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Proteggere un centralino VoIP con IPTables

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Francesco mi scrive:

Salve Dott. Pinassi
ho letto con attenzione il suo Blog per la parte di configurazione dell’Iptables.
Ho un problema con un cliente: ho installato e configurato un sistema Voip basato su asterisk (Centos) e per far connettere alcuni operatori dall’esterno al centralino hanno dovuto aprire un indirizzo pubblico. Ovviamente l’hanno bucato con conseguente consumo di chiamate !
 
Utilizzando iptables pensavo di bloccare i mac sconosciuti ma non ho capito se si può fare una regola cosi per connessioni esterne.
 
Ha qualche suggerimento?
 
Grazie
Francesco

Caro Francesco, aprire con un IP pubblico un centralino VoIP è sempre rischioso, come ben sanno coloro che hanno ricevuto fatture esorbitanti.

Come suggeriscono molti articoli tecnici (ad es. FreePBX Backdoor Passwords Pose Asterisk Security Threat), la prima cosa è utilizzare password sicure e cambiare sempre quelle di default. Oltre alle password, i centralini Asterisk devono essere sempre ben protetti anche a livello di rete. Alcuni buoni articoli per iniziare sono:

Come firewall l’ottimo IPTABLES che troviamo già presente nella maggioranza delle distribuzioni *nix è più che adeguato. Personalmente adoro usarlo con l’ausilio di Vuurmuur, che mi permette una configurazione più semplice dei servizi, delle zone, degli IP abilitati -o meno- a raggiungere la mia rete VoIP.

Pertanto, per rispondere alla tua domanda, è opportuno che il firewall sia configurato per lasciar passare solamente connessioni da e per gli IP degli operatori esterni, senza eccezioni, anche se questa pratica potrebbe non proteggerti da attacchi “IP spoofing“. Una soluzione sicura potrebbe essere l’uso di un tunnel (OpenVPN, IPSEC) anche se i tempi di latenza, sempre critici nelle trasmissioni RTP, potrebbero ridurre la qualità del traffico VoIP.

Eventualmente l’uso di strumenti di log analysis come fail2ban, anche se non specificatamente per Asterisk, può aiutare ad identificare e bloccare eventuali abusers.

Importante è anche attuare una serie di sistemi di controllo real-time e di reporting, magari giornaliera, sullo stato dei servizi e relativi consumi.

Spero di esserti stato di aiuto,

Michele

About Michele Pinassi

Nato a Siena nel 1978, dopo aver conseguito il diploma in "Elettronica e Telecomunicazioni" e la laurea in "Storia, Tradizione e Innovazione", attualmente è Responsabile del Sistema telefonico di Ateneo presso l'Università degli Studi di Siena. Utilizza quasi esclusivamente software libero. Dal 2006 si occupa di politica locale come attivista nel Movimento Siena 5 Stelle.

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Raspberry PI

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Probabilmente se non siete appassionati di tecnologia dal lato “elettronico“, non avrete sentito parlare del Raspberry PI.

Questa scheda elettronica è un mini-pc completo di tutto quello che può servire per realizzare un appliance multimediale:

  • Porta HDMI e Video Composito
  • Uscita audio
  • USB
  • Ethernet LAN (RJ45)
  • Slot SD Card

Ovviamente il SO è basato su Linux.

Il prezzo è il fattore più interessante: 25$ (21£ su RS Components). Per il momento ho inviato la mia richiesta di “interesse”…appena mi arriverà a casa vi farò sapere di più !

Potete comunque seguire l’andamento del progetto su Twitter: https://twitter.com/#!/raspberry_pi

 

About Michele Pinassi

Nato a Siena nel 1978, dopo aver conseguito il diploma in "Elettronica e Telecomunicazioni" e la laurea in "Storia, Tradizione e Innovazione", attualmente è Responsabile del Sistema telefonico di Ateneo presso l'Università degli Studi di Siena. Utilizza quasi esclusivamente software libero. Dal 2006 si occupa di politica locale come attivista nel Movimento Siena 5 Stelle.

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Il Prof. Davoli racconta il Software Libero

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Durante la giornata del GNUnisi Day, dedicata al software libero all’interno dell’Università di Siena*, tra gli ospiti avevamo invitato anche il prof. Renzo Davoli dell’Università di Bologna.

L’intervento del Prof. Davoli è stato assolutamente interessante, iniziato con una veloce spiegazione su cos’è il software e l’hardware, l’idiozia della proprietà intellettuale e dell’insignificante concetto di pirateria informatica.

