“I received this package today…”

TL;DR Un tweet di denuncia sull’utilizzo poco etico di dati personali è l’occasione per riflettere, ancora una volta, sulle conseguenze della mancata protezione e tutela dei nostri dati personali, che troppo facilmente siamo portati a diffondere in giro, incuranti delle conseguenze.

“I received this package today…” inizia così il tweet apparso sul mio feed stamani, che potrebbe essere usato per dimostrare anche ai più scettici quali sono gli effetti lesivi delle nostre libertà personali derivanti dall’uso indiscriminato dei nostri dati personali.

Il tweet, suddiviso in diverse parti, racconta una storia che può sembrare anche piuttosto banale:

Dear WG, I received this package today a week after purchasing a pregnancy test at your store. I was asked to take the test by my doctor despite having no Fallopian tubes.

I, of course, used my rewards card when checking out. So, I’m pretty sure that’s how this got to me. Let’s consider some things:

THERE IS A FORMULA SHORTAGE, and yet EF is sending out formula all willy-nilly based on the data you clearly sold them. Shame on you EF

Second, what if I were desperately trying to get pregnant and can’t? Wouldn’t this be a kick to the face?!

Try this one on: I’m in an abusive relationship and my partner intercepts this package. Well, now what?!

What do you say to the women in states where abortion is now illegal? Are you trying to make a political statement or is this just a big money grab?

Per chi ha difficoltà con l’inglese, parliamo di una ragazza che ha acquistato un test di gravidanza in un negozio, usando la sua tessera fedeltà (e, quindi, permettendo al sistema di collegare il suo acquisto con la sua identità). Dopo una settimana riceve un pacco regalo contenente prodotti per la prima infanzia, mai richiesto. Da qui la denuncia pubblica a mezzo Twitter che, al di là di aspetti più o meno condivisibili, esemplifica in modo perfetto uno degli scenari derivanti da una mancata tutela dei suoi dati personali.

Qualcuno potrebbe derubricare la vicenda a una promozione commerciale un po’ più spinta del solito, magari inclusa nelle clausole scritte in caratteri microscopici nel modulo che avrà firmato all’atto dell’emissione della carta fedeltà. Probabile, del resto chi si prende la briga di leggere i moduli in legalese che ci vengono fatti sottoscrivere in cambio di sconti e promozioni esclusive?

Interessanti gli scenari proposti, dalla violenza psicologica provocata da un simile regalo nel caso ci fossero difficoltà ad avere un bambino alle conseguenze di un partner geloso che dovesse intercettare il pacco: credo che siano esplicativi, al di là della loro plausibilità, di cosa accade quando rinunciamo, in qualche modo, alla nostra privacy.

Esagerazione? No, non direi. Del resto viviamo costantemente una lesione più o meno pesante della nostra privacy, iniziando dalle fastidiosissime telefonate commerciali che quotidianamente riceviamo. Telefonate che, in una discreta percentuale, abbiamo acconsentito a ricevere, magari cliccando più o meno consapevolmente una checkbox su un sito web.

In Europa, grazie al Regolamento sulla Protezione dei Dati Personali UE 2016/679 “GDPR”, abbiamo sia il diritto di chiedere dove e come hanno ottenuto il nostro consenso al trattamento dei dati personali, recapiti mail e telefonici inclusi, (art. 7) e il diritto di chiederne la rimozione (art. 17).

L’atteggiamento migliore, in ogni caso, è sempre quello della prevenzione. Consiglio di leggere sempre cosa stiamo firmando o accettando, verificando quali sono le clausole e condizioni. Rifiutare tutto ciò che non è vincolante all’esecuzione di un contratto. Non è sempre facile ma, almeno per alcuni servizi e piattaforme in Rete, esistono siti in grado di aiutarci, come TOS;DR.

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