Auto, kebab e Pollicini: la Siena che non può funzionare

“Nel mondo contemporaneo l’unico posto dove si realizza la perfetta uguaglianza è nel traffico.”
Fragmentarius

Ogni mattina di giorno feriale, da almeno 11 anni, intorno alle 8 prendo il mio motociclo e mi dirigo verso l’ufficio, in Via Bandini, pieno centro di Siena. Il primo ingorgo lo trovo dopo circa 10 minuti, quando arrivo alla Colonna di San Marco: 4 flussi di traffico che si intersecano in una improbabile oblunga rotonda, dalla segnaletica confusa. E anche gli automobilisti (i senesi non sono, generalmente, grandi guidatori) hanno evidenti difficoltà, zigzagando da una corsia all’altra senza tregua e improvvisando cambi di direzione e precedenze.

Con lo scooter è facile dribblare questo ingorgo, con un minimo di attenzione e un po’ di manico, per poi entrare nell’unica strada di scorrimento veloce (limite 50 km/h) che è Strada di Pescaia. Qui svolto per Fontebranda, dove mi aspettano 2 km di strada stretta, con frequenti accessi laterali scarsamente visibili (c’è a destra un bel muro, a sinistra un bel greppo) e macchine che sbucano improvvisamente a minare la tua incolumità.

Arrivo all’arco di Fontebranda dove, evitando di schiantarmi contro il “Pollicino” che a malapena riesce a passarci e scivolando tra pedoni distratti, salgo verso gli stalli di sosta sotto Porta Salaria.

Qui, sempre che qualche automobilista non abbia occupato illecitamente gli stalli di sosta dedicati ai motocicli e ciclomotori, parcheggio e mi incammino a piedi -sono circa 500 mt- verso l’ufficio, tra i sacchi dell’immondizia abbandonati ad ogni angolo e furgoni per il trasporto merci che invadono Via di Città e Banchi di Sotto.

genere, il tempo medio di percorrenza per raggiungere l’ufficio, distante circa 10 km da casa, è di 15 minuti, passeggiata compresa. Le poche, pochissime volte, che mi sono trovato a dover fare il medesimo tragitto in autobus ho impiegato circa 40 minuti. In auto, ancora meno che con l’autobus, impiegavo più tempo a cercare parcheggio che a raggiungere la città.

il tragitto, passo davanti ad una edicola. Sulla civetta, l’ennesima lite in Pantaneto e le lamentele dei residenti, che reclamano il diritto al riposo e maggiore decoro per la loro strada. Sotto la lente di ingrandimento, i locali etnici e notturni che durante le ore notturne diventano punti di ritrovo per decine di giovani. Giovani che, tra un bicchiere di troppo, una chiacchiera e una risata, finiscono per infastidire gli abitanti degli appartamenti soprastanti e lasciare segni biologici del loro passaggio su portoni e angoli della strada. Una situazione insopportabile.

questi anni di frequentazione praticamente giornaliera del centro storico, ho avuto anche modo di toccare con mano la mutazione del tessuto commerciale, vedendo chiudere attività storiche per essere prontamente sostituite da franchising di ogni tipo, dal tessile al gastronomico.

Non solo kebab, che fino a pochi anni fa era solo “dall’egiziano” sotto le scalette ai “Bagni”, dove prima c’era la pizzeria O’ Pazzariello, o il primo ristorante cinese in Via della Galluzza: adesso l’etnico ha numeri paragonabili ai ristoranti toscani, talvolta sostituendosi proprio ad essi (come ad esempio per Osteria Numero Uno –in paradiso non c’è vino: bevetene qui-, in Pantaneto, sostituita dal cinese Piccantino). Niente di male, perché se i ristoranti etnici resistono vuole dire che nel mercato c’è richiesta anche di questo, tuttavia una riflessione sul perché i nostrani hanno perso appeal è dovuta: sono i costi ? La qualità dei cibi ? L’offerta ? Non saprei. Certo che qualche domanda sarebbe opportuno farsela. Perché una mutazione del tessuto commerciale, che non è solo ristoranti etnici ma anche la nascita dei minimarket pakistani e bengalesi, negozi di chincaglierie e abbigliamento cinese, franchising in ogni dove, si riflette anche sul tessuto sociale cittadino.