Da stigmatizzare la parte dedicata ai pericoli del software proprietario per la privacy e sicurezza, cruciali nell’ambito delle pubbliche amministrazioni, e delle opportunità economiche e di crescita offerte dal software libero.

Concetti come l’opt-in, l’opt-out, il lock-in spiegati con semplicità e chiarezza, con assoluta onestà intellettuale.

Dopo l’intervento del Prof. Davoli diventa davvero difficile continuare a giustificare l’uso del software proprietario all’interno delle pubbliche amministrazioni.

Il video è disponibile a questo URL:

http://www.gnu.unisi.it/2010/12/09/renzo-davoli-racconta-il-software-libero/

* A Siena il Progetto GNUnisi, di cui sono onorato di far parte, ha come scopo la diffusione e l’adozione del software libero all’interno dell’Università degli Studi di Siena. Anche la Toscana, come Regione, inizia a muoversi con il progetto T-OSSLab di cui l’Università di Pisa, con la firma di un protocollo di intesa, ha preso subito parte.

Buona visione !

About Michele Pinassi

Nato a Siena nel 1978, dopo aver conseguito il diploma in "Elettronica e Telecomunicazioni" e la laurea in "Storia, Tradizione e Innovazione", attualmente è Responsabile del Sistema telefonico di Ateneo presso l'Università degli Studi di Siena. Utilizza quasi esclusivamente software libero. Dal 2006 si occupa di politica locale come attivista nel Movimento Siena 5 Stelle.

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GNUnisi Day + LinuxDay 2010 a Siena

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Oggi si è concluso, anche per quest’anno, il Linux Day. A Siena però abbiamo raddoppiato: venerdì GNUnisi Day, oggi LinuxDay 2010 !

Il primo GNUnisi Day, dedicato all’omonimo progetto (http://www.gnu.unisi.it) per la diffusione del Software Libero all’interno dell’Ateneo senese, ha visto protagonista indiscusso il Prof. Renzo Davoli (Università di Bologna) che, in maniera esemplare anche se un pò intransigente, ha esposto le ragioni -etiche, economiche e pratiche- del software libero negli enti pubblici.

L’intervento era preceduto dal saluto del Rettore, del Dir. Amministrativo e del Delegato all’Informatizzazione, prof. Marco Gori, e dalla presentazione di Paolo Sammicheli (http://paolo.sammiche.li), elemento di spicco dell’Ubuntu Italia, che ha introdotto gli astanti al tema dell’open source e di GNU/Linux.

La manifestazione si è conclusa con un interessante workshop dei progetti “open source” realizzati all’interno dell’ateneo ma anche di rilevanza internazionale, come Kde e GNOME.

La giornata, decisamente interessante, ha visto oltre 150 partecipanti, molti dei quali personale dell’ateneo.

Il LinuxDay, invece giunto alla sua 10° edizione, ha visto l’importante partecipazione degli studenti dell’ITIS Sarrocchi, intervenuti in massa ai talk tecnici e divulgativi della giornata nazionale dedicata al pinguino.

Il mio personale modesto contributo è stata la presentazione di SquidTL, il software di gestione e controllo di server proxy.

E’ stao un bellissimo evento, suggellato dalla cornice del Palazzo del Rettorato, di cui gran parte del merito è dei ragazzi del gruppo GNUnisi (di cui sono onorato di far parte), dello SLUG (di cui sono socio fondatore) e dell’associazione studentesca di Ingegneria LiberiBIT.

About Michele Pinassi

Nato a Siena nel 1978, dopo aver conseguito il diploma in "Elettronica e Telecomunicazioni" e la laurea in "Storia, Tradizione e Innovazione", attualmente è Responsabile del Sistema telefonico di Ateneo presso l'Università degli Studi di Siena. Utilizza quasi esclusivamente software libero. Dal 2006 si occupa di politica locale come attivista nel Movimento Siena 5 Stelle.

Social Networks: bloccare o permettere ? Meglio limitare !

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Da alcuni studi, sembra che l’uso di Facebook sul posto di lavoro diminuisca la produttività di almeno l’1,5% e che il costo dei social network (LinkedIn, Twitter, Facebook) sia una bella cifra:

Morse PLC, una società specializzata in servizi IT, ha condotto lo studio su 1.460 impiegati inglesi, scoprendo che il 57% di loro accede ai siti di social networking in ufficio per motivi personali. La società ha calcolato che la mancata produttività di questi dipendenti costa alle imprese del Regno Unito qualcosa come 2,25 miliardi di dollari all’anno.

