Una Proposta di Legge per vietare l’anonimato in rete

“L’era digitale ha difatti cambiato anche il
senso del dimenticare, disegnando un mondo
in cui ogni informazione è sempre attuale,
sempre accessibile e sempre disponibile.”
dal testo della PDL n. 4692 del 10.10.2017
Se davvero “ogni popolo ha il governo che si merita“, come da citazione del filosofo Joseph de Maistre, siamo messi davvero male. Ma, più che altro, stupisce la leggerezza con la quale alcuni parlamentari si lasciano andare a proposte decisamente bizzarre come la Proposta di Legge n. 4692 a firma DE GIROLAMO e altri Parlamentari del Pdl dal titolo “Introduzione del divieto dell’uso anonimo della rete internet e disposizioni in materia di tutela del diritto all’oblio“.
Partiamo dai presupposti della proposta:
Purtroppo non mancano nella cronaca quotidiana molti esempi del secondo tipo (uso “distruttivo” di internet, ndr): notizie diffuse sul web senza alcun criterio che offendono interessi primari della persona (immagine, reputazione e dignità), compromettendo finanche il diritto all’oblio. […]
Da più di qualche anno, si osserva la costante evoluzione di notizie false, fake news o bufale, che circolano a una velocità impressionante e che hanno già determinato le reazioni della Francia (dove le iniziative sono state assunte da diversi media che hanno fatto fronte comune con Facebook) e dalla Germania.
al che, eccoci al nocciolo della questione:
Entra pertanto in gioco il problema dell’anonimato: si rende necessaria l’introduzione di una procedura di registrazione che permetta alle autorità preposte, in caso di necessità, di ottenere il riconoscimento di un individuo sconosciuto del quale è stato evidenziato un potenziale comportamento sospetto sulla rete internet
ed eccoci arrivare alle proposte fattive:
L’articolo 1, al comma 1, pone il divieto di inserire contenuti on line di qualsiasi genere in forma anonima.
Ma la chicca è, rullo di tamburi:
Al fine di contrastare l’anonimato, il comma 2 obbliga tutte le piattaforme digitali, non solo quindi quelle che oggi costituiscono i colossi della rete internet , a registrare gli utenti tramite nome utente, password, indirizzo di posta elettronica e codice fiscale. Terminata la procedura di registrazione, il sistema deve inviare una e-mail di conferma dell’iscrizione all’indirizzo di posta elettronica inserito, attraverso la quale il destinatario, ove diverso dall’utente registrato, può effettuare l’apposita segnalazione.
Perdonatemi se non ho ben chiaro il meccanismo suggerito (anzi, imposto, essendo contenuto in una proposta di Legge…). Mi registro come al solito (la novità è forse nell’obbligatorietà di inserire il codice fiscale ?) e mi deve arrivare una mail di conferma. E qui, se uso la mail di un altro, questo può fare una “segnalazione”. Ok, forse mi sono distratto: dov’è la novità ?
Questo sforzo immane per arrivare a…
L’obiettivo della disposizione è quello di regolamentare la rete internet e ottenere, di conseguenza, una forma « civilizzata » di spazio telematico.
Ok, qui stiamo davvero toccando vette altissime che non meritano neanche un commento (in realtà ne meriterebbero tanti e tutti poco piacevoli per gli estensori della proposta in questione).
Tuttavia preoccupa come in un momento storico come l’attuale, con l’attacco da più parti alla net-neutrality, alcuni parlamentari di una forza politica che si chiama “Popolo delle Libertà” (quali ?) si preoccupino di proporre normative liberticide come questa, probabilmente senza neanche avere la reale e piena consapevolezza delle conseguenze anche sul mercato dell’ITC italiano. Infatti, e questo è bene precisarlo, gli obblighi si attuerebbero solo sui provider residenti nel territorio italiano, sui quali penderebbero sanzioni fino a 5 mln di € (!) nel caso non ottemperino agli obblighi proposti. Quindi, non solo una normativa simile avrebbe un impatto pari a zero sugli scopi per le quali gli estensori dichiarerebbero di averla scritta ma, anzi, aggraverebbe ulteriormente i provider degli obblighi da ottemperare, a cui -ricordo- è in fase di arrivo la proposta per il data redention obbligatorio a 6 anni (altra assurdità tutta italiana).
Sono convinto, e me lo auguro, che una tale proposta di legge non veda mai la luce. Ma il solo fatto che certe assurdità vengano pensate la dice lunga sulla conoscenza che i nostri Parlamentari hanno dello strumento Internet. Strumento che, nel bene e nel male, è diventato un bene essenziale per la società contemporanea: tentare di imbrigliarlo, oltre che impossibile, è molto rischioso.

Michele Pinassi

Nato a Siena nel 1978, dopo aver conseguito il diploma in "Elettronica e Telecomunicazioni" e la laurea in "Storia, Tradizione e Innovazione", attualmente è Responsabile del Sistema telefonico di Ateneo presso l'Università degli Studi di Siena ed esperto di sicurezza informatica nello staff del DPO. Utilizza quasi esclusivamente software libero.

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