Fake news? Ecco perché son passato al Partito Pirata

Art. 1 -Denominazione, sede e simbolo
[…]c) Gli strumenti informatici attraverso i quali l’associazione si propone di organizzare le modalità telematiche di consultazione dei propri iscritti disciplinate nel prosieguo del presente Statuto, nonché le modalità di gestione delle votazioni, di convocazione degli Organi Associativi, di pubblicazione di -a titolo esemplificativo e non esaustivo -avvisi e/o provvedimenti e/o direttive e/o decisioni saranno quelli di cui alla cd. “Piattaforma Rousseau”, mediante appositi accordi da stipularsi con l’Associazione Rousseau.”

STATUTO dell’associazione denominata “MoVimento 5 Stelle”

L’articolo odierno su “Il Blog delle Stelle” in merito alle “fake news su Rousseau” mi ha fatto riflettere sul perché, dopo 11 anni di “attivismo” (e 5 come portavoce al Comune di Siena) nel Movimento 5 Stelle –fatto di giornate sotto i gazebo, migliaia di volantini, manifesti, eventi e km su km per informare i cittadinidopo le politiche del 2018 me ne sono andato disgustato per passare al Partito Pirata.

Nel Partito Pirata non si usano strategie linguistiche per tentare di giustificare o di minimizzare quanto accaduto. E mi riferisco in particolare alla sanzione da 50.000€ comminata dal Garante della Privacy all’Associazione Rousseau, con provvedimento n. 9101974 del 4 aprile 2019.

Nel Partito Pirata non esistono regolamenti che impongono agli eletti versamenti obbligatori ad associazioni private, di cui peraltro gli eletti stessi non fanno parte: parlo di quanto accettato dagli oltre 300 parlamentari del M5S che hanno sottoscritto il “REGOLAMENTO PER LA SELEZIONE DEI CANDIDATI DEL MOVIMENTO 5 STELLE ALLE ELEZIONI POLITICHE DEL 4 MARZO 2018 NEI COLLEGI PLURINOMINALI E UNINOMINALI” che, tra gli altri obblighi e limitazioni, impone che “all’atto dell’autocandidatura ogni candidato si impegna, qualora la sua candidatura dovesse essere accettata e successivamente risultasse eletto alla Camera o al Senato, a onorare quanto previsto dall’articolo 5 del Codice Etico ed erogare un contributo mensile di euro 300 destinato al mantenimento delle piattaforme tecnologiche che supportano l’attività dei gruppi e dei singoli parlamentari”.

Nel Partito Pirata le infrastrutture tecnologiche vengono gestite dal Partito stesso, non da una Associazione di terze parti il cui presidente è il figlio del defunto (e compianto) co-fondatore del MoVimento 5 Stelle.

Nel Partito Pirata la trasparenza è un valore reale e irrinunciabile, attuato anche nelle votazioni sulla piattaforma “Agorà” basata su LiquidFeedback. Piattaforma dove ogni iscritto abilitato (dopo 90gg dall’iscrizione al Partito) può votare, integrare o lanciare nuove iniziative, senza dover attendere la decisione “calata dall’alto” del Capo Politico e limitarsi ad esprimere una delle scelte preconfezionate.

Nel Partito Pirata non c’è il Capo Politico. Né c’è mai stato. Non abbiamo mai sentito il bisogno di avere uno che ci dicesse cosa fare e come farlo: le decisioni sono realmente collegiali e sottoposte sempre alla ratifica dell’Assemblea Permanente degli iscritti.

Ma soprattutto, nel Partito Pirata c’è un reale dibattito interno, che sfocia spesso e volentieri anche in accese diatribe. La Democrazia vive anche del confronto, talvolta anche con toni accesi, tra chi non la pensa necessariamente sempre allo stesso modo.

Niente può rimanere immobile e immutato nel tempo. La società evolve e, con lei, anche gli attori che ne fanno parte, politica inclusa. Cambiano i mezzi, gli strumenti, i modi e le persone. Ma i principi fondanti devono rimanere immutati. Altrimenti non è cambiamento: è solo l’ennesima truffa elettorale, esattamente come quelle che il MoVimento 5 Stelle voleva combattere.

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