-Olbia, che però sono state chiuse a causa dell’assenza di passeggeri.

E’ stato uno scalo che ha vivacchiato fino al 2007 quando, attraverso un bando di gara decretò l’inizio di una speculazione finanziaria ad oggi sotto l’attenzione della Magistratura senese con un processo che, per ben 4 difetti di notifica, ancora non vuole iniziare…

Inutile ripercorrere per l’ennesima volta l’intera vicenda Galaxy, iniziata con numeri di 4 milioni di passeggeri annui, per essere poi ridimensionati a 400.000 e poi…. Aeroporto di Siena Spa in liquidazione e gli 11 dipendenti a casa, il tutto in neanche 6 anni dall’inizio del sogno di grandeur !

Così, mentre la città di Siena aspetta di avere giustizia, ecco che l’ENAC se ne esce con un nuovo bando per l’affidamento della struttura (Affidamento della concessione dell’aeroporto di Siena Ampugnano), con concessione ventennale, a privati. E subito il Sindaco di Siena, sul suo profilo Facebook,  a decantarne le lodi:

Schermata-1

Come in una macchina del tempo, sembra di essere tornati al 2007. Con una grande differenza: adesso gli “speculatori” sanno cosa aspettarsi ed hanno evitato di fare gli errori del passato, come il parlare di “mega struttura”. Tutti sappiamo, però, che una struttura come Ampugnano, con una pista di 1398 mt, non ha grandi chances di poter produrre profitti, che si generano attraverso traffico aereo, passeggeri e servizi secondari (ristorazione, pubblicità, parcheggi…).

Inutile pertanto che il Sindaco tenti di rassicurare che non vi sarà “gigantismo”: è come pretendere di creare un locale di tendenza da uno sgabuzzino di 3mq…

Passiamo poi alle non secondarie problematiche infrastrutturali, che negli anni non hanno avuto alcuna evoluzione. Iniziamo dalla mappa della zona, così per capire di cosa stiamo parlando:

map

La freccia rossa indica il terminal, collegato con il mondo da quella strada colore bianco, una lingua di asfalto sottile dove le auto a malapena riescono a scambiarsi. Pertanto, qualunque sia la posta in gioco, almeno l’allargamento della strada è necessario. Questa strada si collega, attraverso la SP105b ed un pericoloso svincolo, con la SP73bis: anche qui, qualunque cosa decidano di fare, una rivisitazione è quantomeno necessaria.

A questo punto, le scelte sono due: o si svolta a sinistra, verso Rosia e poi verso l’autostrada SI-GR (circa 12km) oppure verso destra, direzione Siena (a circa 7km). In entrambi i casi, la strada è una semplice carreggiata a due corsie, con alcuni punti “critici” come Costalpino, dove la strada si restringe e causa non di rado problemi con i mezzi pesanti.

La viabilità, pertanto, è un problema reale e presente.

Per finire, e lo lascio come ultimo argomento per non essere additato come il solito ambientalista, il fattore ambientale: sotto l’Aeroporto di Ampugnano c’è la falda acquifera del Luco, con la stazione di pompaggio a forse 1 km di distanza dall’aeroporto stesso, che rifornisce di acqua potabile la città di Siena e gran parte della provincia. Pensiamo solamente ai decongelanti che vengono spruzzati sulle ali dei veivoli durante i mesi invernali….

E poi, per concludere, sarà stato un caso ma mentre mi documentavo sull’inquinamento degli scarichi dei motori aerei, ecco che capito in una ricerca da parte di un ingegnere areonautico del MIT, Steven Barret (Aerei: si muore più per gli scarichi che per gli incidenti), che guarda caso sono proprio nelle fasi di atterraggio e decollo i momenti dove i motori sono sottoposti al maggior stress (e quindi maggior inquinamento). Ma qui mi taccio, perché altrimenti vengo subito additato come “ambientalista radical-chic con la villetta sulla Montagnola”….

Michele Pinassi

Blogger, appassionato di tecnologia, società e politica. Attualmente Responsabile del Sistema telefonico di Ateneo presso l'Università degli Studi di Siena ed esperto di sicurezza informatica nello staff del DPO. Utilizza quasi esclusivamente software libero.

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