Forse l’imprenditoria senese, dopo decenni di isolamento e benessere conseguente alla ricchezza del primo soggetto occupazionale ed economico cittadino, la Banca MPS, non era pronta ad accogliere la sfida della globalizzazione, certamente arrivata in ritardo rispetto al resto d’Italia ma, comunque, arrivata.

Forse anche la classe politica cittadina non è stata, e non è, all’altezza della sfida. Accortasi in ritardo del profondo mutamento sociale ed economico, adesso si trova a cercare strumenti adeguati a ristabilire un giusto equilibrio non sempre possibile, chinando la testa davanti al drago cinese e relegando il proprio spirito innovativo in sporadiche iniziative del tipo CioccoSì (dove peraltro a Siena non mi risulta sia mai esistita una tradizione del cioccolato così forte da giustificarne l’investimento).

La classe politica ha inoltre ben altre colpe, come una pessima programmazione dello sviluppo cittadino, concentrando le attività commerciali in una periferia con vie di comunicazione inadeguate e non facilmente raggiungibili con i mezzi pubblici, favorendo pertanto l’uso del mezzo privato. Mezzo privato che, oltre a notevoli costi di acquisto e manutenzione, deve anche essere parcheggiato, con tutti i problemi, ed i costi, ormai ben noti.

Lo spopolamento commerciale del centro storico ha pertanto anche favorito l’abbandono da parte dei cittadini che, dovendo affrontare le difficoltà quotidiane, hanno scelto di farlo da zone più comode, come le periferie, dove si concentra la maggior parte dei 54.000 abitanti (e oltre 22.000 immobili) del Comune. Senza contare tutti coloro, e sono veramente tanti, che per motivi economici dovuti all’alto costo degli immobili nel Comune di Siena, hanno scelto di abitare nei comuni limitrofi, come Sovicille, Monteriggioni, Castelnuovo B.ga e Asciano, dove i costi erano inferiori e comunque, almeno nella maggior parte dei centri abitati, possono usufruire dei servizi necessari al quotidiano.

Questa migrazione di cittadini però ha comportato il congestionamento delle già insufficienti vie di comunicazione, che oltre a sostenere il traffico commerciale da anni deve sostenere anche un pesante pendolarismo non mitigato dal servizio pubblico, anch’esso insufficiente e inadeguato: il risultato solo lunge ed estenuanti file lungo le arterie principali, posti auto insufficienti e tempi di percorrenza biblici.

Contemporaneamente, i centri abitati della periferia sono stati pesantemente urbanizzati e trasformati, ad iniziare da San Miniato, in quartieri-dormitorio alla mercé di teppisti e microcriminalità.

In una situazione ideale, il mercato avrebbe dovuto prontamente reagire con la diminuzione dei costi al mq per gli immobili nel centro storico di Siena (qui l’andamento prezzi nel Comune di Siena). Se non fosse che Siena sta vivendo, in questi anni, un incremento del turismo e tanti proprietari hanno trovato più conveniente affittare ai turisti (avete cercato “Siena” su un portale come Airbnb ?) o agli studenti universitari che mettere in vendita o affittare per lunghi periodi il proprio immobile: l’indebolimento del tessuto sociale, che ha portato microcriminalità e vandalismi anche nel centro città, dipende anche da questo.

Le prime a soffrire di questo mutamento sono state proprio le contrade, nate come società di mutuo soccorso per i rioni della nostra città ma che, conseguentemente allo spopolamento (le cifre dicono che nel centro storico abitano circa 10.000 abitanti su 54.000 per tutto il territorio comunale, turisti e studenti esclusi), hanno subito una trasformazione particolarmente evidente.

