Corona virus e fake news

“Il panico è altamente contagioso, specialmente in situazioni
dove nulla è noto e tutto è in divenire.”
Stephen King

Stasera all’outlet c’erano pochissimi clienti.E’ cosi ormai da sette giorni” mi confessa, sconsolato, un commesso. Preoccupazione più che condivisibile: se gli affari dovessero iniziare ad andare male, a farne le spese sarebbe anche il personale. Di diversi avviso la cassiera del supermercato, ancora sconvolta dal delirio di domenica e lunedì: ammetto che ho aspettato fino a giovedì per andare a fare le consuete compere per le esigenze casalinghe, poiché non avevo proprio voglia di assistere de visu alle conseguenze della stupidità di branco.

Cosa sia passato per la testa di molti miei concittadini, che nel weekend hanno preso letteralmente d’assalto i supermercati facendo incetta di cibo, acqua e Amuchina, rimane un mistero che solo i sociologi, antropologi e psicologi sapranno forse spiegare.

Parlandone con alcuni amici, ho ipotizzato che si fosse diffusa la paura che un contagio massiccio della popolazione avesse potuto rallentare, se non proprio interrompere, la fornitura di generi alimentari.Ma davvero credi che l’italiano medio faccia certi ragionamenti?” mi han risposto, con tono disilluso. “Lo spero” -ho risposto- “perché in tutta sincerità non vedo altra motivazione plausibile a un simile comportamento!“.

Riflettendoci, è bastato riprendere in mano le notizie circolate sulla stampa in quei giorni e in quelli immediatamente precedenti per capire che a gettare benzina sul fuoco sono stati proprio loro, gli organi d’informazione. Alcuni si sono limitati a una (inutile) sovraesposizione mediatica, altri hanno esordito con titoloni a 4 colonne e toni ben poco rassicuranti (eviterò di ripeterli ma immagino che abbiate già capito di chi sto parlando).

Capisco la crisi d’identità (e anche economica) dell’editoria e la necessità, quando se ne presenta l’occasione, di vendere qualche copia in più. Ma della la responsabilità sociale e del ruolo della Stampa nella società, almeno di quella con la “S” maiuscola, ne vogliamo parlare?

Poi c’è lei, la Rete, Internet, i social network.

Se i quotidiani, in qualche modo, possono beneficiare di una serie di “filtri”, sui social network le notizie, anche le più sconclusionate, viaggiano senza freni, alimentate dall’isteria collettiva e dai soliti bias cognitivi.

Ho letto di tutto, a iniziare dalla gola profonda che dichiarava essere tutto originato da una fuga da un laboratorio segreto in Wuhan (praticamente, la trama de L’Ombra dello Scorpione di Stephen King), proseguendo per improbabili complotti governativi necessari per ristabilire il primato economico degli USA, animali domestici considerati “untori” inconsapevoli del virus, percentuali sulla ratio contagi/decessi totalmente fuori da ogni logica, l’immancabile complotto dei poteri forti che tacciono sulla reale pericolosità etc etc etc…

Sicuramente i dati sono allarmanti e non intendo negarli. Ma perdonatemi se penso che il campionario del complottista sia al completo. Con effetti drammatici. Dal crollo della borsa, con i soliti roboanti titoloni su “miliardi di euro andati in fumo” (se proprio dovete bruciarli, mi lasciate un paio di mazzette?) al blocco del turismo, con gite, viaggi e prenotazioni negli alberghi annullati.

Scuole chiuse, negozi chiusi, concorsi bloccati, lezioni negli Atenei annullate, zone di quarantena isolate (anche se, come al solito in Italia, basta prendere il viottolo dei campi per arginare qualsiasi blocco). Se la finanza speculativa piange, quella reale, che tiene in piedi il Paese, certamente non ride.

Fake news, quindi, che il panico causato da un pezzo di RNA invisibile all’occhio nudo ,a capace di provocare sindromi respiratorie acute e svariati decessi, ha alimentato.

Il decalogo sulle azioni di prevenzione che ognuno di noi dovrebbe adottare per limitare al massimo la diffusione del virus è stato diffuso molto velocemente. Sono 10 regole basilari, che non vanno a incidere in modo particolare sul nostro quotidiano. Essenzialmente, lavarsi spesso le mani e non toccare le mucose di bocca, occhi e naso per evitare di contaminarsi.

Diamine, che problema c’è? Siamo uno dei pochi popoli che usano il bidet!” mi sembra di sentir già esclamare. Eppure i dati ci dicono che siamo anche quelli che meno si lavano le mani dopo essere andati in bagno (solo il 57% si lava con acqua e sapone)….

Ironia a parte, la questione è seria. Seria non tanto per i complottismi o gli inutili accaparramenti di Amuchina, mascherine, farina e pasta (a proposito, che vi hanno fatto di male le penne liscie?), quanto per i dati relativi alla virulenza del SARS-CoV-2, almeno secondo le fonti ufficiali e autorevoli su cui mi informo.

Ma perché dopo decine di campagne informative sulle fake news, continuiamo a cascarci?

Credo che, semplicemente, siamo vittime più o meno inconsapevoli di una continua manipolazione e distorsione della realtà, che rende spesso difficile distinguere il grano dal loglio e causa una sorta di diffidenza da ciò che non soddisfa la nostra percezione/esigenza della realtà. Insomma, ci fidiamo delle notizie che supponiamo essere veritiere, anche se non lo sono. Eppure, per una volta e per una questione che ha molto di tecnico, perché non ci sforziamo di dare ascolto a chi ha studiato anni invece di coloro che hanno preso la laurea su Internet?

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