Fonte: ComputerWorld

Da una parte ci sono i dipendenti, che reclamano il loro diritto ad informarsi, dall’altra i datori di lavoro che vorrebbero dipendenti concentrati più sul lavoro che sulle chiacchere. Penso che tutti e due abbiano ragione: se da un lato è giusto dedicarsi al lavoro, dall’altro è anche vero che una pausa caffè (magari su Facebook) non ha mai ucciso nessuno !

Come si può, però, limitare l’uso dei Social networks (ma anche il porno, ad esempio, o la lettura quotidiani on-line…) ad una pausa caffè che non si trasformi nell’intera mattinata ?

La risposta è un proxy con SquidTL:

SquidTL is a software created for administrators that want to limit usage of particular web sites. Because HTTP is a stateless protocol, it’s very difficulty to calculate the right amount of visits by an user, so SquidTL check the amount of connections originated by each proxy user.

SquidTL è un software opensource, sviluppato dal sottoscritto, che si preoccupa di limitare -o impedire- l’uso di specifici siti web. Consultando il workflow si capisce come il prodotto sia estremamente flessibile e potente:

Ogni regola creata (che può essere un limite od un blocco) viene assegnata ad uno o più gruppi di utenti. Ogni regola afferisce anche ad un periodo di tempo specifico (può essere 24/7 oppure solo ore di lavoro, solo in pausa pranzo, etc etc) permettendo una maggiore flessibilità nel definire i momenti di validità (su base settimanale) delle regole.

Gli utenti sono riconosciuti secondo IP o login (SquidTL non si occupa di autenticare l’utente ma si può configurare Squid perchè esegua l’autenticazione) e vengono assegnati a gruppi, per facilitarne la gestione.

Il tutto viene gestito attraverso una comoda e pratica interfaccia web sviluppata in PHP e la quasi totalità delle impostazioni viene applicata in tempo reale: tutto il sistema è fortemente basato su MySQL.

I requisiti di sistema necessari sono veramente esigui: è sufficente un PC di media potenza (Pentium III 800Mhz) con almeno 1GByte di spazio libero (tra DB MySQL, Log, liste…) e 256MByte di RAM, dove installare una distribuzione GNU/Linux (SquidTL è stato testato con successo su Slackware, Debian ed Ubuntu) con i seguenti pacchetti software: Apache HTTP Server, MySQL, PHP, Squid.

Sei un’azienda interessata ad una prova del prodotto ? Contattami senza impegno per maggiori informazioni !

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Nato a Siena nel 1978, dopo aver conseguito il diploma in "Elettronica e Telecomunicazioni" e la laurea in "Storia, Tradizione e Innovazione", attualmente è Responsabile del Sistema telefonico di Ateneo presso l'Università degli Studi di Siena. Utilizza quasi esclusivamente software libero. Dal 2006 si occupa di politica locale come attivista nel Movimento Siena 5 Stelle.

Primi passi con il Packet Filtering

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Scrivo questo breve articoletto tecnico perchè ho visto che il mondo dei Firewall è spesso invaso di leggende metropolitane che poco hanno a che fare con la realtà dei fatti. Premesso che cercherò di essere il più PRATICO possibile, è indispensabile mettersi di buona volontà a capire come funziona il protocollo IP, il TCP ed (almeno) l’UDP e l’ICMP.

Il sistema operativo GNU/Linux include, tra i vari pacchetti essenziali, il fantastico IPTABLES (nelle distro vecchie era IPCHAINS). Generalmente si trova in /sbin/iptables e, nel caso di dubbi, potete sempre contare su man iptables e su http://www.netfilter.org/.

Detto questo, due paroline sulle reti IP.

Come sapete, Internet è una rete che comunica attraverso il protocollo IP. Incapsulato ai frame IP troviamo il TCP (Transmission Control Protocol), l’UDP (User Datagram Protocol), l’ICMP (Internet Control Message Protocol) e l’IGMP (Internet Group Management Protocol) ed è su questi 4 protocolli che il nostro IPTABLES lavorerà.

