Mecenatismo 2.0

Una volta avevo una vita.

Ora ho un computer e una connessione wi-fi.

La Rete, oltre ad una grande invenzione che ha cambiato profondamente l’umanità intera, è stata anche una grande opportunità di business per molti.

Ha dato l’occasione a Larry Page e Sergey Brin, allora studenti dell’Università di Stanford, di diventare miliardari inventando un algoritmo di ricerca e renderlo pubblicamente disponibile come Google. Ha permesso a Mark Elliot Zuckerberg, studente di Harvard, di creare Facebook ed arricchirsi smisuratamente. Anche il meno noto Kim “dotcom” Schmitz, un hacker tedesco, è diventato multimilionario grazie alla creazione di portali come MegaUpload, che permettevano la condivisione di files (anche protetti da copyright: e da qui nascono i successivi problemi legali di Kimble) ad alta velocità.

Certo, non a tutti è andata così bene. Anzi, a centinaia di migliaia di giovani imprenditori della Rete è andata male, malissimo (sul sito autopsy.io un elenco di startup miseramente fallite): sono pochi quelli che ce la fanno, mescolando un misto di bravura, fortuna ed intraprendenza.

Non c’è una ricetta magica per avere successo nel Web: bisogna avere l’idea giusta al momento giusto nel posto giusto, con le risorse finanziare sufficienti a poterla sviluppare. Senza, ovviamente, avere la pretesa di avere successo immediato.

Inoltre, ed è un aspetto da considerare, sul Web è consuetudine credere che “tutto è gratis”: in realtà, niente lo è. O, meglio, tutto quello che abbiamo sul Web è frutto del lavoro e dell’impegno di qualcuno, del tempo necessario a sviluppare il software, scrivere l’articolo, scattare la fotografia, girare il film. Tutto ha un costo, solo che la moneta di scambio non è sempre il vile denaro: spesso, spessissimo, la risorsa economica siamo noi utenti. E c’è chi paga il fornitore del servizio (gratuito) per farci vedere pubblicità o per avere i nostri dati. Semplice, no ?

Questo meccanismo, però, se da un lato ha favorito lo sviluppo dei alcuni servizi come i social networks, dall’altro ha tagliato le gambe alle piccole realtà che si affacciavano sul Web, economicamente insostenibili perché schiacciate dai giganti oppure portate avanti con passione, impegno e dedizione (e costi) da coraggiosi pionieri della Rete. La famosa “Bolla delle dot-com” è un esempio reale della differenza tra realtà e percezione del mercato nel web.

Tuttavia, la Rete è composta perlopiù da servizi e portali che vivono nel “mondo di mezzo” tra lo straordinario successo e la debacle totale, riuscendo a sopportare i costi delle infrastrutture (hardware, connessione, software, marketing…) grazie alla pubblicità (sempre meno redditizia), alla vendita di servizi “speciali”, crowfounding e al “mecenatismo” (fundraising).

Senza voler approfondire gli altri  argomenti, in questo articolo vorrei parlare proprio delle forme di mecenatismo 2.0 (“se ti piace questo servizio, offrimi un caffè”) che si stanno rivelando sempre più una alternativa meritocratica alle tradizionali (e rischiose) forme di finanziamento per i progetti.

Inizio partendo da Patreon, un servizio che ho scoperto navigando sul portale BUTAC (“Bufale Un Tanto al Chilo”), che permette di sostenere economicamente attraverso micro-donazioni il lavoro degli autori del famoso sito acchiappabufale. Non che si parli di cifre strabilianti (secondo il grafico sono attualmente a quota 130$ mensili, con l’obiettivo di raggiungere i 250$) ma comunque sufficienti a garantire almeno il rientro delle spese e qualche piccolo benefit.

Il funzionamento è semplice: attraverso una piccola donazione si sostiene economicamente uno strumento che ci è servito o che riteniamo utile. E’ una forma di riconoscimento, del tutto volontaria, per il lavoro gratuito svolto in Rete da persone che mettono il loro tempo, le loro conoscenze e le loro capacità al servizio della collettività.

Nelle società questa forma di supporto è ampiamente diffusa, ad iniziare dalla questua domenicale in chiesa o all’obolo per il musicista di strada, mentre sulla Rete si tende sempre a pretendere una totale gratuità dei servizi offerti.

Certo, bisogna ammettere che l’atavica diffidenza italiana per le nuove tecnologie rende questa forma di sostegno difficile, soprattutto per la generale sfiducia nel pagamento elettronico. E’ sempre buona norma assicurarsi, prima di digitare il proprio numero di Carta di Credito, di verificare sia la presenza di una connessione cifrata protetta (SSL) che l’attendibilità del certificato (in genere, un lucchetto verde sulla barra degli indirizzi del browser). Per maggiore sicurezza, consiglio sempre l’uso di piattaforme ormai consolidate per i pagamenti, come PayPal: ovviamente attenti al phishing

…e buon fundraising !

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