Un Paese che non può funzionare

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Sarà che stamani mi sono svegliato un po’ giù di tono, sarà che ieri sera ho visto la Min. De Girolamo dire “come cittadina italiana, sono anche io in ansia per l’aumento delle tasse…” (tanto da scatenarmi uno scatto d’ira non indifferente…meno male che non ero a casa mia !) ma proprio stamani ragionavo su come non può funzionare un Paese come l’Italia, allo stato attuale.

Ho la fortuna (e considerato i tempi che corrono, lo è veramente !) di lavorare da quando avevo 20 anni: sono 15 anni che mi occupo di informatica, come sistemista, come programmatore, come webmaster. Ho consolidato, credo, almeno un minimo di esperienza nel settore. Dopo i miei primi 5 anni lavorativi con contratto CO.CO.CO (proprio da pollo…), dove il mio primo stipendio è stato (si parla del 1998…) di 1.800.000 lire, mi trovo adesso con 7 anni lavorativi all’interno dell’Università di Siena, inquadramento C1, a ben 1100€ mensili: una bella crescita professionale, vero ?

Eppure mi occupo ancora di sistemi informatici, per l’esattezza di tutto il Sistema Telefonico di Ateneo, portando avanti anche la migrazione dell’intera Università a VoIP. Non ho fatto un solo scatto di anzianità, per quanto lo ritenga ingiusto come sistema di promozione. In 7 anni non è calato solamente il potere d’acquisto ma è calato anche lo stipendio, grazie alla decurtazione di tutta una serie di indennità.

In questi anni ho visto coetanei entrare in altre realtà lavorative e fare carriera, così come ho visto coetanei non riuscire a trovare uno stralcio di lavoro decente e trascinarsi avanti tra contratti da precario ed a progetto. La differenza tra queste due realtà, spesso, non era il merito ma la parentela: la famiglia -o la tessera di partito o di sindacato- era troppo spesso la risposta alle domande.

Un Paese che si regge sulla raccomandazione, sul favore, sull’appartenenza non ha futuro. La selezione della classe dirigente avviene per criteri non meritocratici, portando troppo spesso emeriti imbecilli ai ruoli di comando. Burattini nelle mani dei veri potenti, coloro che stanno nell’ombra, che non appaiono sui giornali. Un immenso teatrino di proporzioni nazionali, con noi semplici cittadini nel ruolo di figuranti da illudere con qualche briciola della grossa pagnotta che si stanno divorando i soliti pochi.

Il Paese si trascina avanti da decenni erodendo i risparmi di una classe media che è ormai scivolata nella povertà, senza alcuna speranza nel futuro invischiati in un eterno presente. La soluzione sarebbe togliere dalle scatole l’intera classe dirigente, applicando finalmente criteri meritocratici per la selezione. Ma chi decide la classe dirigente ? Per quanto riguarda il settore pubblico, è la Politica.

Ma se la politica è mediocre, incapace, corrotta, come può effettuare una selezione su criteri diversi dagli attuali ?

“Allora iniziamo dalla Classe politica: rinnoviamola !”. Ma la classe politica viene selezionata da noi cittadini, troppo spesso corrotti e disposti a scendere a patti per qualche briciola, per la poltrona, per il posto al figlio, per quel permesso a costruire abbandonato nei cassetti dell’ufficio tecnico comunale…e allora abdichiamo alla nostra dignità, dando il voto non al migliore ma a colui che più garantisce i miei personali interessi.

La classe politica è lo specchio fedele del Paese: se non cambiano i cittadini, noi Italiani, questo Paese non potrà mai funzionare.

Michele Pinassi

Nato a Siena nel 1978, dopo aver conseguito il diploma in "Elettronica e Telecomunicazioni" e la laurea in "Storia, Tradizione e Innovazione", attualmente è Responsabile del Sistema telefonico di Ateneo presso l'Università degli Studi di Siena. Utilizza quasi esclusivamente software libero. Dal 2006 si occupa di politica locale e da giugno 2013 è Consigliere Comunale capogruppo Siena 5 Stelle.

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