Non scenderò nei particolari perchè sarebbe troppo lunga: dico solamente che il TCP è orientato alla connessione (affidabilità, controllo degli errori) mentre l’UDP no (io spedisco: se arriva bene, altrimenti pace). La gestione delle segnalazioni, ovviamente, è affidata al nostro stack TCP/IP ma noi, attraverso IPTABLES abbiamo modo di interagire e modificare alcuni comportamenti.

Andiamo subito alla pratica.

IPTABLES ha un funzionamento basato su liste (”catene”) le cui 3 fondamentali sono: INPUT, OUTPUT, FORWARD. C’è anche la catena nat che useremo per il Network Address Translation.

INPUT regola i pacchetti in ingresso, OUTPUT quelli in uscita, FORWARD quelli che devono essere rispediti. (http://www.netfilter.org/documentation/HOWTO/it/packet-filtering-HOWTO-6.html)

Vediamo ora, attraverso dei semplicissimi bash script, alcuni casi comuni.

Primi passi con il firewall

Iniziamo subito con esempio pratiche che potete copiare:

#!/bin/sh
IPTABLES=/sbin/iptables
# Abilito il forward dei pacchetti
echo 1 > /proc/sys/net/ipv4/ip_forward

# Svuoto tutte le liste delle code (-F = flush)
$IPTABLES -F
$IPTABLES -t nat -F
$IPTABLES -t mangle -F

# Definisco il comportamento di default delle code (DROP=nega ACCEPT=accetta)
$IPTABLES -P INPUT DROP
$IPTABLES -P OUTPUT ACCEPT
$IPTABLES -P FORWARD ACCEPT

Attenzione: bloccando tutti i pacchetti in ingresso, impedisco anche alle risposte dei miei pacchetti in uscita di arrivare: ecco perchè dobbiamo dire al firewall che deve accettare i pacchetti relativi alle connessioni stabilite e richieste da me:

$IPTABLES -A INPUT -m state --state ESTABLISHED, RELATED -j ACCEPT

Questa riga sopra introduce ad un altro argomento: lo stato delle sessioni. In questo caso abilito il modulo “state” e gli ordino di controllare i pacchetti in ingresso (-A INPUT). Nel caso si tratti di risposte (–state ESTABLISHED; RELATED) lecite, falle passare (-j ACCEPT)

Ok, già con queste poche righe abbiamo creato un semplice firewall che ci protegge da qualsiasi tentativo di ingresso al nosto sistema. Questo comporta anche il blocco dei “ping” (ICPM echo-request) che, se vogliamo, possiamo abilitare con la riga:

$IPTABLES -A INPUT -p icmp --icmp-type echo-request -j ACCEPT

Sulla coda di input (-A INPUT), per il protocollo ICMP (-p icmp) ed i pacchetto del tipo echo-request (–icmp-type echo-request), fai passare (-j ACCEPT).

Adesso immaginiamo di avere alcune cartelle condivise sulla nostra macchina. Il protocollo NetBIOS (SMB) lavora sulle porte TCP/UDP 137-138-139 (possiamo vedere tutte le porte dei well-known-services nel file /etc/services) ed è il protocollo che utilizza Windows per la condivisione. Ovviamente se non apriamo queste porte, nessuna macchina potrà mai accedere alle nostre cartelle condivise:

$IPTABLES -A INPUT -p tcp --dport 137 -j ACCEPT
$IPTABLES -A INPUT -p udp --dport 137 -j ACCEPT
$IPTABLES -A INPUT -p tcp --dport 138 -j ACCEPT
$IPTABLES -A INPUT -p udp --dport 138 -j ACCEPT
$IPTABLES -A INPUT -p tcp --dport 139 -j ACCEPT
$IPTABLES -A INPUT -p udp --dport 139 -j ACCEPT

Qualchuno già esperto dirrà che si poteva fare con meno righe: è vero, ma siccome questo è un  tutorial le cose si devono fare in maniera semplice. Praticamente, sempre nella catena di input (-A INPUT), per il protocollo TCP ed UDP (-p tcp e -p udp), nei pacchetti destinati alle porte (–dport 137,138,139) indicate, fai passare (-j ACCEPT).

