La peggior pizza della mia vita…

Attenzione ! Questo articolo è stato scritto più di due anni fa. Ti prego quindi di considerare che le informazioni riportate potrebbero non essere aggiornate o non più valide.

Intitolo così, provocatoriamente, un post sulla brutta abitudine delle mie zone di considerare le sagre come occasioni di spennaggio del cliente, abbandonando completamente l’idea di una occasione di festa e convivio che l’idea di “sagra” mi ha sempre trasmesso.

Già alcune testate giornalistiche, in passato, avevano notato l’anomalia, come Italia a Tavola.

Comunque, per farla breve, passiamo ai fatti e lasciamo a dopo le considerazioni: ieri sera io e mia moglie siamo andati a Castellina Scalo, una piccola frazione a circa 12km da Siena nel comune di Monteriggioni, per partecipare alla gara “Stracastellinese in notturna“, organizzata dall’A.S.D. Castellina Scalo, in occasione della “Festa dello Sport“. Essendo una corsa notturna, con partenza alle 20:30, avevamo deciso di rimanere a cena presso gli stand gastronomici della festa, la “Sagra della Carne alla Brace e della Pizza“. Da sottolineare “della pizza” perché proprio due margherite saranno l’oggetto principale del post.

Insomma, partecipiamo alla gara e, dopo una bella doccia rinfrescante, ecco che la pancia inizia a brontolare e reclama cibo. Consultiamo il menù e tra pasta, bistecche e pizza decidiamo per due belle margherite, anche per evitare di appesantirsi vista l’ora ormai tarda.

Ci sediamo e aspettiamo l’arrivo del ragazzo per prendere le ordinazioni. Guardandoci intorno, comunque, non vedevamo nessuno mangiare la pizza e questo, se da un lato ci preoccupava, dall’altro ci confortava sui tempi tecnici richiesti per la cottura della stessa 🙂

Speranza vana e cucina (non il servizio) decisamente LENTA: 40 minuti circa per vedersi portare due pizze …pizze…oddio, già dall’aspetto lasciavano decisamente a desiderare ! Certo che anche se l’occhio vuole la sua parte è il palato ad aver diritto all’ultima parola così, dopo un’occhiata d’intesa tra me e la moglie che già voleva dire tutto, affamati dallo sforzo fisico, ci apprestiamo a cenare.

Ecco, di pizze ne ho mangiate davvero tante e in tutti i modi. La peggiore che ricordassi era quella del Pizza Hut messicano, a Merida. Lasciatemi pure dire che questa era peggiore, la peggiore in assoluto tra tutte le pizze che la mia bocca abbia mai fagocitato !

La pasta era insipida e non lievitata, tanto che il cornicione non esisteva. Il formaggio…cavolo, ma che gli costava usare mozzarella invece di uno schifo di…di…sottiletta ? Tanto era cattivo, e bruciato, che non saprei proprio definire che formaggio era ! Onestamente si salvava il pomodoro, anche se dal retrogusto un po’ acido.

Dopo la prima fetta Carmen dichiara la resa, arrabbiata e delusa. Io, affamato come non mai, scarto il formaggio (sarà stato formaggio ?) e mangio il resto: troppa fame !

La moglie scalpita per protestare: appena arrivano due signori dello staff a sparecchiare, ecco la domanda sarcastica tipicamente femminile: “scusi, ma queste pizze erano congelate ?” e il signore, ingenuamente: “no, le facciamo noi !”. A quel punto non resisto: “Cavoli, siete davvero bravi ! Ma come fate a farle cosi cattive ?”. Il sorriso vagamente compiaciuto del tipo si spegne subito e balbetta “beh…ve..ve la faccio rifare ?” al quale la moglie prontamente replica “No no, grazie. Va bene così !”, precludendo in via definitiva qualunque futura esperienza gastronomica presso sagra di Castellina Scalo.

A parte i toni scherzosi del testo, è la delusione l’aspetto peggiore della vicenda. E’ vero che in una sagra certo non ti aspetti il servizio da ristorante ma visto che il prezzo (4,50€ la margherita) non era proprio trascurabile, aspettarsi una pizza mangiabile -con tempi di attesa non biblici- era il minimo ! Possibile che nessuno dell’organizzazione avesse assaggiato una pizza ? Possibile che si offra ai clienti una roba del genere, nel più italico dei “ma tanto chi se ne frega” ?

L’organizzazione di una sagra, oltre che puntare sull’aspetto ludico, dovrebbe anche cercare di realizzare una offerta gastronomica di buon livello a prezzi popolari.

Quello che, concludendo, voglio augurarmi è che la nostra lamentela sia l’occasione per uno sforzo a migliorare la qualità: questa è l’unica ricchezza che in Italia ancora ci rimane e vederla disperdere così, stupidamente, per una “pizza“, è molto deludente.

Michele Pinassi

Blogger, appassionato di tecnologia, società e politica. Attualmente Responsabile del Sistema telefonico di Ateneo presso l'Università degli Studi di Siena ed esperto di sicurezza informatica nello staff del DPO. Utilizza quasi esclusivamente software libero.

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