“Hate speech” sui social network

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hatespeeckfbPuò una giusta denuncia da parte di un cittadino sull’abbandono di rifiuti nelle campagne senesi trasformarsi nell’occasione per sfogare la propria rabbia e frustrazione nei confronti di una categoria, in questo caso dei ciclisti ?

A quanto pare, nell’era dei social network, la domanda che Facebook ti rivolge ad ogni connessione “A cosa stai pensando ?” viene presa con troppa leggerezza o come occasione di sfogo, scollegando temporaneamente le aree del raziocinio e della buona educazione senza pensare che ciò che scriviamo su quella insignificante casella di testo rimane “incisa” per sempre nel lungo, lunghissimo muro della Rete. E che, un domani, potrebbe ritorcersi contro, come ben sanno tutti coloro che sono stati licenziati a causa di un innocente tweet o di un commento troppo critico nei confronti del proprio datore di lavoro.

Certo, nell’episodio che mi ha portato a questa riflessione non si parla di lavoro. Ma la maleducazione di uno o più cittadini che hanno gettato immondizia lungo le strade dell’Eroica, la storica corsa ciclistica, può giustificare gli auguri di morte o il rammarico perché “Lanno scorso uno c’è rimasto secco . Quest’anno niente peccato.” (sia l’accento che l’acca mancano nel commento originale, non è un mio errore) ?

Niente di nuovo, l’hate speech è una fenomenologia nota ormai da anni, tanto che negli Stati Uniti si discute da anni del fenomeno sia sotto il profilo giuridico che sociale. Addirittura, alla Humbold State University uno studente ha elaborato una mappa interattiva sulla diffusione dei tweet omofobici negli States (visibile qui).

Anche in Italia, patria dei grandi proclami, dietro il progetto europeo per combattere l’istigazione on-line all’odio, addirittura si è mossa la Presidenza del Consiglio dei Ministri attraverso il progetto “No Hate Speech” con l’immancabile logo rosso ed il link per le segnalazioni:

Young People Combating Hate Speech Online “I giovani combattono l’istigazione on line all’odio” è un progetto del Consiglio d’Europa volto a sensibilizzare i giovani contro episodi di intolleranza ed espressioni violente nei confronti del diverso manifestati on line, che riguardano differenze religiose, di genere, culturali, ma anche episodi di bullismo.

Bene precisare che, al di là delle squallide battute da Bar dello Sport, l’incitamento all’odio in Italia è reato (L. 205/25 giugno 1993 c.d.Legge Mancino“) punito anche con la carcerazione.

Però, al di là di ciò che è considerato reato, cosa porta gli utenti dei social network a dover seminare pubblicamente “odio” ? Forse la facilità con la quale possiamo scrivere ciò che vogliamo porta a soddisfare i più bassi istinti umani su uno strumento che, illusoriamente, crediamo di poter controllare ?

Cosa porta questi utenti a scrivere con tanta leggerezza frasi del tipo “Io quando le vedo sulla cassia specialmente quando sono in coppia una voglia di dargli na botta .”, senza pensare alle conseguenze terribili che uno stupido gesto del genere potrebbe portare ? E’ facile raccogliere “Mi Piace” sulla scia emotiva, magari senza riflettere. Ma se veramente siamo dotati quell’intelligenza che ci contraddistingue dagli animali, come a molti piace ricordare (ma dubito che gli animali siano capaci di provare sentimenti di odio…), forse bisognerebbe contare fino a 10 prima di scrivere o di cliccare. Perché ci vuole pochi secondi a scrivere scempiaggini che la memoria della Rete non dimenticherà mai.

 

Michele Pinassi

Blogger, appassionato di tecnologia, società e politica. Attualmente Responsabile del Sistema telefonico di Ateneo presso l'Università degli Studi di Siena ed esperto di sicurezza informatica nello staff del DPO. Utilizza quasi esclusivamente software libero.

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