Il sistema rapido era usare il modulo multiport:

$IPTABLES -A INPUT -p tcp -m multiport --dports 137,138,139 -j ACCEPT
$IPTABLES -A INPUT -p udp -m multiport --dports 137,138,139 -j ACCEPT

Lo stesso sistema si applica per tutti gli altri servizi che abbiamo la necessità di abilitare sulla nostra macchina. Adesso passiamo ad un argomento che sarà molto utile a tutti quelli che devono condividere una connessione ad Internet, ovvero il cosiddetto “NAT” (http://www.netfilter.org/documentation/HOWTO/it/NAT-HOWTO.html)

Esistono due tipi principali di NAT: il Source NAT (SNAT) ed il Destination NAT (DNAT) che si applicano ad ambiti totalmente diversi. Un misto tra questi due NAT è il Masquerading (MASQ)  che utilizzeremo per condividere la nostra connessione alla rete.

Per il nostro esempio immaginiamo che il nostro PC si connette alla rete attraverso un modem (interfaccia ppp0) e la nostra intranet casalinga è sulla scheda di rete. Dobbiamo dire al nostro firewall che tutte le connessioni provenienti da ethX e dirette ad internet devono essere veicolate attraverso l’interfaccia ppp0. Ma, ovviamente, l’interfaccia ppp0 ha un IP pubblico mentre i nostri PC casalinghi hanno IP privati (10.0.0.0/8 192.168.0.0/16 172.16.0.0/16). Ecco a cosa serve il Masquerading: tutte le connessioni originate da IP private vengono “mascherate” e veicolate al destinatario (remoto) con l’IP pubblico della connessione ad internet. Ovviamente, anche se può sembrare banale, il sistema deve anche preoccuparsi del discorso inverso: tutte le risposte in arrivo dal sistema remoto devono essere “smascherate” ed inviate al PC interno giusto.

Configuriamo allora il nostro firewall per il MASQ:

$IPTABLES -t nat -A POSTROUTING -o ppp0 -j MASQUERADE

Semplice, vero ? Questa riga agisce sulla tabella del NAT (-t nat), coda del POSTROUTING (-A POSTROUTING) su tutti i pacchetti in uscita dalla ppp0 (-o ppp0), mascherandoli (-j MASQUERADE). Ovviamente il nostro PC saprà che un certo pacchetto è diretto ad Internet e non alla intranet attraverso le tabelle di routing (comando route) e l’ARP.

ATTENZIONE: le regole del firewall vengono resettate ad ogni reboot. Se volete fare in modo che il firewall si configuri in automatico, scrivete le vostre regole (dopo averle testate !) su un file tipo rc.firewall e configurate gli script di inizializzazione del sistema. Vi dico questo perchè capita che, soprattutto lavorando su macchine remote, a causa di un errore si venga *letteralmente* tagliati fuori dal sistema: fate prima gli esperimenti SENZA salvare. Se funziona tutto e SOLO DOPO AVER VERIFICATO scrivete il vostro bel file da eseguire al boot !

A questo punto dirrei che di ciccia al fuoco ce n’è abbastanza per iniziare…buon divertimento !!!! Magari i più esperti storceranno il naso su alcune esemplificazioni di questo tutorial…beh, ragazzi, ogni contributo è ben accetto.

Strumenti indispensabili

Per poter giocare con il firewall è necessario avere degli strumenti di diagnosi e controllo. Vi segnalo i più comuni:

tcpdump (sniffer di rete)

nmap (scanner di rete molto potente e versatile…il migliore in assoluto !)

wireshark (un vero e proprio protocol analyzer con interfaccia grafica)

iptraf (monitor di rete con interfaccia NCurses)

Per finire, la documentazione completa, esauriente ed in italiano di IPTABLES la trovate quà: http://www.netfilter.org/documentation/

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Nato a Siena nel 1978, dopo aver conseguito il diploma in "Elettronica e Telecomunicazioni" e la laurea in "Storia, Tradizione e Innovazione", attualmente è Responsabile del Sistema telefonico di Ateneo presso l'Università degli Studi di Siena. Utilizza quasi esclusivamente software libero. Dal 2006 si occupa di politica locale come attivista nel Movimento Siena 5 Stelle.

Slackware 13: OpenOffice 3.1.1, Digikam, Inkscape, Tora e Google Gadgets !

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Sapete già che sono passato a Slack 13. Mi sono trovato, però a dover aggiungere i miei programmi preferiti e siccome ho avuto qualche difficoltà nel compilarli ed usarli, ecco qualche dritta per risparmiarvi il tempo che ho già sprecato io.

