Dal 17 Agosto 2015, a Siena qualcosa è cambiato

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Possiamo negarlo, far finta di niente, protestare contro chi ne parla sui social, additare i “gazzillori” (in dialetto senese, le persone che mettono bocca senza conoscere il Palio e frequentare la Contrada) o i giornalisti.

Possiamo anche dare la colpa al sindaco, al prefetto, al ministro dell’Interno e agli animalisti. Al tempo piovoso –perché no ?– ed anche ai curiosi e leghisti che nel pomeriggio di domenica 16 sono andati all’Acquacalda (dove era in corso la protesta degli animalisti) a intonare cori senesi.

In questi giorni sui social e quotidiani locali e nazionali tutti hanno detto tutto ed il contrario di tutto, sparando opinioni e sentenze a raffica, come se l’argomento “Palio” fosse una novità e come se da molti anni non si fronteggiassero tre forme di pensiero diverse: i senesi, gli arroganti ed i rispettosi. Già, i “senesi” sono a parte, perché chi è nato a Siena il Palio ce l’ha dentro, nel DNA. Lo sente scorrere nelle vene quanto, in mezzo a decine di migliaia di persone, stipato nel caldo della conchiglia nel tardo pomeriggio del 2 luglio e del 16 agosto, inizia a fremere alla vista della fatidica “busta bianca”. Ed il punto più alto della magìa paliesca credo si tocchi proprio in quell’istante, quando la piazza intera tace ed attende che il mossiere sveli l’ordine alla mossa.

Non credo che sia spiegabile tutto questo. E meno che mai nel mondo contemporaneo, dove tutto dura il tempo di un click, dove le notizie si susseguono in un turbinio infernale di tweet e post, dove tutto viene condensato in poche righe o poche immagini.

Per questo le altre due categorie sono gli intransigenti ed i rispettosi. C’è chi rispetta quello che non può, o non vuole, capire e chi pretende di avere il diritto di dire la sua: diritto sacrosanto, ci mancherebbe altro, ma quando si tocca un sentimento collettivo patrimonio di una città permettetemi di consigliare almeno un minimo di umiltà.

La questione poi diventa ancora più seria quando pensiamo che, nel mondo interconnesso ed ipermediaticizzato di oggi, qualsiasi palcoscenico diventa immediatamente appetibile a chi è in cerca di visibilità. E così un evento disgraziato diventa immediatamente il gancio dove attaccarsi per strumentalizzare ed ottenere quei 15 minuti di celebrità che Andy Warhol non avrebbe voluto negare a nessuno. Così è stato per il “prima” e per il “dopo” carriera.

Agosto 2015 a Siena sarà ricordato non solo per la carriera rimandata a causa della pioggia e neanche per la prima manifestazione autorizzata all’interno del territorio comunale. Non sarà ricordato solo per le scaramucce su FB tra arroganti né per le prese di posizione dell’intellighenzia cittadina, che in questi giorni sta snocciolando accuse a destra e manca come neanche per il crollo della Banca MPS a seguito dell’acquisizione dell’Antonveneta. Questo Agosto sarà ricordato soprattutto perché abbiamo lavato i nostri panni più intimi e “sporchi” senza filtro alcuno, con la colpevole complicità dei media e della politica.

Già, il Monte. Ma che c’entra il Monte ? Sarà una mia opinione personale, personalissima, ma se questo Palio ha segnato un “punto di non ritorno” lo si deve proprio alla situazione del Monte. Quello che prima era un potentissimo ombrello per la nostra città di 55.000 abitanti, sede della terza banca più importante d’Italia e di una massoneria fortissima, di una classe politica che gestiva milioni e milioni di euro attraverso le sponsorizzazioni, i prestiti (che oggi sono crediti inesigibili o sofferenze…), i contributi erogati dalla Fondazione e le poltrone, in un sistema clientelare mafioso chiamato affettuosamente “sistema Siena” che garantiva alla pseudo-sinistra locale un pacchetto di voti sicuro e la maggioranza in tutta la provincia (non a caso la più “rossa” d’Italia).

Tutto questo non c’è più o, meglio, c’è ancora ma molto meno potente di prima. Sono finiti i soldi delle erogazioni a ripianare i debiti nel bilancio comunale, a supportare associazioni e pacchetti di voti, a sponsorizzare squadre di calcio e di basket in serie A. A controllare ed a proteggere Siena e le sue tradizioni.

Fine, stop.

E come ha scritto Daniele Magrini nel suo ultimo editoriale, “o tiriamo fuori la qualità della nostra civiltà, o saremo sopraffatti dal fango delle strumentalizzazioni“. Perché Siena, al di là delle immagini e dei tweet, è una grande città. Non so se trionferà immortale ma almeno dobbiamo provarci. E che questo sia il primo ed ultimo Palio “volgare”.

Michele Pinassi

Nato a Siena nel 1978, dopo aver conseguito il diploma in "Elettronica e Telecomunicazioni" e la laurea in "Storia, Tradizione e Innovazione", attualmente è Responsabile del Sistema telefonico di Ateneo presso l'Università degli Studi di Siena ed esperto di sicurezza informatica nello staff del DPO. Utilizza quasi esclusivamente software libero.

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