Ammetto che, quando mesi fa venne fuori la decisione dell’Unione Europea di porre un freno all’arrivo di milioni di pacchi contenenti merci a basso costo dalla Cina, attraverso portali come AliExpress, Temu e via dicendo, non avevo pensato alle potenziali conseguenze che questa decisione avrebbe avuto nei confronti di una comunità di cui, nel mio piccolo, sento di far parte: quella dei maker.
I maker sono tutti coloro che, con fantasia e inventiva, costruiscono dispositivi elettronici innovatiivi, come robot, strumenti e via dicendo. Sperimentare, sbagliare, provare di nuovo fino ad ottenere qualcosa di utile o, banalmente, di bello o divertente. Così sono nate molte delle cose che oggi usiamo e di cui non possiamo fare a meno, tra cui non posso non citare il personal computer: Apple, Altair… assemblati nei garage da “smanettoni” che probabilmente non immaginavano di rivoluzionare il mondo negli anni a venire.
Ogni nuova invenzione, però, è resa possibile solo se dietro ci sono le tecnologie per costruirla: i personal computer sono stati inventati perché erano disponibili i transistor, i chip, le CPU, le RAM… e Steve Wozniak e Steve Jobs potevano usarli per i loro prototipi!
Ma cosa c’entrano i dazi UE sui prodotti cinesi a basso costo con l’innovazione?
Se non siete maker forse non lo sapete ma su questi portali era possibile acquistare moduli e componenti elettronici a basso costo. Per pochi euro potevi acquistare una board compatibile Arduino, contro le decine di euro necessarie per quella originale, oppure resistenze, condensatori, transistor e via dicendo per pochi euro, permettendo anche a coloro che non possono investire nel loro hobby grandi cifre di sperimentare nel campo dell’elettronica.
Prima dei dazi, ad esempio, potevamo acquistare una scheda WeMos D1 a circa 2,50€ che, se combinata con altri componenti per arrivare alla cifra totale di 10€, godeva di spedizione gratuita. Con 10€, quindi, potevi acquistare –pazienzando quei 20 giorni necessari– una discreta quantità di componenti elettronici con cui imparare a programmare e a costruire dispositivi IoT. Competenze di cui, stando anche ai dati del mondo del lavoro, sarebbero molto utili.
Dal 1 luglio 2026, con l’introduzione dei dazi, per un analogo acquisto serve circa il doppio. Già, non quei 3€ una tantum a pacco del valore inferiore a 150€ ma, essendo su categoria merceologica, le schede hanno il loro dazio di 3€, i transistor un altro dazio, i led un altro dazio ancora. Il risultato è questo, su una simulazione di acquisto di neanche 8€ di materiale:

E’ chiaro che le conseguenze di questi rincari veritiginosi, ben oltre il doppio (in questo caso arriviamo a oltre il triplo!), saranno anche quello di colpire duramente la comunità dei maker europei. Gli italiani, in questo caso, saranno colpiti ancora più duramente poiché, complice gli stipendi medi del Paese tra i più bassi d’Europa, i rincari su questi beni avranno un peso ancora maggiore sulla comunità.
Sorprende non poco, quindi, che da una parte l’Unione Europea voglia stimolare l’innovazione tecnologica mentre dall’altro boicotta la comunità che rende questa innovazione tecnologia possibile. Innovazione che, da Luglio, sarà possibile solamente nei centri con budget adeguati a poter sopportare i dazi o i costi maggiorati della componentistica venduta dai reseller europei.
La speranza è che sia trovata una escamotage per far tornare questa componentistica elettronica a costare il prezzo che vale, permettendoci finalmente di tornare a sperimentare senza doversi dissanguare economicamente.