Timiko: il GPS sotto le scarpe di nostro figlio

“La fiducia è bene, il controllo è meglio.”
Lenin

Stentavo a crederci. O, meglio, non volevo crederci. Ieri pomeriggio ho visto in vendita, in un negozio di scarpe della mia città, le scarpe da bambino con il GPS integrato nella suola. Non un semplice GPS ma un dispositivo in grado di riconoscere se la scarpa è indossata e, in caso contrario, registrare l’ultima posizione “attendibile” di nostro figlio. Ovviamente sempre se ci ricordiamo di ricaricare la batteria.

Sono combattuto dal sistema Tikimo, peraltro brevettato e prodotto da una azienda italiana.

Da un lato soddisfano l’evidente necessità di controllo sui propri figli. Dall’altra, però, mi chiedo che fine ha fatto la fiducia, appunto, nei propri figli. Sapere in ogni momento della giornata se sono in bagno o in classe, in giardino o in aula, per strada o al parco giochi, annichilisce di fatto anche quei pochi spunti di conversazione che si possano avere con i propri figli. E da un lato svilisce anche il rapporto di fiducia che deve esserci tra un figlio ed un genitore che, lo ricordo, non sono amici e non sono “pari” (anche se a qualcuno piace pensarla così).

Ideologia a parte, l’idea in sé non è particolarmente innovativa o entusiasmante. Un tracker GPS, un microcontrollore con qualche sensore di movimento, una interfaccia GPRS (già, ci vuole una SIM…) e, ovviamente, l’app dove visualizzare i dati (memorizzati sul server Tikimo, ovvio). Esistevano già collari così per i nostri cani, usati soprattutto nelle battute di caccia per ritrovare il proprio animale.

Oggi stiamo mettendo il collare ai nostri figli, dopo averli rinchiusi sotto una campana di vetro ed aver distrutto il loro futuro.

Michele Pinassi

Nato a Siena nel 1978, dopo aver conseguito il diploma in "Elettronica e Telecomunicazioni" e la laurea in "Storia, Tradizione e Innovazione", attualmente è Responsabile del Sistema telefonico di Ateneo presso l'Università degli Studi di Siena. Utilizza quasi esclusivamente software libero. Dal 2006 si occupa di politica locale e da giugno 2013 è Consigliere Comunale capogruppo Siena 5 Stelle.

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2 Risposte

  1. Simone Biagini ha detto:

    Dovremmo pensare non tanto ad un monitoraggio dei più grandi.. Quanto ad un dispositivo “di sicurezza” per i più piccini.
    Non so quanto è grande la tua prole, ma quando iniziano ad essere completamente autonomi, a correre nel parco giochi etc.. Non si sa mai.
    Ovvio che non vanno persi di vista ma può capitare che in un posto affollato ti scappi di mano e..
    A quel punto non capisci più niente ed il panico ti assale in tempo zero.
    Senza pensare poi alla peggiore delle situazioni, ovvero qualcuno che rapisce il piccolo: una scarpa così può fare la differenza.

    • Michele ha detto:

      Grazie per il feedback.

      Come ho scritto, il problema è controverso. Certo, situazioni particolarmente affollate sono sempre un momento problematico e capita, magari al supermercato o in una grande città, di perdersi di vista. E il panico, comprensibile, monta rapidamente. Si tratta, anche questa volta, di adottare normale “buonsenso” senza scivolare dal bisogno di sicurezza nell’illusione di sicurezza.

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