Perché mi piace Instagram

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Ammetto che lo sto usando sicuramente da troppo poco tempo e devo, pertanto, finire di carpirne a pieno le potenzialità. Ma Instagram, dopo un primo approccio piuttosto moscio, mi ha decisamente convinto: la gestione degli hashtag, la qualità delle immagini (che, ricordo, sono quasi tutte scattate da smartphone) e degli effetti proposti, la pagina utente semplice ma efficace, il feed delle ultime foto caricate dagli utenti seguiti… tutti elementi che coniugano semplicità ed efficacia, il mix ideale per avere successo nel Web 3.0.

Il principio base non è molto diverso da quello di Twitter: ci sono gli utenti, puoi seguirli (“following“) o essere da loro seguito (“followers“). Le foto possono essere caricate solo dai client ufficiali (Android, iPhone) o da eventuali applicazioni di terze parti create partendo dalle API liberamente disponibili (http://instagram.com/developer/): questa probabilmente è la maggiore differenza da Pinterest, dove i nuovi “pin” possono essere caricati solamente da Web.

Dal client è poi possibile fare ricerche per hashtag (quelle parole che iniziano per ‘#’ e che dovrebbero rappresentare “parole chiave” dell’immagine) e scuriosare tra le foto caricate dagli altri utenti (“Esplora”) secondo “quello che ci piace” (basandosi sulle foto per le quali abbiamo cliccato il cuoricino, un algoritmo ci propone le foto che corrispondo ai nostri interessi, probabilmente basandosi sugli hashtag corrispondenti).

Per ogni foto/video si può mettere il “mi piace” (che è raffigurato da un cuoricino…scelta opinabile) e commentare.

L’aspetto che mi piace di più, e che odio negli altri social, è che non esistono “gruppi”, “community” o altro: tutto l’aspetto di categorizzazione avviene attraverso l’uso degli hashtag, che lasciano così direttamente all’utente l’onere di categorizzare correttamente la foto caricata.

Inoltre lo Staff di Instagram ha un blog (http://blog.instagram.com/) dove propone contest basati su hashtag/argomento e mette in risalto foto particolarmente meritevoli caricate dagli utenti.

Gran parte delle foto e dei video inviati su Instagram sono momenti di “vita vissuta”: autoscatti, i viaggi, gli amici ….e non si tratta di immagini particolarmente artistiche o costruite. E’ come voler creare un patchwork di scatti in continuo mutamento, un imageblog globale che rappresenta, in ogni istante, il mondo reale trasposto al virtuale, senza filtri.

Spesso sono proprio le immagini banali, o presunte tali, che ci mostrano il contesto sociale del nostro tempo: la stessa esistenza di Instagram ne è contemporaneamente fonte e testimonianza, ed è forse questo l’aspetto che più mi affascina di questo strumento.

Se volete seguirmi su Instagram o semplicemente sbirciare tra i miei scatti: http://instagram.com/michelepinassi

Michele Pinassi

Blogger, appassionato di tecnologia, società e politica. Attualmente Responsabile del Sistema telefonico di Ateneo presso l'Università degli Studi di Siena ed esperto di sicurezza informatica nello staff del DPO. Utilizza quasi esclusivamente software libero.

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