The days after lockdown – Paura della normalità o normalità della paura?

“L’importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la
propria paura e non farsi condizionare dalla stessa. Ecco, il coraggio è questo,
altrimenti non è più coraggio ma incoscienza.”
Giovanni Falcone

La vecchia normalità, come vivevamo prima del Coronavirus, sembra sempre più lontana. A stento mi ricordo com’era. Certo, potevo uscire, andare dove desideravo senza limiti, all’outlet, all’Ikea, alla Lidl. Incontrare gli amici, andare a mangiare una pizza fuori, portare il figlio al parco. Andare in palestra, fare quattro chiacchiere con gli altri, uscire a correre senza sentirmi un criminale (questo però anche adesso). Ricordi di un recente passato che sembra quasi destinato a rimanere tale.

Anche se molti esercizi commerciali stanno riaprendo, qualcosa è cambiato. È quasi come se la magia fosse svanita. Manca quella tranquillità, rilassatezza, serenità di prima. Sembra quasi di essere costantemente sotto osservazione. Magari la mascherina si è spostata, lasciando scoperto il naso. O forse il guanto s’è rotto. Oppure ho fatto un gesto, una mossa, sconveniente o pericolosa. O peggio, proibita. Non saprei dire esattamente cos’è, è come una sensazione di disagio. La sensazione che il gioioso, spensierato e luminoso luna park pre-covid, fatto di consumismo sfrenato, voli low-cost, offerte strepitose etc etc etc… sia ormai chiuso. E che rimanga la stessa malinconica atmosfera dei parchi gioco dopo la chiusura.

Chiusura, come quella di alcuni esercizi commerciali. Proprio stasera, su un negozietto del mio paese, il cartello “Liquidazione per chiusura attività“. Pensare che proprio due settimane fa c’ero stato e, scambiando 4 chiacchiere con la proprietaria, sembrava quasi che le cose stessero andando meglio (complice il lockdown che ha fatto riscoprire l’importanza dei negozietti locali). Evidentemente non è andata bene, purtroppo. La chiusura di un piccolo negozio di Paese è una perdita per tutta la società: meno servizi, l’economia locale rallenta. Diminuisce sensibilmente anche il valore degli immobili, dettato anche dalla disponibilità dei servizi. Questa chiusura temo non possa essere l’unica e non credo ci sia molto, al momento, che possiamo fare per cambiare la drammatica realtà delle cose.

Non mancano poi assurdità e controsensi normativi, ovviamente. Come quella del bar: posso andare a prendere un caffè ma non berlo dentro il locale. Neppure fuori, eh! Devo tornare a casa e berlo in salotto. Inutile fare come il barista che, in uno slancio di gentilezza, ha portato il caffè ai poliziotti di pattuglia davanti al suo bar, a Torino: i vigili, inflessibili, lo hanno multato. Motivo? I poliziotti mica abitano lì, quindi non vale la consegna a domicilio. Aperti i negozi di abbigliamento per bambini. Solo per bambini, eh! I grandi devono sfruttare i vestiti e le scarpe dell’anno prima. Però sul web si possono comprare, per la gioia dei negozianti nostrani. Comunque, dal 18 riapriranno tante altre tipologie. Compresi i negozi di scarpe, dopo aver sanificato e sterilizzato tutto. Dice che il Covid sia dispettoso e si nasconda, anche per mesi, dentro i negozi chiusi! Comunque, fatto 30 facciamo 31 e aspettiamo qualche giorno in più.

La propaganda governativa continua ovviamente la sua opera di educazione e controllo mentale. La metto così, in modo orwelliano. Non saprei come altro descrivere le foto degli affollati navigli milanesi e il sindaco Sala che tuona contro i cittadini che non rispettano le regole. Usavano droni, elicotteri e tutte le altre possibili diavolerie per scovare e sanzionare i runners solitari e non riescono a impedire gli aperitivi sui navigli in un giorno feriale? Sicuramente è più utile scatenare l’indignazione collettiva, per rafforzare la fede del cittadino bravo e ubbidiente. Davvero non vi pare di vedere i due minuti d’odio?

A proposito di fede, dal 18 torneranno a essere celebrate anche le funzioni religiose. Con tutte le precauzioni, ovviamente. Mascherina, guanti e gel idroalcolico.

Per finire, ecco gli agenti con il caschetto ipertecnologico con hud e telecamera infrarossi incorporata, a misurare la febbre ai cittadini che incontrano. All’aeroporto di Fiumicino come nella metro di Milano, le termocamere permetteranno di identificare immediatamente tutti coloro che superano la fatidica soglia dei 37,5°C di temperatura corporea. Tempi duri per chi, fisiologicamente, ha la temperatura un po’ più alta del normale. Se non avete guardato la serie Black Mirror, soprattutto adesso che i cinema sono ancora chiusi, trovate il tempo di farlo.

Nel varesotto, a Castellanza, stanno sperimentando dei braccialetti elettronici high-tech per mantenere a distanza i bambini dai 4 ai 6 anni che frequentano gli asili. Il braccialetto vibra se un bimbo si avvicina troppo agli altri. La trovo una idea mostruosa. Spero che rimanga solo una boutade tanto per finire sulla stampa. Tuttavia, per quanto mostruosa, sembra quasi meglio dell’ipotesi ministeriale di mandare i ragazzi a scuola, da settembre, in modo alternato: mezzi in classe, mezzi a casa in videoconferenza. Sono queste le brillanti idee di coloro che sono pagati per amministrare il nostro Paese?

Chiudo questa pagina di diario con una buona notizia, forse l’unica di questi giorni: liberata Silvia Romano, la volontaria rapita un anno e mezzo fa in Kenya. Domani arriverà in Italia. Ricordatevi di spegnere i social. Vi prego.

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