La frenesia del Natale

Come ogni anno, all’avvicinarsi del Natale, il mondo intorno a me sembra impazzire. Lo si inizia a notare dai cumuli di panettoni e pandori alla Coop, a prezzi stracciati (…ma come può costare 1,20€ un Panettone ?!?!). Poi iniziano ad illuminarsi le vetrine e le strade della città vengono “decorate” da distese di luci colorate. Alle finestre compaiono (speravo fossero passati di moda…) i “babbi natale” e nelle ore serali, soprattutto nel weekend, per le strade si riversano migliaia di persone che affollano centri commerciali alla ricerca del regalo perfetto.

Una follia.

Una follia collettiva che, proprio perché così diffusa, viene scambiata con la “normalità”. Ma cosa c’è di normale nello sfruttare commercialmente una festa religiosa ? Certo, capisco che questo periodo è una splendida opportunità per tutti commercianti ma tutto questo “consumismo sfrenato” assume sempre più un aspetto grottesco che rende insopportabile l’ipocrisia collettiva del Natale.

Ma poi, perché il Natale deve essere sinonimo di regalo ? Certo, ora qualcuno dirà che non è obbligatorio (e ci mancherebbe altro !) però è consuetudine e tradizione che a Natale ci si scambi doni. E non farlo, forse ieri più di oggi, è considerato una incomprensibile scelta che rischia di emarginare chi la compie.

Da anni, insieme a mia moglie, abbiamo scelto di non fare regali per natale. I motivi sono molteplici, ad iniziare dall’odioso consumismo sfrenato di cui ho già parlato. Inoltre, troppo spesso, al di là di tante belle parole (“solo regali utili”) si tende a regalare cose inutili, per il semplice motivo che oramai tutti abbiamo l’indispensabile. Il Natale è diventato, così, la festa del superfluo, ad iniziare dalla tanta paccottiglia che si vende nei famosi “mercatini”.

Ma l’aspetto forse più disgustoso è vedere i carrelli della spesa stracolmi per il tradizionale pranzo di Natale, un vero e proprio schiaffo al buonsenso ed alla sobrietà, doverosa e necessaria in un momento difficile come questo, dove ci sono famiglie che non riescono neppure ad arrivare a fine mese. Ma questo non interessa, perché si preferisce dover mangiare fino a scoppiare, ingozzandosi di schifezze e cibi di scarsa qualità (o credete che i panettoni e i pandori ad 1,5€ siano “di qualità” ?), in nome della “tradizione”.

Apprezzo chi ha avuto il coraggio di spezzare questa spirale, rinunciando al rituale del regalo ed al pranzo luculliano, puntando sui valori sociali e di fratellanza che dovrebbero animare il Natale: una occasione per ritrovarsi, anche in famiglia o tra amici, per rinnovare quel patto di solidarietà e di vicinanza che ci rende “animali sociali”.

Il resto sono tutte cazzate con le quali ci hanno convinto, negli anni e grazie alla TV,  che abbiamo bisogno di essere o di avere “inutilità”, a discapito dei veri valori e principi che dovrebbero animare il Natale.

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