Sociabilità e politica nell’era del Web 2.0

Nella mattina di Martedì 17 Aprile 2012 ho conseguito la laurea triennale nel CL Storing“Storia, Tradizione, Innovazione”– presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Siena.

La mia tesina ha per titolo “Sociabilità e politica nel Web 2.0” ed è un lavoro che ho scelto di fare perché desideravo approfondire le motivazioni storico-sociologiche che portano alla formazione dei cosiddetti “attori politici informali“, come il Movimento 5 Stelle o gli Indignados.

Anche se non sono un sociologo e ho solamente qualche elementare nozione in merito, il libro che più mi ha ispirato è stato “Here comes everybody: The Power of Organizing Without Organizations” di Clay Shirky. In questo bel testo ho appreso concetti come la “promessa plausibile”, lo “sciame”, il “pavimento di Coase” e i relativi “costi di transizione”, che mi hanno permesso di imparare un approccio diverso al fenomeno che ho vissuto -e sto ancora vivendo- del Movimento 5 Stelle.

Anche se non è un gran lavoro (avrei dovuto approfondire di più alcune tematiche…), credo che possa essere utile renderlo disponibile pubblicamente. Oltretutto questa è stata anche la promessa che ho fatto a tutti coloro che mi hanno aiutato, fornendomi informazioni e supporto morale e materiale.

Il testo completo della mia tesi, in formato PDF, è disponibile a questo link: Sociabilità e Politica nell’era del Web 2.0

Ho scelto di rilasciare il testo sotto licenza Creative Commons: i dettagli all’interno del documento.

INTRODUZIONE

 

Sin dall’antichità gli esseri umani si sono organizzati in comunità regolate da delicati equilibri sociali, fatti di rapporti tra gli individui e regole condivise che stabiliscono le basi su cui si fonda una comunità. Ancora oggi nelle piccole realtà rurali, dove le difficoltà di spostamento e le scarse risorse economiche creano comunità circoscritte, i legami tra gli appartenenti, spesso con vincoli di parentela, generano reti sociali a “maglia stretta”, distinte da forme di solidarietà e di interdipendenza tra gli individui forti e persistenti.

La situazione è totalmente differente in aree fortemente urbanizzate con importanti vie di comunicazione, dove i legami sociali sono caratterizzati da maggiore dinamismo e si creano reti sociali prevalentemente a “maglia larga”.

I primi studi sulle reti sociali risalgono agli anni ’40 del XX secolo. Nel suo studio sul paese norvegese di Bremnes, Barnes distingue in tre classi le forme di aggregazione sociali, o networks: di classe, personale, sociale.

Le relazioni sociali degli individui sono così identificabili in rapporti tra “pari” –network di classe-, parenti e amici –network personale– di appartenenza ad associazioni, comitati, partiti –network sociale-.

Sono proprio quest’ultimi ad attirare la nostra attenzione in questa tesi, con particolare riferimento alla trasposizione di queste relazioni dal contesto fisico al Web 2.0, e come esse possano influenzare la scena politica.

È infatti il network sociale che ci permette di capire il funzionamento dell’azione collettiva e di come questa possa rappresentare nuove ed interessanti forme di governo, coadiuvate dalle straordinarie potenzialità offerte dalla Rete delle reti.

Alla luce dei recenti stravolgimenti politici, soprattutto nei paesi nord-africani con la cosiddetta “primavera araba”, abbiamo visto come gli strumenti del Web 2.0, Twitter e Facebook in primis, abbiano rappresentato un importante catalizzatore del malcontento diffuso in una popolazione oppressa dalla monarchia e dal regime, offrendo comunicazione in tempo reale e diffusione delle informazioni e delle notizie da e per i cittadini (tweet, blog, citizen journalism).

Le prime esperienze di uso politico della Rete arrivano quasi per caso, durante le presidenziali 2004, quando il candidato democratico Howard Dean sperimenta la potenza dei meet-up −un servizio web offerto da Meetup.com, dove gli utenti discutono su temi di interesse comune e possono organizzare incontri nel mondo reale− per creare consenso politico attorno a se (anche se non è stato sufficiente per la sua vittoria). Ma probabilmente è stato nel 2008 che Internet ha rivelato al mondo intero il suo grande potenziale per la propaganda politica, durante l’ultima campagna elettorale negli USA per le presidenziali, che hanno visto Barack Obama entrare alla Casa Bianca.

Anche l’Italia, soprattutto negli ultimi anni, ha visto nascere grandi movimenti politici intorno a tematiche comuni, come la recente campagna del Comitato per l’Acqua Pubblica che si è conclusa con un referendum contraddistinto dalla forte partecipazione popolare.

Alla luce di quanto detto ci chiediamo come Internet possa essere un efficace strumento per attuare la partecipazione politica popolare: la Rete come luogo virtuale dove i cittadini si coalizzano, al di fuori delle lobby e degli interessi di classe, per perseguire scopi comuni. Sono i social network, nati con il Web 2.0, gli strumenti che hanno favorito la partecipazione e l’attivismo politico ? E quali sono i presupposti per cui possa essere possibile ? Analizzeremo in dettaglio il principale fenomeno politico italiano nato dalla Rete, il “Movimento 5 Stelle” di Beppe Grillo, per capire come Internet abbia modificato il modo stesso di fare politica.

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