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Questo weekend sono a Milano, per la nascita di mio nipote (no, non sono “nonno“…solo zio !). Era da capodanno che non facevo l’autostrada A1, detta “del sole” perchè percorre l’Italia da Nord a Sud, la “spina dorsale autostradale” del Paese.

Sull’A1, un sabato di sole e temperature primaverili, dove solo qualche anno addietro si sarebbero viste schiere di gitanti ad affollare i caselli ed Autogrill….il deserto !

La desolazione autostradale è uno dei sintomi più evidenti della prfoonda crisi economica in cui stiamo precipitando. L’insostenibile ascesa del costo dei carburanti, senza alcun aumento del reddito medio, provoca nelle famiglie la necessità di “tagliare il non necessario”.

Le gite fuori porta, conquiste degli anni ’50 e ’60, sono ormai ridotte al necessario. Le numerose pompe di benzina sono deserte e gli Autogrill semivuoti. Le statistiche parlano di un 10% in meno di consumo di carburante negli ultimi due mesi. Tantissimo, se consideriamo che siamo un paese che viaggia essenzialmente su gomma.

La crisi è questa: è la rinuncia ai benefit, ai privilegi, agli sfizi. Sicuramente ne beneficerà l’ambiente (meno auto = meno smog) ma l’Italia è in un avvitamento senza fine verso il baratro: la contrazione pesante dei consumi si riflette sulle aziende e le imprese, che a sua volta devono ridurre la forza lavoro, gli operai. E’ un cane che si morde la coda, dove solo uno Stato può intervenire. Nei momenti come questo, Keynes insegna, l’aumento della pressione fiscale è una mazzata insostenibile al sistema. L’Italia è troppo cara per attrarre investimenti, troppo cara nella forza lavoro, troppo cara nelle merci e nei servizi.

Il futuro che ci attende è nero. O marrone.