Am i unique ? Come il browser rivela la nostra identità

“When you visit a website, online trackers and the site itself may be able to identify you – even if you’ve installed software to protect yourself. It’s possible to configure your browser to thwart tracking, but many people don’t know how.”

EFF Panopticlick

Non tutti prendono la privacy sul web così seriamente. Anche io, in tutta sincerità, certe volte neanche mi preoccupo di essere tracciato: del resto, se non c’è niente di illegale in ciò che faccio, perché dovrei preoccuparmene ? Beh, il discorso qui rischia di passare dal tecnico al filosofico, pertanto ognuno di voi rifletta se trova accettabile, o meno, essere tracciato durante la sua navigazione in Rete.

No, la “Finestra privata” del vostro Browser non vi protegge dall’essere tracciati. Semplicemente non registra sulla cronologia o in cache ciò che state guardando ma al provider del sito web arrivano comunque le caratteristiche del vostro browser e del Vs sistema operativo, che partecipano a sviluppare una impronta digitale univoca.

Esistono già portali, tra cui Panopticlick della EFFElectronic Frontier Foundation -, organizzazione no-profit che da anni si batte per la privacy in Rete, oppure Am I Unique?, che ci permettono di verificare il livello di anonimità con la quale ci affacciamo in Rete.

Questi due portali analizzano i dati che il nostro browser espone in Rete per creare una fingerprint univoca del nostro sistema, che sarà sempre la stessa in qualunque sito andiamo e che, attraverso i trackers, rendono possibile tracciare il nostro percorso e, quindi, analizzare il nostro comportamento.

E’ interessante vedere quali sono i dati esposti dal browser in Rete, a disposizione di ogni sito web che visitiamo: User agent, Accept, Content encoding, Content language, List of plugins, Platform, Cookies enabled, Do Not Track, Timezone, Screen resolution, Use of local storage, Use of session storage, Canvas, WebGL Vendor, WebGL Renderer, List of fonts, Screen resolution, Language, Platform, Use of AdBlock. I diversi risultati di queste variabili offrono alla Rete una impronta digitale univoca (o comunque più o meno differente) del nostro sistema.

Ci sono alcune soluzioni per evitare di essere così esposti, tra cui la forzatura di un User agent diverso (questo può provocare problemi di visualizzazione su alcuni siti web), la disattivazione di alcune caratteristiche (su Firefox->Impostazioni->Privacy e sicurezza) o l’uso di un sistema di proxy come Privoxy, che può essere usato anche come ad-blocker (personalmente uso uBlock origin, estensione di Firefox).

La lezione che si apprende è che siamo tremendamente esposti e la nostra privacy sempre più compromessa. Non importa se usiamo la Rete per studio o per lavoro, per svago o per gioco: senza dover necessariamente usare anonymizer come Tor, voglio poter avere la consapevolezza di quali sono i dati che ogni volta lascio in giro per il Web.

Michele Pinassi

Nato a Siena nel 1978, dopo aver conseguito il diploma in "Elettronica e Telecomunicazioni" e la laurea in "Storia, Tradizione e Innovazione", attualmente è Responsabile del Sistema telefonico di Ateneo presso l'Università degli Studi di Siena. Utilizza quasi esclusivamente software libero. Dal 2006 si occupa di politica locale e da giugno 2013 è Consigliere Comunale capogruppo Siena 5 Stelle.

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