The days after lockdown – La giostra riparte

“La vita è un pendolo i cui movimenti che oscillano tra l’anarchia e la
tirannia sono alimentati da illusioni perennemente rinnovate.”
Albert Einstein

C’è anche il ragazzo a chiedere l’elemosina fuori dalla Conad, a far cadere ogni dubbio che la situazione è velocemente destinata a tornare a quella che chiamavamo “normalità”.

Tre mesi praticamente sprecati, come un videoregistratore a cui è stato, banalmente, premuto il pulsate “play/pause“. I tanti buoni propositi, “non saremo più come prima” e bla bla bla sono destinati a scomparire velocemente, come lacrime nella pioggia (cit. Blade Runner). Davvero credevamo che 2 mesi di lockdown, a cui aggiungiamo un mese scarso di compensazione, avrebbero potuto cambiarci, magari in meglio?

Ma cosa ci saremo potuti mai aspettare? E, soprattutto, cosa avremmo mai potuto imparare? Costa troppa fatica dover pensare a un modo diverso di vivere, d’intendere la società. A pensarci bene, neanche è ben chiaro come ci siamo arrivati, a questa società. Quando è iniziato tutto? C’è stato un inizio? Oppure tutto è semplicemente scivolato, complice il periodo di pace più lungo della storia contemporanea, di soppiatto dentro le nostre vite? Qualcuno disse che i lussi tendono a diventare necessità. Prendiamo l’aperitivo, banalmente. Un lusso impensabile per i nostri nonni, con schiena a pezzi dopo una giornata nei campi. Un lusso forse del sabato sera, ogni tanto, per i nostri genitori, che assaggiavano i benefici del miracolo economico. Un lusso anche per noi, generazione X, che con le 30.000 lire che ci davano il sabato, dovevamo farci entrare pizza, discoteca e pure qualche gettone in sala giochi. Oggi l’aperitivo è una necessità per molti irrinunciabile. Tanto da essere stato, non appena i lacci del lockdown si sono allentati, subito preso di mira dagli irriducibili guardoni da social che gridavano allo scandalo alle immagini di Piazza del Campo o dei Navigli presi d’assalto dai giovani dell'”ape“.

Non ce l’ho con chi ama l’aperitivo, ovviamente. Se vi piace, fate bene a farlo. Personalmente è un rito che non amo particolarmente, sarà perché ormai faccio cena talmente presto che, al massimo, più che aperitivo per me è l’ora dell’ammazzacaffè.

Un esempio fra tanti. Come le tante, tantissime auto che sono tornate ad affollare le strade. Di cui, per chiarire, non ne sentivo affatto la mancanza. La benzina al minimo storico in tanti anni, ci metterà poco a tornare (e superare) il prezzo pre-covid.

Come le tante, tantissime persone in coda per entrare nei negozi. Capisco che dopo tre mesi e con l’estate in arrivo, le scarpe nuove siano necessarie. Ma davvero avete atteso per ore fuori dall’Ikea per entrarvi?

Questa è l’Era post-CoVID19. Delle mascherine, dei guanti, dei gel disinfettanti in ogni dove. Della distanza sociale, degli sguardi, delle bocche nascoste da pezze di stoffa colorate. Della rabbia e frustrazione sfogate barbaramente sui social (già dimenticata la caccia al runner, con tanto di droni ed elicotteri?). Ma anche delle saracinesche abbassate improvvisamente nei primi giorni marzo e che, purtroppo, non riapriranno più.

L’Era di una generazione totalmente dimenticata dalla Politica, quella dell’età scolare, abbandonata da mesi, in un tripudio di proclami e di buone intenzioni sfociate nel nulla cosmico. Di genitori alle prese con la chiusura delle scuole, la nuova organizzazione familiare. La risorsa “nonni” che torna, ancora una volta, a essere essenziale “pilastro sociale” della forza lavoro nazionale.

Forse, ci porteremo dietro la grande e improvvisa accelerazione tecnologica. Il lavoro “Agile” e telelavoro, le videoconferenze, il BYOD. Una maggiore consapevolezza del potere della tecnologia, ma anche dei suoi lati oscuri (l’aumento delle truffe, degli attacchi informatici, del phishing e delle campagne di ransomware…).

Guardo il divano, porto sicuro degli ultimi mesi di quarantena. Il notebook appoggiato al bracciolo, la mia finestra sul mondo esterno. Sposto lo sguardo. Le mascherine, appese all’attaccapanni, mi ricordano che non può essere uguale a prima. Almeno non ancora.

P.S. Da oggi è possibile installare l’app Immuni.

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