Gli esuberi della GSK ed il ricatto del lavoro

La questione che in questi giorni sta investendo la politica senese in merito alla decisione della Gsk, la big pharma che si è sostituita a Novartis, di riorganizzare i poli produttivi di Siena e Rosia con conseguenti 127 esuberi ed il trasferimento del centro di ricerca, riporta prepotentemente alla ribalta il problema dei rapporti tra amministrazione pubblica e le grandi imprese multinazionali.

Da una parte infatti troviamo i rappresentanti di comunità più o meno grandi, come quella senese e dei comuni limitrofi, alle prese con la necessità di tutelare i posti di lavoro. Dall’altra gli interessi internazionali di imprese estese in tutto l’occidente, con migliaia e migliaia di dipendenti, con azionisti ed investitori affamati di denaro, sempre alle prese con la riduzione dei costi e la massimizzazione dei profitti.

La diatriba non è di facile risoluzione poiché entrambi gli attori hanno interessi non sempre conciliabili: la politica desidera più posti di lavoro per i suoi cittadini (che spesso coincide con più voti), la società privata vuole massimizzare il profitto. La politica però ha il potere di influire su alcune scelte dell’azienda, come permetterne l’espansione o nuovi insediamenti, eventuali agevolazioni fiscali, mentre l’azienda utilizza il ricatto occupazionale come leva per le trattative che spesso sfociano nel ricatto “o mi concedi di… o me ne vado”.

Senza scomodare la lotta di classe tra operai e padroni, soprattutto quando i padroni sono grandi e distanti (ben diversa è la situazione per le piccole aziende locali), la questione su cui riflettere è come allentare il peso contrattuale di queste grandi aziende private che non possono, giocando sulla pelle dei lavoratori, arrogarsi il diritto di trasformare i cittadini in “schiavi moderni”.

E’ pur vero che nel perenne periodo di crisi del lavoro in Italia (presente da sempre nei miei ricordi, e basta rivedersi i vecchi telegiornali degli anni ’80 e ’90 per ascoltare le sempre presenti promesse di “più lavoro, meno tasse” dei politici di ogni epoca) questi grossi serbatoi di occupazione hanno gioco facile: basta minacciare riorganizzazioni o trasferimenti per mettere in subbuglio intere comunità, costringendo la politica ad abbassare la testa davanti alle eventuali richieste o, addirittura, ad offrire benefici di vario genere pur di mantenere la presenza dell’azienda nella propria zona. Tutto questo ovviamente con buona pace dei piccoli imprenditori o delle piccole aziende familiari, che negli ultimi anni sono state letteralmente “falcidiate” senza che si muovesse alcunchè.

Torniamo al vero problema: la mancanza di alternative o di una “caduta morbida”. Se questi 127 dipendenti in esubero avessero la possiblità di garantire a sé stessi ed alle loro famiglie una esistenza dignitosa ed una speranza di rioccupazione, probabilmente la politica non sarebbe costretta a subire impotente le decisioni delle grosse multinazionali. Penso ad esempio alla proposta del Reddito di Cittadinanza, mai voluta dalle forze politiche di governo del Paese, che avrebbe comunque consentito un “atterraggio morbido” agli esuberi, conciliando sia la necessità di vivere dignitosamente con l’inserimento in un programma di rioccupazione governativo. Ovviamente questo avrebbe però diminuito il peso delle forze politiche nell’eterno gioco del “voto di scambio” sul lavoro, presente a Siena come a Palermo. Questo non avrebbe permesso al Sindaco di farsi bello per i suoi incontri con la dirigenza della Gsk (che cosa avranno mai da dirsi ? Forse il Sindaco implorerà in ginocchio all’azienda di tornare sulle proprie decisioni ?) e non avrebbe consentito alle forze politiche di speculare sul destino di questi 127 dipendenti con comunicati stampa e richieste di consigli comunali straordinari.

Se il governo del Paese avesse favorito, attraverso seri e cospicui investimenti sulle infrastrutture, detassando il lavoro e favorendo la creazione di imprese, l’occupazione non ci sarebbe più alcun presupposto per questo schifoso “ricatto del lavoro”. Ma in un Paese dove non c’è ricatto, come potrebbero questi politici incapaci e delinquenti avere terreno fertile per poter continuare a vivere a sbafo ?

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