Le PA devono adottare il software libero

Dovremmo parlare più spesso dei software che gestiscono i nostri dati. I dati relativi a chi siamo, dove viviamo, quante tasse paghiamo, il nostro stato di salute e la nostra storia clinica, i dati relativi al rendimento scolastico e ciò che possediamo…

Dati spesso gestiti, conservati e trattati da software opachi, di cui è impossibile capirne il funzionamento.

Software venduti a scatola chiusa, che prendono i nostri dati e li elaborano, conservandoli in formati chiusi per conquistare il cosiddetto “lock-in“.

Parlo dei dati della Pubblica Amministrazione, i NOSTRI dati. Dati che dovrebbero, per normativa, essere trattati preferibilmente con software open source e standard aperti (CAD – Codice dell’Amministrazione Digitale).

Normativa, spesso, disattesa.

Come le famose “comparative obbligatorie” tra le soluzioni software prima della loro acquisizione: spesso le PA adottano, per convenienza, comodità o ignoranza normativa e informatica, software proprietario, senza verificare se esiste software libero adeguato alle loro esigenze.

È una forma mentis che deve essere cambiata, perché stiamo parlando dei nostri dati. Un enorme patrimonio pubblico che deve essere tutelato e protetto, di cui deve esserne garantita la trasparenza e fruibilità anche sul lungo periodo.

Una battaglia che dobbiamo combattere, con Toscana a Sinistra e Tommaso Fattori candidato presidente per la Regione Toscana

(Visitato in totale 2 volte, oggi 1 visite)
Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.