WiFi Italia, rassegnamoci al digital divide

“For enthusiasts, the Internet promises to provide new forms of horizontal and vertical communication that will facilitate and enrich engagement, deliberation and democracy in the public sphere.”

Digital Divide, Pippa Norris

Nato ieri il grande progetto di una rete Wireless nazionale (WiFi Italia) libera e gratuita per cittadini e turisti. Basterà scaricare l’app (per iPhone e Android)  che

permette a ciascun utente di accedere in maniera trasparente e immediata a tutta la federazione di reti WiFi°Italia°it e di usufruire sia della connettività che dei contenuti e dei servizi dell’ecosistema del Turismo che via via verranno messi a disposizione.

WiFi Italia è una iniziativa del Ministero dello Sviluppo Economico, in collaborazione con il MiBACT (Mistero dei Beni Culturali) e l’Agid (Agenzia per l’Italia Digitale), che vuole:

  • Federare tutte le reti pubbliche e private per avere un unico e semplice sistema di accesso al Wi-Fi a disposizione di cittadini e turisti;
  • Far crescere la rete di accessi Wi-Fi, in particolare nei luoghi del turismo e della cultura;
  • Sfruttare la rete di accessi per arricchire di dati l’ecosistema del turismo (analisi statistica dei dati, opportunamente anonimizzati, per studiare comportamenti e preferenze degli utenti e conseguentemente migliorare i servizi);

Sempre dal sito web dell’iniziativa,  la “App WiFi°Italia°it rappresenta l’elemento principale del progetto. Può essere installata sul proprio dispositivo e, una volta compiuta la registrazione, permette di gestire il collegamento e l’autenticazione sulla rete wifi sotto la cui copertura ci si trova in quel momento“.

Con buona pace degli investimenti per limitare il digital divide, male atavico del nostro Paese, che vede le zone più rurali precluse dall’avere un accesso dignitoso alla Rete, questo progetto sembra più finalizzato ad effettuare un esteso data mining sulle abitudini degli utenti (cittadini che vivono nelle zone coperte e dei turisti) in cambio della connessione gratuita.

Dalla mappa degli hotspot presenti, la copertura è attualmente abbastanza limitata. Sarà poi da capire anche la qualità della connessione e le prestazioni, poiché avere una rete wifi perennemente satura -e quindi inusabile- è praticamente inutile. Anche perché è proprio questo uno dei mali nazionali: la fibra ottica nel nostro paese nel 2015 raggiungeva soltanto il 17% degli italiani, i fortunati che vivono nei 35 centri urbani (soprattutto al nord) e più o meno il 9% della superficie abitata.

Perché il vero problema è la velocità media della Rete nel nostro Paese, un imbarazzante 8Mbps, soprattutto se confrontata con il resto dell’Europa.

Se qualcuno si stesse chiedendo come mai la Romania ha una connessione alla Rete così veloce, troverà una plausibile risposta qui: Why does Romania has the most highest speed connection ?

Risulta pertanto di difficile comprensione la necessità di dotare i centri urbani d’arte di connettività libera e gratuita, soprattutto quando già moltissime strutture ricettive offrono la connessione WiFi inclusa nel servizio. E, soprattutto, dopo che l’Unione Europea ha azzerato le esose tariffe in roaming anche per la connettività dati. Oltretutto sono evidenti le difficoltà di avere una rete wifi capillare, già evidenziate da tantissime esperienze pregresse (ricordate il progetto della FON con le sue Fonere ?): basterebbe, invece di sprecare soldi in ambiziosi progetti, convincere gli Enti Pubblici come comuni e Università (che spesso già hanno reti WiFi aperte ai cittadini e/o studenti) a federarsi (come già avviene, ad esempio, con la rete Eduroam tra Atenei europei).

C’è poi la questione dell’accessibilità a questa Rete che, a quanto pare, è possibile solo dall’apposita “app” sviluppata per Android e iPhone: non è forse un po’ troppo vincolante, rischiando di tagliare fuori tutti coloro che non hanno/non possono avere un dispositivo smartphone di ultima generazione ? Anche questo è digital divide: decidere, attraverso una politica dettata più dalla moda del momento, chi può accedere (gratuitamente) alla Rete e chi no.

Concludendo, siamo lontani dal superare lo scoglio del diritto di accesso alla Rete, ormai equiparabile al diritto di accesso alla cultura e all’informazione. Ma che, in un Paese culturalmente arretrato come l’Italia, spesso si ferma alla chat di Whatsapp, a Facebook, a Instagram.

Michele Pinassi

Blogger, appassionato di tecnologia, società e politica. Attualmente Responsabile del Sistema telefonico di Ateneo presso l'Università degli Studi di Siena ed esperto di sicurezza informatica nello staff del DPO. Utilizza quasi esclusivamente software libero.

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