OpenOffice 3.1.1

La soluzione più facile, veloce e pratica è usare SlackBuild. Da una consolle seguite questi semplici passaggi:

wget -c http://slackbuilds.org/slackbuilds/13.0/office/openoffice.org.tar.gz
tar -xzf openoffice.org.tar.gz
cd openoffice.org
wget -c http://ooo.mirror.garr.it/mirrors/openoffice/localized/it/3.1.1/OOo_3.1.1_LinuxIntel_install_it.tar.gz
OOLANG=it OUTPUT=/tmp ./openoffice.org.SlackBuild
upgradepkg –install-new openoffice.org-3.1.1_it-i586-1_SBo.tgz

Digikam

Prima di tutto installiamo i kipi-plugins assicurandosi che l’installazione avvenga in /usr e non in /usr/local. Personalmente ho modificato il file CMakeCache.txt ed ho cercato “local”, trovando la linea che definisce il path di installazione. Stessa cosa per Digikam: se non installate il tutto in /usr il programma parte ma non riuscuirete a visualizzare nessuna immagine !

Inkscape

Questo splendido programma per la grafica vettotriale richiede alcune librerie del progetto gnome. Queste librerie richiedono dipendenze “strane” percui, per evitarmi decine di esperimenti sulle svariate combinazioni (che ho provato) ecco quello che dovete scaricate, configurare e compilare:

gsl-1.13

cairomm-1.4.0

pangomm-2.13.8

glibmm-2.18.2

gtkmm-2.14.5

inkscape-0.47pre4

Tora

Se dovete lavorare con i database (MySQL, Oracle, Postgres) Tora è una delle interfacce free più complete che esistono. Nasce come clone libero di Toad (della Quest) e la compilazione, anche se non richiede particolari accorgimenti, può essere problematica. Iniziamo scaricando il client InstantClient 10.2.0.4:

InstantClient 10.2.0.4 Base

InstantClient 10.2.0.4 SQL*Plus

InstantClient 10.2.0.4 ODBC

scompattiamo il tutto dentro /usr/lib/oracle/10.2.0.4. Adesso dobbiamo prendere QScintilla2:

QScintilla-gpl-2.4

e lo compiliamo seguendo le istruzioni:

cd Qt4
qmake qscintilla.pro
make
make install

Poi passiamo a Tora, scaricando i sorgenti dell’ultima stabile (2.1.1):

tora-2.1.1

e configuriamolo:

./configure –with-oracle-libraries=/usr/lib/oracle/10.2.0.4/ –with-oci-version=10.2.0.4.0 –with-qt-includes=/usr/lib/qt/include/ –with-qscintilla-libraries=/usr/lib/qt/lib/

prima di make dobbiamo scommentare una riga nel file src/otl/otlv4.h, altrimenti otterremo errori di compilazione:

// Uncomment the following line in order to include the OTL for
// Oracle 10g Release 2:
//#define OTL_ORA10G_R2  // Togliere il commento a QUESTA RIGA !

dopodichè procediamo alla classica compilazione con:

make
make install

Google Gadgets

Ebbene si, potete avere i fantastici Google Gadgets sul Vs desktop Plasma ! Iniziamo scaricando il pacchetto dei sorgenti:

google-gadgets-for-linux-0.11.1.tar.bz2

poi scompattate il pacchetto, configurate,compilate ed installate:

./configure –prefix=/usr –disable-werror –with-browser-plugins-dir=/usr/lib/xulrunner-addons/plugins
make
make install

Poi lanciate, premendo F2, il comando ggl-qt e….buon divertimento !!!

Nella speranza di esservi stato di aiuto, vi auguro buona fortuna !!!

P.S. NON inviatemi mail se avete bisogno di aiuto: non risponderò a messaggi privati ! Lasciate un commento su questo post, in modo che l’aiuto che potrò darvi sia di beneficio per tutta la comunità. Grazie.


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LinuxDay 2009

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Oggi sono al LinuxDay insieme agli amici dello SLUG. Come ogni anno, abbiamo anche noi organizzato il LinuxDay con talks tecnici ed altro. In particolare ho tenuto due interventi, uno su “VoIP con Asterisk” ed un’altro su “LAMP – Case study: Openitaly.net” (cliccate sui link per il PDF delle slide).

