The days after lockdown – Paura e rabbia

“Il livello di allarme si raggiunge quando lo scadimento etico della
politica non è neppure più percepito come dannoso.”
Carlo Maria Martini

Gli elettori han sempre ragione. Così funziona in democrazia, e il risultato di una elezione deve essere sempre accettato e rispettato.

Il lungo pomeriggio di spoglio alla sezione numero 8, come rappresentante di lista per Toscana a Sinistra, la lista dove ero candidato. Alle 15:00 chiude il seggio e inizia lo scrutinio del referendum: vince il SI, con un discreto vantaggio rispetto al NO. Proseguiamo con il ben più complicato scrutinio delle schede elettorali delle elezioni per il rinnovo dell’Amministrazione Regionale: qui le casistiche sono molteplici, dal voto disgiunto alla doppia preferenza, e ogni scheda elettorale va scrutata con attenzione per non perdere eventuali segni lasciati dall’elettore.

Su 501 schede elettorali (su un totale di 739 elettori complessivi) ci sono circa 20 tra schede nulle e schede bianche: non poche.

Ci sono però tante schede con solo il voto del Presidente, dove spicca una netta maggioranza di quelle con la ‘X’ solo su Giani. Spicca anche una forte polarizzazione del voto, con una maggioranza importante dei voti dati al PD. E alla Lega di Salvini e a FDI della Meloni. Le altre forze politiche sono in netta minoranza, con alcune che ricevono a malapena una manciata di voti.

Il trend della sezione 8 sarà poi confermato dal risultato Regionale e nazionale: al Referendum Costituzionale vince il SI e in Regione il PD, con Giani presidente. A malapena riesce a entrare nel Consiglio il M5S (dilapidando in pochissimi anni un patrimonio enorme di voti), con neanche il 7%. Scompare tutto il resto: (quasi) nessuna delle altre forze politiche riesce a superare lo sbarramento al 5% (3% se si è in coalizione).

Ho visto una forte polarizzazione del voto. La cui analisi, secondo me, non può prescindere da una analisi del contesto socioeconomico in cui è avvenuta la votazione stessa. Il CoVID ha provocato crisi, incertezza, paura e rabbia. Testimoniate, a mio parere, nell’espressione di voto.

Positivo l’aumento dell’affluenza (62,6%) rispetto al 2015, che vide solo il 48,28% dei cittadini partecipare alla tornare elettorale regionale. Un aumento che potrebbe significare la volontà di partecipare o, al contrario, la paura di veder vincere uno schieramento politico contrario al proprio: è stata la paura della vittoria della destra a dominare, attraverso la “chiamata alle urne” e al “voto utile”, una bella fetta della campagna elettorale. Più dei temi e dei propositi, che questa volta sono sembrati non interessare particolarmente all’elettorato.

Forse l’ “errore” di Toscana a Sinistra, così come di altre forze politiche, è stato non comprendere fino in fondo il momento storico. Ammesso che fosse possibile comprenderlo e adattarvisi. Storicamente, se non ricordo male, nei momenti di paura e di crisi economica e sociale, l’elettorato si rifugia a destra, nei “porti sicuri”. E così è stato: l’elettorato si è “rifugiato” nel porto sicuro del PD, della Lega, di FDI.

Di questi tempi, meglio non azzardare.

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