Se Atene piange, Sparta non ride: chi vive in centro si trova a dover combattere con una politica del traffico e dei parcheggi assolutamente inadeguata per una città Patrimonio UNESCO come Siena. Ad oggi, almeno quanto risulta dai dati, nel centro storico ci sono circa 1200 stalli di sosta disponibili per i residenti che ne fanno richiesta, pagando -a caro prezzo- il cosiddetto “bollino” senza avere certezza della disponibilità di parcheggio. Per contro, abbiamo una situazione in cui troviamo automobili parcheggiate tutto il giorno davanti a monumenti importanti, come il Duomo di Siena (in Piazza Jacopo della Quercia) e Provenzano, che certo non sono una bella cartolina. Anche in questo caso, è un problema politico: garantire la vivibilità del centro ma anche il suo decoro, ad iniziare dai monumenti principali. E certo, se mi permettete la battuta, la guerra alle due ruote (a motore) che l’Amministrazione ha intavolato non mi pare andare nella direzione giusta, proprio mentre le due ruote (a pedali) stanno causando non pochi problemi alla viabilità e ai pedoni a causa dell’anarchia sostanziale di cui i ciclisti si sentono investiti.Inoltre le politiche di decentralizzazione del “commercio popolare” (chiamiamolo così per distinguerlo dai negozietti di souvenir e prodotti tipici) hanno reso ancora più difficile la vita ai residenti, costretti a muoversi in auto per le necessità della famiglia. Non a caso Siena è una città con una alta percentuale di auto per abitante, ed il suo centro è preso quotidianamente d’assalto dai mezzi dei pendolari che, per contro, non hanno valide alternative per raggiungere il luogo di lavoro.

A questo punto si dovrebbe parlare dei servizi pubblici, inefficienti, inadeguati ed incapaci di supportare le esigenze della popolazione, costretta ad affidarsi al mezzo privato. Ad oggi, il mezzo pubblico è perlopiù appannaggio di chi non può usare un mezzo privato, come immigrati, studenti e anziani. E la nuova organizzazione su base regionale del servizio di TPU ha reso ancora più difficile modificare l’organizzazione (i percorsi, le tratte, i costi…) secondo le esigenze della città. Inoltre, aggiungiamo l’assenza di corsie riservate ai mezzi pubblici, che si trovano costretti ad affrontare i medesimi problemi di traffico della viabilità privata annullando, di fatto, qualsiasi convenienza nel loro uso.

Una ultima chiosa andrebbe posta sul tema dell’accessibilità, che non è solo tema per i portatori di handicap ma anche per le famiglie con bambini piccoli (passeggino) o anziani con difficoltà a deambulare, oltre che per i turisti. Ad iniziare dalle risalite, realizzate senza considerare le esigenze dei diversamente abili e senza ascensore (per le carrozzine o passeggini). O l’assenza di adeguata segnaletica che sappia indirizzare il visitatore alla scoperta della città: i pochi, e già obsoleti, pannelli NFC (Near Field Communication) che l’Amministrazione ha installato in alcune zone della città sono praticamente inutili, alla luce delle più moderne tecnologie di realtà aumentata e geolocalizzazione, come Google Streetview.

Alla fine, dopo tutta questa carrellata, cosa rimane ? Rimane una città bellissima, unica al mondo, con un territorio incredibilmente affascinante di cui io stesso, nato e cresciuto qui, sono profondamente innamorato. Un territorio forse non sufficientemente compreso ed apprezzato nella sua unicità ed intrinseca delicatezza, che non è palcoscenico muto per orde barbariche provenienti da tutto il mondo ma attore protagonista di una esperienza unica che solamente in pochi riescono veramente ad apprezzare.

La sfida del futuro, prossimo e remoto, è la capacità di vedere una Siena diversa dall’attuale, valorizzata, protetta, evoluta. Perché l’evoluzione non può essere cemento, frenesia e smog. Evoluzione è la capacità di ammirare, estasiati, uno scorcio davanti a cui siamo passati, distratti, per anni e anni senza mai apprezzarne la bellezza e l’unicità.

Lasciatemi almeno il diritto di sognarlo. E di provarci. Grazie.

Michele Pinassi

Nato a Siena nel 1978, dopo aver conseguito il diploma in "Elettronica e Telecomunicazioni" e la laurea in "Storia, Tradizione e Innovazione", attualmente è Responsabile del Sistema telefonico di Ateneo presso l'Università degli Studi di Siena ed esperto di sicurezza informatica nello staff del DPO. Utilizza quasi esclusivamente software libero.

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