Inizia ufficialmente, anche in Italia, l’Era dei deep fakes

“È meglio fallire nell’originalità che avere successo nell’imitazione.”
Herman Melville

Qualcuno se ne è accorto, guardando Striscia la Notizia la sera del 23 settembre 2019, che quel video satirico di Renzi ha ufficialmente aperto, anche in Italia, l’Era dei deep fakes.

La voce è la sua, il volto è il suo. Ma non è lui. La mimica facciale non è del tutto perfetta ma, almeno ad un osservatore distratto, potrebbe non essere immediatamente balzato agli occhi che il video “esclusivo” è, in realtà, un artefatto digitale. Un deep fake, una contraffazione talmente ben fatta da risultare difficile da capire.

I deep fake non sono una novità, soprattutto nel porno, forse uno dei primi settori in cui vi è stato un uso massiccio di questa tecnologia (per qualche motivo, c’è a chi piace immaginare i personaggi famosi senza vestiti indosso). Sulla TV commerciale, però, quello del programma satirico di Antonio Ricci sembra essere stata la prima trasmissione “ufficiale”.

Se credete che sia difficile realizzare un video deep fake, vi sbagliate: sul web sono già disponibili svariati portali e applicazioni per la realizzazione dei deep fake, come Deepfakes web, al modico costo di 2$ l’ora (la realizzazione dei deep fakes richiede un uso estensivo della GPU/CPU): basta caricare i video e le foto e gli algoritmi elaboreranno il tutto per realizzare un video quanto più possibile realistico.

Certo, è sicuramente divertente immaginarsi a parlare dallo stallo del Presidente degli Stati Uniti arringando la folla (virtuale anch’essa) sulla bontà della salsiccia di Cinta senese. E sull’onda di questa nuova “esigenza“, proprio qualche settimana fa era balzata agli onori della cronaca l’applicazione cinese Zao, che “permette di diventare, almeno virtualmente, famosi attori.

ZAO is a deepfake face swap app. It enables users to upload images and then its AI engine swaps their faces with those of celebrities in a wide selection of different video clips.

Zaoapp website

Erano tuttavia state sollevate preoccupazioni relativamente alla privacy degli utenti: caricare le proprie foto su una piattaforma privata non è sempre una buona idea.

Le ripercussioni di tale tecnologia, al di là del semplice entertainment, sono potenzialmente molto pesanti: se prima potevamo credere a un video, a una ripresa, oggi anche questa forma di testimonianza è falsificabile con un grado di precisione molto elevato.

Potete immaginare da soli le conseguenze, dallo squallido revenge porn realizzato a partire da alcune nostre innocenti foto all’uso di questa tecnologia per truffare ignari amici, parenti, colleghi e indurli a fare qualcosa come se fossimo noi a richiederla. Per finire con l’aumento del rumore e delle notizie fasulle (magari veicolate da volti autorevoli) che contribuiranno ad aumentare il caos e fomentare estremismi o complottismi.

Per finire, se magari qualcuno potrebbe anche essersi divertito al deep fake di “Renzi” trasmesso da Striscia la Notizia, le conseguenze dell’uso di questa tecnologia potrebbero non essere affatto divertenti (siete ancora tranquilli a mandare in giro selfie e altre foto con il vostro volto?).

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