L’infrastruttura ICT italiana è pronta?

“- Prendi più tè.
– Non ne ho ancora preso niente, non posso prenderne di più.
– Vuoi dire non puoi prenderne di meno. È facile prendere più di niente.”
Alice nel Paese delle Meraviglie

In questi giorni “complicati” a causa della diffusione del coronavirus, si parla sempre più delle forme smart d’interazione tra persone. Che sia smart working o lezioni a distanza (“teledidattica“) usando i mezzi più disparati, dalle soluzioni più professionali a quelle più amatoriali, l’Italia sta –in drammatico e colpevole ritardo– scoprendo che la Rete non è solo social e gattini ma può rappresentare uno strumento eccezionale sia per lavorare che per studiare.

Tuttavia, la realtà italiana non è sempre quella sorridente dei volti degli attori e delle attrici che promuovono la vendita della “banda larga” sui mezzi di promozione, promettendo velocità mirabolanti in download e upload (ma poi, di tutta questa banda, ma che ci dovete fare?).

Abito in una frazione di un piccolo comune a una manciata di km da Siena, una città importante, con il reddito medio tra i più alti della Toscana e sede del terzo polo bancario italiano (Banca Monte dei Paschi). L’ADSL, a casa mia, è arrivata più o meno –se ricordo bene– nel 2008. Prima di allora, si andava con il modem analogico a 56k. Per avere il servizio ADSL, che già in quegli anni era molto diffuso, scrissi decine di lettere all’allora sindaco, ai provider locali e alla stampa. Alla fine, l’ADSL arrivò, alla strabiliante velocità di 2 mbps in download e 512K in upload.

Son passati 12 anni e oggi ho sempre la medesima ADSL, nel frattempo “upgradata” gratuitamente a 8 mpbs. Non che sia cambiato molto, per me: per l’uso che ne faccio, navigazione web, posta elettronica, chat e qualche film in streaming, vanno più che bene (di banda larga, tanto per chiarire, non se ne parla proprio!)

Almeno, andrebbe più che bene: in questi giorni, forse a causa dell’aumento delle persone in casa e conseguenze utilizzo dei servizi Internet, la qualità del servizio è davvero penosa. Soprattutto la sera, in particolare dalle 18 alle 22 circa, è diventato quasi impossibile anche solo aprire una pagina web.

Sia chiaro: rispetto ad altre realtà, anche del mio comune, mi sento comunque un privilegiato.

I miei genitori, che abitano a pochissimi km di distanza da me in una frazione a circa 6 km in linea d’aria da Siena, dopo anni di ADSL lentissima e inutilizzabile (ma interamente fatturata, eh!), hanno dovuto optare per una soluzione 4G/LTE che garantisce almeno un minimo di usabilità della Rete.

Va peggio per alcuni miei conoscenti, anche di zone limitrofe alla città, per i quali l’ADSL è ancora oggi un lontano miraggio. Talvolta anche il servizio 4G/LTE non va così bene, a causa di scarsa copertura del segnale.

Chiaramente, se il nostro Paese è così indietro nell’uso della Rete la responsabilità è anche nelle infrastrutture, pesantemente carenti, inadeguate, inadatte. Ci sono zone nel nostro Paese dove manca una banale connettività ADSL o copertura 4G/LTE (in Toscana, sono 42 i comuni con questa problematica). Non parlo della tanto propagandata “fibra“, che probabilmente alcune aree non vedranno mai, ma proprio dell’impossibilità di poter avere una connessione sufficiente anche solo a poter usare i servizi Internet più banali.

Come potranno partecipare alle lezioni on-line gli studenti che abitano in queste zone? Come faranno a lavorare in smart working i dipendenti e professionisti che vivono in questi comuni?

Eppure, non si contano negli anni i mirabolanti progetti, finanziamenti e promesse per colmare il divario digitale che ancora affligge il nostro Paese. Un divario sia tecnologico che culturale, che l’emergenza “Corona virus” rischia di acuire ancora di più, in particolare sotto il profilo economico.

Quanto ci è costata, quanto ci costerà, questa drammatica arretratezza infrastrutturale?

La Rete, Internet, rappresenta oggi la più grande e importante opportunità di crescita e sviluppo, economico e culturale, del nostro Paese. Ma senza infrastrutture adeguate, rimangono solo le vuote promesse di qualche esponente politico e la lentezza esasperante delle nostre connessioni alla Rete (siamo tra gli ultimi in Europa).

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