Giorno 1 – Da Pisa a Maspalomas

Dalla finestra dell'appartamento

Partiamo poco dopo le 12:30 dall’Aeroporto di Pisa, dopo aver lasciato l’auto al parcheggio e fatto il check-in dei bagagli. Il volo, particolarmente faticoso a causa dei vicini piuttosto rumorosi e dei sedili stretti e scomodi tipici dei low cost come Ryanair, dura 4 ore e mezzo. L’aereo atterra all’aeroporto di Gran Canaria alle 17:04 ora italiana, 16:04 locali, e dopo aver preso i bagagli, ancora rintontiti, ci dirigiamo verso il box della AutoReisen per prendere l’auto prenotata. Per poco più di 134€, ci viene affidata una VW Up! per 7 giorni, km illimitati e garanzie senza franchigia, con la quale siamo decisi a visitare la bella isoletta dove siamo appena arrivati.

Usciti dall’Aeroporto, la prima cosa che salta all’occhio è la terra scura e brulla dell’isola, di chiara origine vulcanica, che rende il paesaggio da “vecchio west”, con cactus altissimi sparsi ovunque e l’autostrada che taglia questa steppa vulcanica nel mezzo. Solo nell’interno, dove svettano i monti, si vede qualche sprazzo di verde.

In poche decine di minuti (l’isola è relativamente piccola) arriviamo nella zona di Maspalomas, famosa per le sue dune di sabbia (finte) e gli enormi hotel e villaggi turistici. E’ chiaramente un posto ad uso e consumo del turista, con un decadente fascino retro che lo fa più assomigliare ad una Rimini anni ’90 che ad un moderno rifugio per turisti anglosassoni e tedeschi in cerca di caldo.

Qui è tutto uno svettare di alberghi, casermoni multicolori inframezzati da centri commerciali invasi di merce cinese e ristoranti all-you-can-eat e steak house economici e colorati. Per le strade, lunghe e diritte, viaggiano perlopiù taxi e pullman mentre tutto intorno è un gran brulicare di anziane coppiette dalla chiara provenienza nordica.

Persi nella giungla del turismo più squallido e volgare, troviamo gli Apartaments Calma, in Avenida Italia, 5. Come tutti gli altri, è un palazzone incastrato tra altri palazzoni, con un tentativo di edulcorare lo squallore con la piscina e qualche pianta verde tutto intorno.

Scarichiamo le valigie, ci riprendiamo qualche minuto ed usciamo a fare due passi, in un clima dalla temperatura incerta tra il fresco ed il tiepido, condito da qualche spiffero decisamente freddo. E’ ormai ora di cena e dalle ampie vetrate dei ristoranti a buffet affacciati sulla strada si vedono anziani intenti ad abbuffarsi di piatti cinesi o a scrutare attentamente il menù.

E’ tutto piuttosto desolante, tra il kitsch dei locali e l’età anagrafica della clientela, tanto da voler tentare il tutto per tutto ed arrivare al famoso centro commerciale Yumbo di cui tutti parlano entusiasti nelle loro recensioni per risollevare la nostra impressione.

Lo Yumbo, e mi dispiace se offenderò la sensibilità di qualcuno, è una vomitata di cemento dentro una enorme buca nel terreno con tanti loculi di cemento armato addobbati a festa con insegne colorate che ricordano i negozi degli anni 80 e 90, pieni di chincaglierie e merci cinesi di poco valore. Anche qui immancabili ristorantini, cocktail bar e buffet cinesi, che riempiono l’aria del dolciastro e nauseabondo odore di fritto.

Fuggiamo via da questa brutta copia della Rimini anni ’90 per tornare nel nostro miniappartamento, speranzosi che la scoperta dell’isola l’indomani possa risollevare la nostra tragica prima impressione.

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