I nuovi ignoranti digitali

Prendo spunto, e segnalo, un interessante e condivisibile post di Marc Scott sul suo blog:  Kids Can’t Use Computers… And This Is Why It Should Worry You

Marc cita alcuni dei momenti più “imbarazzanti” che gli informatici devono sopportare, ovvero quando ti dicono cose come “Pronto ? PRONTO ?!??! Aiuto, Internet non va !!! Cosa devo fare ?” o il classico “Dai, tu che sei un genio, sistemami il piccì che ci metti 5 minuti (ovviamente gratis)…

Spesso accade che gran parte dei problemi degli utenti si risolvono premendo un pulsante, attivando uno switch, attaccando un cavo. Se non il classico “se attacchi la spina elettrica funziona meglio“…

Insomma, è raro che un dispositivo elettronico moderno possa avere problemi seri. Sono finiti da anni i tempi in cui, saldatore e trecciola di stagno alla mano, modificavamo i piedini sulle schede madri per fare l’overclocking delle CPU o per sostituire il transistor bruciato. Anche l’evoluzione stessa dei software ha ridotto al minimo la necessità di tecnici veramente competenti, proprio perché i prodotti sono talmente blindati che gran parte delle volte non rimane altro che chiamare la casa madre ed aprire un (costoso) ticket di assistenza.

Altra cosa è, ovviamente, il pianeta GNU/Linux: vero che le disto attuali, dalla Knoppix in poi, metti il CD (adesso neppure più quello: basta uno stick USB) ed hai, in una manciata di minuti, un sistema operativo e relativa GUI stabile, veloce e performante.

Non è questo saper usare un computer.

Vi è, a grandi linee, la stessa differenza tra saper guidare un’auto ed essere in grado di sostituire le fasce elastiche dei cilindri del motore, di cui solo i bravi meccanici sono capaci ! Purtroppo però l’informatica è ancora un mondo piuttosto recente e, soprattutto, intangibile. Mentre un cilindro, un motore, una valvola sono oggetti fisici concreti che trasmettono anche un valore economico, il software è qualcosa che fisicamente esiste solo come cariche elettriche di qualche manciata di ioni. Difficile far capire il valore, economico ma soprattutto concettuale, di un software. E lo stesso dicasi per quanto riguarda la qualità  del software !

Anche lo sviluppo dei cosiddetti smartphone e tablets non ha certo aiutato nella cultura informatica: oggi chiunque, anche nel più economico telefonino, può installare applicazioni gratuite e cercare su Google, scuriosare su Facebook e guardare video su YouTube. Questo però, per quanto uno vi dedichi tempo e passione, non è saper usare un computer.

Con i cosiddetti “market” (Google Play e simili…) anche la ricerca stessa del software è diventata una questione di pochi click: scelgo, accetto le clausole, installo. Non mi piace ? Clicco, disinstallo.

Ho imparato realmente cosa fosse il mondo dell’informatica sul mio Amiga 600. Gran parte dei miei coetanei ne possedeva uno simile ma ero l’unico di loro ad aver scoperto il magico mondo della programmazione: per acquistare il compilatore C della Lattice dovetti andare (in realtà mi feci portare, poiché avevo circa 12 anni…) a Firenze !

All’epoca dei floppy disk da 3 pollici da 720 KByte di memoria c’era comunque un minimo stimolo a cercare soluzioni creative, a trovare la soluzione migliore o più veloce per installare il programma o il gioco prestato dall’amico (mica c’era la Rete !): oggi il massimo dello sforzo sono due ditate sul touch screen…

Si parla tanto delle nuove generazioni come “nativi digitali”: credo che si tenda a fare confusione tra “familiarità” e “capacità”.

I ragazzi di oggi sono nati in un era digitale ed è normale avere tra le mani un potentissimo smartphone, il PC e la rete. E sanno anche come ab-usare di questi strumenti. Però manca quella curiosità, quello stimolo di scoperta e di conoscenza che c’era ai miei tempi, quando era tutto più difficile, lento, complicato. Quando anche solo riuscire a far lampeggiare un LED, con un semplice schema composto da 3 condensatori, 5 resistenze ed un transistor, era una conquista.

Proprio qualche settimana fa ebbi un veloce dialogo con un adolescente di 11 anni -tutto X-Box, Facebook, e PSP- che, vedendomi scrivere al PC, esordì con: “cavolo come scrivi veloce !” ed io “beh, sai, è il mio lavoro…“. Incuriosito, si avvicina: “che lavoro fai ?” “Guarda, sto programmando in PHP…” e lui, subito: “Installi un programma ?” – “No, sto scrivendo io il programma…” – Occhi sgranati, stupefatto: “Ma tu scrivi i programmi ?

All’epoca del Commodore 64 quasi tutti quelli che lo possedevano avevano scritto almeno qualche riga di BASIC…

Visto che sto facendo la figura del nostalgico, farcisco il post con un ricordo di gioventù. Erano gli anni ’90 (non ricordo esattamente l’anno, era il 1995 ?) e mi avevano appena comprato un *vero* PC: l’Olivetti M4 P75 con hard disk da 750 MByte, scheda grafica VESA e SoundBlaster 16, pagandolo svariati milioni di lire. Già stavano diffondendosi i Personal Computer ed iniziai a sentir parlare delle BBS (Bulletin Board System), alle quali ci si poteva connettere grazie ad un modem. Ricordo ancora quel mattoncino giallino e verde con la scritta “US Robotics” da 33,6KBps, che la notte “fischiava” mentre mi connettevo alle BBS di Siena…scoprendo il mondo dei forum !

I forum, ovviamente, non erano come li intendiamo ora: erano i tempi di FidoNET, dove tutto funzionava su programmi sviluppati per DOS (6.22) e per avere una risposta ci voleva almeno un paio di giorni…una specie di Usenet (e già sento qualcuno che dirà: “ehhhh ?!?!?“) ! Su FidoNET, appannaggio di veri esperti, e CyberNET (una rete alternativa, molto più anarchica e proprio da spaghetti hacker), ho imparato tantissime cose, non solo tecniche. Ricordo quegli anni sempre con un pizzico di nostalgia: erano i tempi del primo crackdown, degli hacker pericolosi e brutti che bucavano i computer del Governo. Ricordo mio padre che ogni tanto sbirciava dalla porta di camera mia, mentre ero chino sul PC, e si raccomandava di “non fare cazzate”. Le prime “bollette telefoniche” a 3 cifre, provocate da ore ed ore di connessione su BBS in interurbana, a scaricare software e documentazione, e le litigate, le spiegazioni, le promesse.

Ero troppo giovane per vivere a pieno l’euforia e le opportunità del momento ma posso dire, con soddisfazione, che io c’ero. E mi sentivo veramente un po’ hacker.

I want the people who will help shape our society in the future to understand the technology that will help shape our society in the future. If this is going to happen, then we need to reverse the trend that is seeing digital illiteracy exponentially increase. We need to act together, as parents, as teachers, as policy makers. Let’s build a generation of hackers. Who’s with me?

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