35° giorno – Diamo i numeri (giusti)!

“La grandezza dell’uomo consiste nella sua capacità di fare e nella corretta applicazione
dei suo poteri nelle cose che devono essere fatte.”
Frederick Douglass

C’era una volta l’Arbre Magique. Ve lo ricordate, l’alberino colorato e profumato per le nostre auto, appeso allo specchietto retrovisore? Oggi nelle auto, attaccato allo specchietto, vedo tante mascherine. Forse sono proprio le mascherine il simbolo più evidente dell’emergenza CoVID-19 che stiamo vivendo, ormai da oltre un mese.

A proposito di emergenza, iniziano finalmente a comparire alcuni numeri e statistiche interessanti. Incuriosito da un articolo di Flavia Perina pubblicato su Linkiesta “Non è colpa degli italiani se il virus non va via”, ho elaborato i dati ufficiali pubblicati quotidianamente dal Ministero dell’Interno per il periodo dal 1 all’8 aprile 2020.

Su 2 milioni e 2.449 controlli, sono state emesse 73799 sanzioni per non aver rispettato le disposizioni, 550 denunce per false attestazioni e 165 denunce per inosservanza dei termini di quarantena per chi è risultato positivo al CoVID-19.

Controlli e sanzioni nel periodo 1-8 aprile 2020, elaborazione dati del Ministero dell’Interno

Solo il 3,68% dei controllati sono stati sanzionati. Non mi sembrano cifre preoccupanti né in grado di evidenziare una attitudine diffusa nel contravvenire alle regole.

Come mai gli organi di informazione e gli amministratori di ogni livello e grado si ostinano però a ripetere che siamo indisciplinati, che non rispettiamo le regole etc etc etc, con tanto di “allegre automobiline del terrore” che percorrono i nostri centri abitati gridando “state in casa! dovete stare in casa!”?

Perché, inoltre, nei tanti articoli giornalistici si evidenzia, con morbosità ed enfasi, questi 9-10-11.000 sanzionati al giorno senza però citare le percentuali, che offrirebbero all’ascoltatore un giusto e corretto termine di paragone?

Io un sospetto ce l’ho. A dirla tutta, ce l’ho da diverso tempo, più o meno da quando è iniziata questa storia. Credo che questa sia la narrazione politicamente più comoda da dare a questa emergenza: la responsabilità morale deve cadere sui cittadini indsciplinati e insofferenti alle regole, non sulle istituzioni incapaci di gestire un problema di cui avevano notizia da almeno due mesi.

Già da qualche giorno sono iniziate ad arrivare sui media anche voci critiche sulla gestione di questa emergenza. In particolare per la Lombardia, dove il numero di vittime ha raggiunto numeri tristemente drammatici. Ci si chiede se sia stato fatto tutto il possibile per contenere il dilagare dell’epidemia o se, invece, almeno nella prima fase sono state fatte sottovalutazioni e conseguenti ritardi di azione, che hanno contribuito alla diffusione incontrollata del virus in tutto il Paese. Le cui conseguenze sono, purtroppo, sotto gli occhi di tutti.

Molti i dubbi, tante le perplessità. Come quelle che riporta Tomaso Montanari in un suo condivisibile editoriale dal titolo “Coronavirus. Ci stiamo giocando la democrazia“. Una democrazia che dovrebbe basarsi innanzi tutto culla correttezza e completezza dei dati forniti. Che sia il singolo cittadino a farsi una opinione e non, invece, doversi ingurgitare quella abilmente preconfezionata dai media e dal Governo.

Ieri sera un amico mi ha segnalato la puntata di Report che parla della vita a Wuhan in questi giorni. L’ho visto e sono rimasto inorridito, perplesso e spaventato. Il Governo controlla qualsiasi spostamento attraverso l’obbligo, per ogni cittadino, di scattare foto ai QRcode presenti praticamente ovunque, dai negozi alle stazioni dell’autobus e della metro. Lo scatto permette di abilitare i varchi di accesso (luce verde: puoi passare) e, nel caso fosse rilevata positiva una persona dentro un vagone della metro, tutti coloro che erano nel vagone con lei vengono immediatamente interdetti agli spostamenti e segnalati come potenziali contagiati.

Ma se non hai uno smartphone? Semplice, non ti muovi. Alla faccia delle categorie deboli. Dove vadano a finire, quanto vengano conservati e che uso ne venga fatto non è stato detto. Ma se in una situazione di emergenza si tende ad accettare, più per paura che altro, qualunque soluzione anche la più invasiva e lesiva delle nostre libertà, finito tutto cosa accadrà?

Sembra la trama di un film o una puntata di Black Mirror. La realtà, in questo caso, supera la fantasia.

Se nella popolosa metropoli di Wuhan i cittadini sono quasi tutti abituati alla tecnologia, nel nostro Paese la Rete e le tecnologie digitali stanno mostrando tutte le ataviche debolezze di una situazione infrastrutturale pessima e culturalmente molto arretrata. Migliaia di studenti, figli delle classi sociali più deboli, sono stati letteralmente tagliati fuori da qualsiasi relazione con la scuola, a causa della mancanza di strumenti digitali adeguati e/o di connessione a Internet disponibile. Un altro buon numero ha difficoltà a seguire le lezioni per problemi dovuti alla mancanza di connessione ADSL o 4G. La rivoluzione digitale si ferma dove sono mancati gli investimenti nelle infrastrutture.

C’è poi chi, invece, della Rete ne fa un uso criminale.

Il collettivo hackivista LulzSecITA annuncia azioni contro il revenge porn che dilaga su Internet, in particolare su alcuni canali Telegram. Attraverso il loro profilo Twitter fanno sapere dell’avvio dell’#OpRevengeGram:

Nei giorni passati hanno pubblicato alcuni screenshot di queste chat, dove circolano anche immagini di minorenni. Sicuramente una iniziativa da seguire attentamente, poiché il revenge porn è probabilmente una delle pratiche più odiose fatte in Rete.

Nel frattempo, i criminali –quelli veri– stanno mettendo a ferro e DDoS alcune piattaforme di e-learning italiane, che sono state costrette a interrompere le loro attività. La prima a chiudere temporaneamente i battenti è Axios Italia, sviluppatrice di sistemi per la didattica online e registri elettronici che, attraverso un popup sul loro sito web, annuncia che “purtroppo da questa notte la nostra struttura è continuamente vessata da attacchi informatici (tipo DDoS) da parte di hacker”. Quale che siano gli obiettivi di simili azioni non è dato saperlo, almeno per il momento.

Torniamo agli eroi nostrali, come il 52enne senese multato perché andato a farsi un bel bagno termale rilassante ai Bagni San Filippo, nel comune di Castiglione d’Orcia. Un bagno che gli è costato piuttosto caro.

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