Monti, la UE e gli interessi privati.

L’attuale capo del governo italiano, Mario Monti, oggi ha dichiarato (Fonte: Repubblica.it): “Sacrifici per tutti. Le richieste della Ue sono nell’interesse degli italiani, ma vogliamo determinare le decisioni, non subirle”.

Poprio oggi sono capitato su un articolo della sociologa Saskia Sassen, pubblicato nel 2005 su Il Manifesto (Fonte: Edduburg.it), che dice:

In primo luogo, in tutti i paesi la globalizzazione ha indebolito il sistema legislativo e, benché vi si presti poca attenzione, ha rafforzato il potere del ramo esecutivo. Non è una cosa di cui stare allegri. Per quanti limiti le democrazie liberali possano avere, il sistema legislativo è il luogo in cui si esercita il potere del popolo, in cui possiamo far sentire la nostra voce attraverso i nostri rappresentanti eletti.

È anche il ramo del governo in cui possiamo porre i politici di fronte alle loro responsabilità: chiedere ai legislatori e, cosa ancor più importante, al governo – presidente/primo ministro, ministri, agenzie e commissioni operanti all’interno dell’esecutivo – di rendere conto del loro operato. Il numero di commissioni e agenzie governative è aumentato considerevolmente nel corso del tempo: una parte sempre maggiore delle attività di governo è sotto il controllo dell’esecutivo e sottratta alla supervisione dei cittadini.

Nel contempo, il ramo legislativo è stato indebolito, al punto che in molti paesi oggigiorno è in uno stato di degrado, proprio perché il sempre minor potere di cui gode lo rende vulnerabile alle mire degli interessi privati. […] Credo che stiamo entrando in una nuova era: il punto è che l’apparato formale della politica – il governo, i partiti politici, le lobby ufficiali – sono sempre meno rappresentativi del corpus politico nel senso più generale del termine.[…] esiste oggi un sistema politico-economico strategico interamente nuovo, che in parte funziona attraverso i mercati elettronici, e in parte è integrato in una rete di circa quaranta città globali sparse per il mondo.

È un sistema che sfugge alla legge territoriale degli stati-nazione e, ciò che forse è ancora più importante, che riesce a far entrare elementi del proprio programma nelle leggi nazionali. Lo concepisco come la privatizzazione del potere di dettare legge, che era un tempo di dominio pubblico. Questa tendenza a inserire l’interesse privato nel sistema politico pubblico avviene attraverso le commissioni specializzate nella «regolamentazione», che operano a fianco del ramo esecutivo del governo; attraverso dipartimenti chiave del ramo esecutivo (come i ministeri delle finanze e le banche centrali); e attraverso le lobby private che influenzano i rappresentanti in parlamento (soprattutto negli Stati Uniti, molto meno in Europa).

È un processo insidioso, perché gli interessi privati vengono spacciati per politiche pubbliche e difesi come il modo migliore di governare il paese.

Come potete capire, l’attuale crisi economica può essere letta in molti modi. Come ho già avuto modo di scrivere nel mio blog, con la “scusa” della crisi siamo disposti ad accettare una temporanea “disattivazione” democratica (come quella attualmente in atto nel Governo ‘Monti’) pur di uscire da quella che ci viene paventata come la distruzione del nostro status quo.

Ma siamo sicuro che sia effettivamente così ?

L’esempio greco dovrebbe essere per tutti noi illuminante. Il paese è socialmente distrutto, impoverito e sotto costante ricatto della cosiddetta Troika e degli investitori privati. Praticamente un paese che non ha più una sovranità nazionale. La Grecia ha, di fatto, abdicato alla propria sovranità per continuare a far parte del circolino dell’Unione Europea e dell’Euro.

Ma cosa rappresenta per tutti noi l’Euro ? Paolo Barnard, nel suo pamplet “Il più grande crimine” (liberamente scaricabile), spiega piuttoso bene (coadiuvato anche da molte altre fonti più accreditate) che l’Euro non è una moneta sovrana e come tale rappresenta non solo un “debito” ma anche un legame indissolubile tra i paesi che compongono l’intera Unione Europea.

L’Unione Europea però, come possiamo purtroppo vedere, non è uniforme. Ci sono paesi “forti” come Francia e Germania ma anche economie deboli, come i cosiddetti PIIGS (Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia, Spagna). Ecco che l’Euro diventa così un modo per legare tra loro economie fortemente eterogenee che però, costrette a dover sottostare alle regole del circolino, si indebitano fortemente con gli stessi soci (!) in un circolo vizioso che terminerà solamente con la svendita del patrimonio nazionale  ad investori privati, come sta attualmente succedendo in Grecia (Fonte: Agoravox.it):

L’Unione Europea ha chiesto a Papademos di individuare due o tre imprese pubbliche da mettere sul mercato per rendere credibile l’obiettivo di incassare 50 miliardi di euro da cessioni pubbliche entro il 2015.

Un gruppo cipriota ha acquistato per 180 milioni l’isolotto di Dokos nel Golfo Argolico.
Una società inglese si è impossessata di diversi isolotti vicino a Santorini e Cefalonia, per costruire villaggi turistici di lusso. A Creta un’area di circa 800 ettari è stata resa edificabile ed acquistata da un gruppo israeliano.

C’è addirittura un sito dove poter fare una sorta di “island-shopping”: si chiama Private Islands, una sorta di boutique della compravendita di isolotti e atolli di assoluta esclusività.

Qui, se siete interessati potrete opzionare Little Amorgos Island, 494 acri di “eccezionale occasione per creare un resort, o una cittadina del lusso, nel pieno del Mar Egeo”, il tutto per la modica cifra di 6,1 milioni di euro. Come rapporto qualità/prezzo però, nulla batte Nafsika: 1,235 acri per 6,9 milioni di euro e la sicurezza di avere “la migliore isola privata greca presente sul mercato”.

L’affare è doppio perché, come ricorda proprio l’agenzia, un anno fa Nafsika costava 15 milioni di euro. Ma se non si hanno così tanti soldi, si può ripiegare su St. Athanasios, 2,5 acri di micro isola in vendita a 1,25 milioni di euro. Volete esagerare? Ecco che Private Islands vi presenta St. John’s, 750 acri di “magistrale esempio della bellezza del Peloponneso a soli 15 minuti da Atene”.

A questo punto è anche facile capire che fine farà la forza lavoro greca.

Non voglio con questo apparire come un complottista o credulone ma le evidenze di quello che potrebbe essere il prossimo futuro ci sono tutte.

Sono comunque aperto alla discussione: lasciate pure un commento !

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