E’ stata una bella giornata, interessante e piacevole. Ecco il comunicato stampa che abbiamo inviato ai giornali locali:

Anche quest’anno il LinuxDay, la giornata nazionale dedicata al software libero, ha visto la partecipazione della nostra città, grazie all’impegno dello SLUG (Siena Linux User Group – http://siena.linux.it) e dell’associazione LiberiBIT (http://www.liberibit.it), con la gentile collaborazione della Facoltà di Ingegneria dell’Università di Siena. La manifestazione, fatta di talk tecnici, dimostrazioni, tavole rotonde e la disponibilità degli appassionati ad incontrare e spiegare il software libero e la sua filosofia, ha visto la partecipazione di molti curiosi ed appassionati, oltre agli studenti dell’ITIS Sarrocchi. Quest’anno, tra gli ospiti, anche due rappresentanti del gruppo GNUnisi (http://www.gnu.unisi.it), il gruppo di lavoro nato per la promozione e diffusione del software libero all’interno dell’Università di Siena, per una possibile collaborazione tra le due realtà. Software libero, non solo perchè free ma anche per la filosofia aperta e libera: libero di usare, di capire e di modificare, contribuendo a questa favolosa ed anarchica comunità mondiale di sviluppatori OpenSource. Lo SLUG desidera ringraziare tutti gli intervenuti e la gentile disponibilità della Facoltà di Ingegneria, rinnovando l’invito per il prossimo anno.

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Slackware 13

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Stamani ho deciso, dopo aver aggiornato il PC di casa, di aggiornare anche quello di lavoro alla Slackware 13.  Questa versione, su DVD, include il nuovo kernel 2.6.19.6 ed il nuovo, fantastico, Kde 4.2.4 con la localizzazione anche in italiano. Ok,  sò benissimo che praticamente tutte le distribuzioni già lo fanno da tempo, ma io adoro Slackware, conosco benissimo Slackware e mi trovo benissimo com Slackware.

L’installazione è chiara e veloce come sempre, senza tanti fronzoli grafici: si sceglie la lingua della tastiera, la partizione di swap, le partizioni del disco, i pacchetti da installare e via. Pochi minuti di installazione e siamo pronti.

Essenzialmente il sistema è sempre lo stesso, con i pacchetti aggiornati e poco più. Impressionante è il nuovo Kde 4…almeno dal punto di vista grafico e concettuale ! Siamo finalmente arrivati ad astrarre completamente il desktop, con widgets e plugins configurabili come più ci piace. Anche la freccia del mouse è personalizzabile, oltre a mille altri aspetti grafici.

Sono anche tornato ad usare KMail che, insieme a KOrganizer, mi permettono di sincronizzarmi con i calendari di Google e tenere traccia degli appuntamenti imminenti. In questi giorni proverò la stabilità del nuovo Kde ma son sicuro che gli sviluppatori han fatto un’ottimo lavoro ! Diciamocelo pure, Kde permette a GNU/Linux di avere molte buone chances anche sul mercato desktop senza problemi….

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patto_sw_libero

L’importanza del software libero

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patto_sw_liberoCome candidato, ho sottoscritto IL PATTO SUL SOFTWARE LIBERO promosso dall’Associazione Software Libero e l’ILS (Italian Linux Society). Con questo patto, sottoscritto e firmato,. mi impegno a promuovere – nel caso venga eletto – l’uso del software libero all’interno della pubblica amministrazione.

Sono da più di 10 anni utilizzatore di GNU/Linux, in particolare della distribuzione Slackware, e credo che sensibilizzare l’opinione pubblica all’uso di software aperti (codice sorgnete liberamente disponibile) e formati aperti (OpenDoc, XML…) sia fondamentale.

Eticamente parlando, le amministrazioni pubbliche dovrebbero fare il possibile per usare esclusivamente software liberi, evitando accuratamente qualsiasi formato proprietario. Oltre ad una importanza sul piano economico (con i software commerciali, le istituzioni si legano alle software-house e diventano facilmente ricattabili) vi è un discorso di trasparenza e sicurezza fondamentale. Ecco perchè tantissime istituzioni pubbliche (Bolzano, ad esempio) ma anche aziende (le ferrovie tedesche) hanno migrato tutto a software libero.

Ecco perchè sono fermamente convinto che le istituzioni pubbliche debbano essere le prime a dare il buon esempio. L’informatica ormai condiziona il nostro stile di vita e può diventare, se ben utilizzata, un fantastico strumento per semplificarci l’accesso agli atti, ai documenti, alle certificazioni di cui necessitiamo. Informatica ed Internet vogliono anche dire più trasparenza e più democrazia: l’importante è che tutto avvenga nel rispetto degli utenti. Ed ecco che entrano in gioco i formati aperti: non .doc ma .rtf !

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